Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Spiritualità

bimbo2"Fermatevi e sappiate che Io sono Dio" (sl. 46,11)

Sul terzo comandamento  e sul significato del riposo cristiano facciamo sicuramente un po' di confusione.

"Ricordati di santificare le feste" annuncia il terzo comandamento, facendo eco non solo alle meraviglie che Dio compie per il suo popolo ma anche al tempo necessario per poterle contemplare. Lo sguardo della contemplazione è qualcosa di cui non siamo abituati sempre presi dal correre esistenziale e dalla frenesia della produttività e del consumo.

siamo abili nel renderci schiavi di bisogni auto-indotti e auto-costruiti più che subiti!

Lo sguardo, così necessario per conoscere un volto ed il Volto per eccellenza, necessita di tempo, di attenzione, di concentrazione e silenzio.
Se c'è un peccato dell'umanità è quello della dissipazione e dello stordimento. Una forma di obnubilamento costante dalla necessità profonda dello Sguardo e del fermarsi. Siamo in costante fuga.

Fermarsi, contemplare, vedere e veder-si i davanti all'amore di Dio comporta un fremito di paura e di smarrimento e così l'alienazione nel lavoro, frutto del calvinismo meritocratico della produttività, e, prima ancora, della vecchia ed antica ferita, prende il sopravvento.

I grandi "lavoratori", cioè i grandi fuggitivi, pongono la stima di sé stessi, nelle cose che fanno, nel proprio lavoro:

lavoro dunque sono!

Più che affermare "rafforza l'opera delle nostre mani" (Sl. 90,17 ) chiediamo a Dio di suggellare la nostra idolatria, come se dicessimo costantemente:

"Dio garantisci l'idolo che mi sono creato e che mi sono costruito per fuggire dalla tua presenza".

Un ossimoro logico, esistenziale, spirituale, un ladrocinio che fa di noi tanti piccoli discepoli dell'apostolo che veniva da Keriot.

Sicuramente, a tal riguardo, una delle conquiste più incivili dell'umanità è quella di legittimare come normale il lavoro domenicale; vedere, fare, comprare, frequentare i nuovi templi della commercialità, osannare la squadra del cuore nelle liturgie di massa sportive.
Ignoranza che genera ignoranza; vuoto che genera vuoto, un nulla coperto da valore.

L'uomo è religioso nell'essere e se Dio viene tolto dal suo sguardo, viene tolto anche l'uomo, viene tolto il suo guardar-si, viene tolto l'uomo all'uomo, viene tolto uno specchio indispensabile e il sostegno vitale, più dell'aria.

Ma non vi è solo lo "stordimento"pagano" ma anche quello spirituale!

Calvino (e non solo) ha colpito anche lì, la "produzione" delle cose del Regno inganna molti... in modo particolare gli addetti ai lavori; noi, che del Sacro facciamo commercio. Certo c'è una differenza qualitativa infinita tra frequentare in lungo e largo l'Ikea e quello di lavorare in Parrocchia... ma quante fughe dallo "sguardo" si fanno con la scusa dello spirituale e della carità?
Non c'è stordimento più sottile di quello che giustifica la nostra coscienza.

L'intervento sulla castità del s. Padre, ovviamente e naturalmente travisato dalla maggior parte dei mass-media e con commenti di giornalisti e forumisti in internet, che allarmano per ignoranza, non era altro che il riprendere, nella sfera preziosa e delicata dell'affettività, l'invito che Dio ci fa con il salmo e cioè il "Fermarci davanti a Lui", davanti a noi stessi, davanti al volto che la provvidenza ci mette innanzi. "Fermatevi e sappiate che Io sono Dio!".

Il testo latino ha "vacate et videte"... cioè prendetevi una vacanza dalle occupazioni ordinarie; fermatevi, ascoltatemi, ascoltatevi, ascoltate la mia Parola, siate ed assaporate il Vostro essere Chiesa!

La vacanza per il cristiano, giovane o adulto che sia, si fonda qui:

tempo per Dio, tempo per sé stessi, tempo per l'essenziale, tempo per la Chiesa, tempo per la meditazione, tempo per lo Spirito, tempo per la preghiera, tempo per il silenzio.

Lo sguardo degli innamorati rende il tempo un non-tempo; questa è l'essenza della vacanza.

Ecco perché il riposo cristiano è un atto estetico in quanto genera bellezza; rende più bello il mondo e la storia. Anzi paradossalmente è questo riposo che fa la storia, perché nel tempo ordinario del riposo settimanale e della vacanza annuale il "riposo" ricorda all'uomo chi è, gli dona un senso:

è il "riposo nello sguardo!"

E questo ricevere il "senso" informa, nutre tutte le attività dell'uomo e le sue scelte e fa in modo che tutta l'attività e le sue scelte siano segnate da quel tempo fermato nello "sguardo di Dio!".
Allora sì che il lavoro diventa un tempo di prolungamento di sguardo nello Sguardo. E si cammina e si opera e si serve e ci si spende nel Noi di Dio e nell'appartenenza alla Chiesa. Anche se si sta lavando un pavimento o visitando un ammalato o si paga una bolletta.

Gesù nel vangelo di Matteo (6,25ss) è molto chiaro:

"Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta."

Ma non c'è solo la fuga del credente, anzi... ma anche quella di colui che si dichiara ateo e che spesso onesto non è affatto.

Come Marx proiettava, in una elementare difesa psichica, la sua fuga dal pensare con onestà di cuore tacciando la religione come l'oppio dei popoli, allo stesso modo l'umanesimo ateo e anticlericale spesso proietta la sua incapacità di sostenere lo sguardo di Dio e di sé con la rabbia adolescenziale verso i cristiani, la chiesa, i preti ed il papa.
Creando il suo neo-linguaggio con parole chiave che diventano la nuova stele per essere "trend".

Per dare un'immagine dualistica, con tutti i limiti del linguaggio fatto di "bianco e nero", possiamo dividere l'umanità in due blocchi:

chi cerca e sostiene lo Sguardo e chi lo fugge, magari per tutta la vita. Peggio se lo fugge acclamato dagli altri.

E questo in realtà, avviene anche dentro di noi, durante la giornata. Perché è dal peccato che ciascuno fugge da Dio nascondendosi nelle sue misere foglie di nulla che coprono le nudità.
Con il volto corrucciato come quello di Caino, ombelico-riflesso.

Certo qualcuno obietterà che l'amore non va mai in vacanza, ed è vero... ma anche l'Amore ha bisogno del tempo e del silenzio per essere ascoltato, anzi l'Amore stesso, la polarizzazione di sé in Dio, necessita di Ascolto, dello Shemà.

Il nostro amore necessita di questo tempo per diventare amore nell'Amore, autentico, e fuggire la frode di nutrire la vanità del bene compiuto piuttosto della restituzione in lode del bene compiuto.
Per tale motivo sono particolarmente preziosi i periodi dell'Avvento e della Quaresima per insegnarci ad essere temperanti, vigili nello Spirito, casti. Perché anche la dissipazione nel servire è lussuria, sopraffina. Prima del burnout fisico si raggiunge quello tossico del tuo cuore che viene strozzato dal sé malato.

"Fermatevi un poco e riposate"
, dice il Signore, cioè ponete il vostro capo sull'unico cuscino adatto al "figlio dell'uomo" e a coloro che seguono i suoi passi, quello del "seno" del suo Dio.

Qui si fonda la castità del credente sulla capacità di riposarsi solo in Cristo, sommamente amato, desiderato, cercato e ri-cercato ancora, come l'acqua viva che solo disseta l'io e il "noi".

Paul


vd anche
https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/venite-in-disparte-voi-soli-in-un-luogo-deserto-e-riposatevi-un-po.html