Mariane

Maria Assunta in cielo

assunta-di-murillo "Beata colei che è la credente nell'adempimento delle parole del Signore"

Nella chiusura di questo mese di Maggio e nell'attesa della imminente festa di Pentecoste urge una considerazione del tutto particolare sulla figura di Maria Vergine, la madre di Gesù.

Già S. Agostino puntualizzò che la grandezza di Maria non è stata tanto quella di essere la Madre di Gesù ma piuttosto quella di aver creduto nella Parola di Dio.

Anzi il testo greco nel suo originale dovrebbe riportare in italiano la traduzione che da l'inizio a questa riflessione. Maria infatti non è straordinaria perché ha creduto ma piuttosto perché, nella sua ordinarietà, è stata la "credente" in Dio e nella Sua Parola, sempre!

Ciò che infatti mette in gioco chi sta alla sequela di Cristo non è tanto il suo credere di un momento, né la sua adesione formale alla fede ma piuttosto colui che vive del credere in Lui, costantemente, in mezzo alla variegata ricchezza della vita, fatta di giornate solari e di giornate oscure, di grazia e di infedeltà con il peccato. E' un atteggiamento che richiama non solo alla grazia che Dio dona ma anche alla risposta costante dell'uomo che alimenta il rapporto personale e comunitario con Cristo.

Il dogma dell'Immacolata concezione e dell'Assunzione al cielo in anima e corpo non sono una postilla verticistica che la Chiesa ha "incollato" sulla figura di Maria per capriccio, in tempi recenti ma, piuttosto, il riconoscere quello che da sempre la comunità dei credenti in Cristo, la Chiesa, ha riconosciuto, amato e sostenuto.

Un riconoscere l'opera della grazia nella madre di Gesù, dunque, ma anche un celebrare il suo essere "credente" nelle parole di Dio. Uno specchio per la comunità dei credenti, uno stimolo costante da tenere sempre nel cuore di coLei che meglio di tutti e più compiutamente non ha solo aderito alla fede ma ha sempre desiderato e voluto aderire.

Era inevitabile che a partire dalla riforma protestante ciò che non era dello stesso Lutero (devotissimo alla madre di Cristo) divenisse difficoltà per tutta la Chiesa riformata. L'aderire alla scrittura senza la tradizione che l'ha sostenuta per oltre un millennio e trovare tracce scritturistiche di Maria che aiutassero i fedeli a ridefinire il culto mariano era ed è una battaglia svolta male sia dal punto di vista teologico che scritturale, sia nella conceptio di Chiesa che, soprattutto, dal punto di vista semiologico ed epistemologico.

Rifiutare parte della tradizione fino al 1500, che è vita della Chiesa, quella stessa vita che, paradossalmente, ha alimentato la riforma per rifondare nelle sole scritture la fede del credente è opera di violenza inaudita ben più grande delle degenerazioni, pastorali o nei suoi pastori, che la Chiesa Cattolica ha compiuto non solo in quegli anni ma nei tempi a venire.

La scomunica come atto giuridico fatto ad una persona, ed in particolare quella di Lutero, decade con la morte del medesimo che sta davanti al Giudizio amoroso e misericordioso di Dio; come tutti noi d'altronde.

Non sono qui quindi per discutere il cammino ecumenico che ha i suoi tempi, le sue metodologie e le sue difficoltà. La teologia di Lutero affonda non solo su problematiche oggettive ma anche su questioni di prospettive personali di Lutero fondate sul suo rapporto personale con Dio, con la sua visione di Dio, con il conflitto personale della sua tormentata coscienza e anche, probabilmente, sull'incapacità di trovare in quei tempi chi potesse amare ed evangelizzare seriamente questo fratello nella fede. L'instaurarsi di dinamiche socio-politiche, di infantilismi da entrambi le parti e di non privilegiare l'amore unico per Cristo Gesù unico mediatore e sommo sacerdote ha portato alle degenerazioni e alle cristallizzazioni che tutti conosciamo.

Piuttosto sono radicalmente convinto che l'essere riuniti attorno a Maria, "la credente" nell'attesa dello Spirito Santo non può che essere la base per un vero cammino ecumenico anche se ci si accosta a Maria da prospettive diverse. E non solo.

Il problema della corredenzione e della mediazione di Maria è un problema falso.

Non capire il ruolo di Maria nella storia della salvezza vuol dire bestemmiare l'incarnazione e non capire le profondità della scrittura. Vuol dire non conoscere il cuore di Cristo e del disegno del Padre nello Spirito.

Dio Padre, che con il Suo figlio "nato da donna" nato "nella pienezza del tempo" ha desiderato ardentemente la collaborazione dell'uomo alla Sua grazia e al Suo amore.

Facciamo un semplice esempio.

Se io ho fame ed ho bisogno di pane e lo chiedo ad un fratello (qualunque sia il pane di cui ho bisogno!) ed il fratello o la sorella me ne da, questi compie un bene.

Ora questo bene avviene innanzitutto per grazia di Dio ma anche per adesione libera al bene di un mio fratello. Dunque il fratello che mi sta aiutando è un cooperatore del bene. Dio non è geloso, anzi desidera tali cooperatori, che dimostrano con i fatti la loro fede e di adorare Dio in spirito e verità. Certo tutto il bene viene da Dio ma, storicamente, anche dalla libera adesione dell'uomo alla grazia. Il fratello operando il bene (paradossalmente cristiano o no) partecipa dell'azione creatrice e redentrice di Cristo... è dunque, non per ontologia ma per operatività, cooperatore della grazia.

Anzi è cooperatore "nella Grazia".

E se una sorella prega per me presso Dio non opera forse una forma di mediazione? Certo non è mediatrice in senso ontologico, solo Cristo lo è presso il Padre. Solo Lui infatti rivela e dona il Padre, ma lo è in senso partecipativo.

Se tu preghi Cristo per me non fai altro che partecipare attivamente alla mediazione di Cristo già compiuta ma che attende il dispiegarsi storico e la collaborazione dei credenti. E' la logica dell'incarnazione e, ripeto, non è solo un fatto teologico ma di coerenza con il linguaggio che Dio usa da sempre nei confronti dell'umanità. Il linguaggio che Dio ha rivelato nella scrittura e che viene dalla scrittura e dalla tradizione della vita dei credenti attorno a Gesù Cristo.

Se questo avviene per noi non possiamo non dirlo in maniera del tutto particolare per la "Credente", per Maria?

Maria infatti non è ascesa al cielo ma è stata assunta. Cioè non è Dio ma l'immagine compiuta di ciò che la Chiesa, in quanto sposa di Cristo è chiamata ad essere.

Cioè la "credente"; tutta polarizzata verso Dio attraverso il Figlio, tutta desiderosa del Padre nello Spirito Santo. Non solo con il proprio spirito ma anche con la propria fisicità storica. Con tutta la carne.

E' la primogenità dei risorti nel Primogenito Risorto.

Sembra un gioco di parole ma è invece una promessa, carica di speranza, ed una caparra nello Spirito per capire ciò che siamo e ciò che siamo chiamati ad essere.

Dove, ovviamente, sappiamo che "il cielo" non è realtà geografica ma, nell'esatto significato biblico, la realta meta-storica e meta temporale di Dio dove tutto è Amore ineffabile e anche dove tutta la realtà terrena è seguita, vista, accudita perfettamente e costantemente nell'incessante fluire indicibile del Volto del Padre.... e tantissimo altro ancora che la stessa eternità è poca cosa per coglierla nella Sua Bellezza.

Lei che ha camminato, vegliato, vigilato e sofferto con la Chiesa nascente.

Lei così discreta e così femminile.

Lei così forte e dolce.

Maria è ben di più di una madre è la "credente";

è l'icona che il Padre ci ha donato per venire incontro alla nostra debolezza simbolica e psicologica di cogliere il Suo lato femminile. Maria è la creatura che meglio ha vissuto l'intimità e la docilità allo Spirito Santo. Se così non fosse non avrebbe potuto concepire il Salvatore.

Maria è dunque sacerdote per partecipazione dicendo sempre "fate quello che Lui vi dirà!".

Maria diventa icona per noi credenti peccatori in cammino ma in modo specialissimo per ogni donna per capire e valorizzare il proprio femminile in Dio.

Ella che racchiude in sé in maniera unica ed irripetibile la consacrazione verginale e la consacrazione sponsale. Paradigma per tutti i vergini e per tutte le spose.

Non entro sulla questione dei "fratelli" di Gesù per screditare la verginità perpetua di Maria perché è valutazione talmente sciocca e a-scritturale che ci credono solo gli esegeti che non amano la scrittura. Già perché nel panorama dei credenti ogni tempo offre degli esemplari che potremmo chiamare i "credenti griffati" (a Roma si dice "gli splendidi") coloro che vogliono fare gli originali per aver scoperto la "verità sempre nascosta"..

... e l'umanità sempre bisognosa di taumaturgi dell'anima, che sembrano benevoli e non direttivi e poi si rivelano i veri tiranni, corre a seguirli bisognosa di autostima ed originalità. Ma è un modo come un altro per evadere le proprie difficoltà interne, in particolari quelle verso la figura paterna. Chi corre verso costoro oppure e affascinata da questi non ha mai fatto né una vera esperienza di Cristo né una vera esperienza di Chiesa.

Maria è paradigma anche per questi, per chi desidera veramente riformare la Chiesa nel rispetto fecondo di ciò che Cristo ha istituito e legato ad un filo d'oro, nello Spirito Santo e nella poverta umana, da Pietro fino ai giorni nostri con il papa Giovanni Paolo.

La donna così destabilizzata nel suo femminile, dalla competitività professionale, dai nuovi stimoli di struttura familiare, dai conflitti con il padre e con la figura maschile trova, in Maria di Nazareth, un sicuro veicolo di maturazione psico affetivo e spirituale.

Maria infatti con il suo essere "la credente" è colei che ordina l'inconscio impazzito, le energie fluttuanti, le contraddizioni ed i dualismi, le isterie e le dissipazioni, per orientare la persona, ed in modo particolare la donna, verso una fecondità ed una capacità d'amore veramente divine e cristificate.

Maria non è l'icona per un perverso universo maschile che desidera venerare la donna e il femminile e quindi rendere la donna, maschilisticamente e apparentemente nobilmente, un oggetto.

No!

Maria è donna-credente per la donna perché sia donna ed è donna-credente per l'uomo perché sia uomo.

Lei che ha cresciuto il bimbo Gesù desidera ardentemente far crescere in noi il Suo Figlio.

E' il suo compito da sempre. Da quando, nella sperduta e sconosciuta Nazareth ha detto si! fino a quando lo ha detto sotto la croce di Lui prendendo in consegna Noi come Suo testamento. Non dico infatti noi come Chiesa... non solo, ben di più... noi come umanità sempre bisognosa di incontrare l'unico mediatore dell'Amore del Padre.

Per questi e tanti altri motivi non ci si meravigli che Maria sia stata assunta in Cielo in anima e corpo, con tutta la sua persona... piuttosto ci si chieda
come ha fatto a rimanere sulla terra tutto quel tempo!


Il commento al Vangelo della Solennità dell'Assunta

Maria nelle altre Chiese; per qualche approfondimento: qui



Per altre riflessioni mariane:


Marialis Cultus
Storia del Rosario
Solennità dell'Assunta, omelia di papa Benedetto XVI