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teofania-4.jpg"Se dunque siete risorti con Cristo cercate le cose di Lassù non quelle della terra" (Col. 3,1)

Riflessioni della quaresima 2002

Il titolo della nostra riflessione sembra uno slogan nato per la vita religiosa specifica, quella dei monaci, dei consacrati e delle suore per capirci.

Come a dire "nel mondo ma non del mondo!"

In realtà è lo stimolo pastorale che l'apostolo Paolo forniva a tutti i credenti delle comunità da lui fondate. Dunque senza ombra di dubbio è affermazione pastorale indirizzata a tutti i battezzati e non a qualcuno in particolare.

Ed infatti pur essendo "Pietro" necessario al "confermare i fratelli nella fede", ad istruirli e a guidarli, la Chiesa è realtà ben più ampia di quella istituzionale; è anche laica, anzi cattolica, universale. Non dunque proprietà di qualcuno ma un dono di Cristo per ogni uomo. La Chiesa è missionaria, perché la Trinità, è in certo qual modo, missionaria.

Lo sa bene il santo padre che non fa altro, da molti anni ormai, che vivere una condizione di servizio totale, costante, eroico. E il mondo, anche non credente, persino ostile, lo sa e lo vede.

Anzi mai come in questi tempi il laicato sente lo stimolo non solo ad essere "salato" dalla grazia di Dio ma ad essere anche sale che da sapore al quotidiano, al complesso e variegato mondo che viviamo. L'uomo cerca sempre una risposta, anche quando ha smesso di cercarla nell'anestesia della fuga e proprio in questi giorni di tensione e di probabili conflitti bellici imminenti si cerca una risposta: cos'è la vita, cos'è la pace, cos'è solidarietà, qual è il senso.

 


 Dio, che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico figlio, è profondamente realista. Radicalmente realista... ma con una discrezione che è già miracolo.

Dio ha scelto la via della discrezione per manifestarsi. Così ha fatto con una sperduta fanciulla di una sperduta città del mondo, con Nazareth dove viveva Maria.

Così ha fatto con i più grandi prodigi di cui non ci sono testimoni immediati se non posteriormente e negli effetti.

Così con l'incarnazione, silenziosa onnipotenza nel seno di una vergine. Così con la Resurrezione.

Strano questo Dio che non sceglie la propaganda mettendosi sempre nell'ottica del proporre e non nell'ottica dell'imporre.

"I cieli narrano la gloria di Dio.." canta il salmista, ed è così del Suono increato che tutto sostiene con il Suo canto; da sempre e per sempre.

 

Per questo il cristiano non può essere sostanzialmente un pacifista nel senso corrente ma piuttosto un testimone della pace, un uomo di pace.

Il pacifista si illude di essere su un piano diverso dal dittatore o dal promotore di guerre se... non attende dall'alto. La natura stessa della politica è la stessa della guerra. La Pace non è equilibrio in bilico tra forze paritarie; la pace non è un accordo diplomatico che evita la distruzione.

Pace, infatti, non è assenza di guerra ma è shalom dono di Dio,

è conversione,

è nostalgia della nostra Casa.

Già... è la nostalgia della nostra vera casa che ci fa essere pellegrini e forestieri in questo mondo.

Grazie a questa nostalgia, paradossalmente, amiamo il mondo e cerchiamo di averne cura.

 

Attendere dall'alto significa essere attivi nel dare "una tenda" a Dio nel nostro cuore e nel nostro mondo concreto.

Attende colui che solo ha desiderio di essere salvato più che di salvare. Infatti dietro il pacifismo si può nascondere sempre l' homo faber che vuole cambiare il mondo esclusivamente con i suoi mezzi e non chiedendo in Alto e dall'Alto lo Shalom.

Se non c'è trascendenza non c'è politica ma una guerra mascherata da pace. Ovvio che la trascendenza non è solo del cristiano ma dell'uomo "di buona volontà" che cerca il bene della persona nel suo orientamento all'Assoluto. La propaganda, invece, punta sul numero ed è una povertà albertosordiana "del più semo più vordì che c'avemo ragione!".

Il pacifista, forse, depone temporaneamente la rmi della guerra. L'uomo di pace, il cristiano, invece non solo depone le armi della guerra ma soprattutto porta Cristo e il suo amore. Prega per i nemici, fa penitenza per i nemici. Soffre in silenzio per i nemici. E non reputa questo un dovere o un modo per sentirsi migliore. Fa ciò che è giusto e lo reputa un dono.

La quaresima, con la sua grazia, si pone come periodo propizio per ri-appropiarci di ciò che è fondamentale.

La conversione, l'elemosina, il digiuno.. sono mezzi per "tornare" a Dio. Ricordarci ciò che è essenziale, vero autentico. Questi quaranta giorni sono il seme della Pace. Sono giorni di lotta del dramma più importante e assorbente che la storia presenta:

la relazione fra l'uomo e Dio.

L'unica amorosa "guerra" che vale la pena di combattere.

 

"Non vi è mai capitato - dice Chesterton - di camminare lungo un sentiero nutrendo lo stato d'animo di poter incontrare Dio ad ogni curva della strada? Un uomo dev'essere sempre pronto a questa possibilità".

 

Infatti se smarriamo questa apertura e questa ricerca; se ci obnubiliamo nel presente non possiamo costruire la pace... ma solo dare un volto "nostro" alla guerra.

Perché?

Perché non abbiamo innanzi tutto affrontato nella giusta ottica e con i giusti mezzi la guerra che c'è in noi. Non siamo entrati nudi davanti a Dio nudo. Ci siamo sopravvestiti delle nostre paure, delle nostre angosce, delle nostre razionalizzazioni, dei nostri propositi e dei nostri fantasmi... Gandhi, tanto per citare un non cristiano, aveva ben capito questo; egli aveva ben compreso che la non violenza si fondava su un'apertura al trascendente... egli che aveva scelto la castità, pur sposato, per essere orientato verso Dio.

La quaresima è il tempo del deserto. Nel deserto tu sai cosa è fondamentale, non ti perdi dietro ai dettagli ma punti al cuore. Ed il tuo cuore viene saggiato per sapere chi è signore nella tua vita; chi veramente regna nel tuo cuore e nel quotidiano.

Il deserto ti pone in ascolto, necessariamente. Non c'è televisione, non c'è radio, non c'è il frastuono del lavoro... ci sei solo tu.. e Dio. 

Tu nudo con Cristo povero e nudo.

 

La stoltezza del "realista"
 Il "realista di questo mondo" non riesce ad essere in ascolto ma vive il pragmatismo della risoluzione come dittatore o come pacifista.

Il realista di questo mondo non riesce ad ascoltare, perché non vuole ascoltare e si distrae costantemente per paura, ignoranza...

ma soprattutto per il male oscuro di volere "persistere" nell'ignoranza.

"Il realista di questo mondo" non può desatellizzarsi dalle cose, dagli interessi e dai legami affettivi perché queste e questi non sono un dono ma una legittimazione alla sua fuga.

Quante situazioni di morte, quanti legami omicidi, quante catene isteriche, quante mormorazioni che attendono di essere spezzate.
 Quante prigioni, magari dorate, cariche di fetore sepolcrale e di tristezza. "Il realista di questo mondo" non ama il mondo e neppure gli affetti, e neanche se stesso... né gli è possibile, perché non cerca e non si pone nella verità.

Per questo quando è stato detto di Guardare alle cose di lassù, di essere nel mondo ma non del mondo si è fatto il proclama più straordinario di amore per le cose create e per la realtà immanente.

 

Ci sarà sempre chi alla luce di quanto detto dirà al cristiano di aprire gli occhi e di essere realista... ma solo per farsi garante della sua stoltezza e per continuare a fuggire.

Ci sarà sempre chi alla luce dei drammi del mondo dirà al cristiano che è un debole... senza pensare che ci vuole molta, moltissima forza e creatività ad essere deboli senza essere vittime...

ed è possibile solo stando ben piantati con i piedi sulla terra e guardando desiderosi, sempre, il cielo.