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La 60a Assemblea Generale dei Vescovi italiani si è svolta ad Assisi - Santa Maria degli Angeli dal 9 al 12 novembre 2009, con la partecipazione di duecentodue membri e otto Vescovi emeriti. Tra gli invitati, docenti ed esperti in ragione dei diversi punti all'ordine del giorno. È stato molto apprezzato il clima di condivisione, favorito dal carattere residenziale dell'incontro, che si è manifestato - oltre che nei lavori e nei momenti conviviali - nella preghiera liturgica. Particolarmente toccante è stata la Celebrazione eucaristica, presieduta dal Cardinale Presidente, nel cinquantesimo anniversario della consacrazione dell'Italia al Cuore Immacolato di Maria.

I Vescovi hanno approvato la nuova edizione del Rito delle Esequie, libro che sarà pubblicato una volta ottenuta la prescritta autorizzazione (recognitio) della Sede Apostolica. È stata pure approvata la bozza della nota su Chiesa e Mezzogiorno, stabilendo che il documento sarà reso pubblico dopo l'ultima lettura rimessa al Consiglio Episcopale Permanente, che si riunirà nel mese di gennaio.

Durante i lavori si è proceduto all’elezione di un Vice Presidente della CEI per l’area centro, nella persona di S.E. Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve. Sono state presentate le iniziative indette a livello nazionale e diocesano in occasione dell’Anno Sacerdotale ed è stato illustrata l’indagine per la rilevazione delle opere sanitarie e sociali di ispirazione ecclesiale in Italia. Sono state fornite informazioni puntuali in merito a due eventi di rilevante importanza previsti nei prossimi mesi, cioè l’Ostensione della Sindone (Torino, 10 aprile – 23 maggio 2010) e il convegno Testimoni digitali (Roma, 22 – 24 aprile 2010). Unanime apprezzamento è stato espresso per gli spunti di approfondimento e di riflessione contenuti nelle due relazioni accademiche concernenti la questione antropologica, alla luce del nesso fra etica della vita ed etica sociale, e l’immagine della Chiesa in rapporto alla comunicazione mediatica. 

 

1.                  L'Africa, come ermeneutica della missione

 

"L'Africa rappresenta un ‘polmone spirituale' per un'umanità in crisi di fede e di speranza. La forza straordinaria della mentalità africana è di essere, con la sua prorompente spiritualità popolare, la sua istintiva fede nel Dio creatore, la sua sbalorditiva attitudine religiosa, una costante provocazione per tutti i sazi e i distratti del mondo cosiddetto sviluppato" (Prolusione, n. 2). È a partire da questa convinzione - emersa nitidamente nel corso della Seconda Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, conclusasi il 25 ottobre scorso - che i Vescovi italiani hanno individuato nell'apertura al mondo e nella dinamica missionaria la cifra dell'attuale stagione ecclesiale. La stessa ermeneutica della missione caratterizza l'identità del sacerdote che, oggi come ieri, è chiamato ad "abitare attivamente tutto il territorio della sua parrocchia" (Benedetto XVI, Lettera di indizione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009), facendo emergere il suo profilo di "uomo dello spirito", il cui compito è quello di "portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente" (Benedetto XVI, Messaggio all'Assemblea). Del prete è stata richiamata pure un'altra qualità: quella della misericordia, di cui, paradossalmente, proprio la cultura trasgressiva e intollerante oggi così diffusa sente drammaticamente nostalgia, nella consapevolezza che, percorrendo tale strada, sarà possibile manifestare amore a quanti non credono. Solo la misericordia, infatti, rende credibile e accettabile la verità. Più voci hanno sottolineato come, nonostante circoscritti casi di controtestimonianza, la presenza del sacerdote sia oggi richiesta con speciale attenzione, spesso anche dai cosiddetti lontani. I Vescovi hanno perciò ribadito gratitudine ammirata per il servizio discreto e nascosto di tanti preti nelle parrocchie e nei diversi ambiti pastorali, strada sicura per assicurare la prossimità della Chiesa in ogni realtà. Si è pure auspicato che all'interno delle diocesi prosegua l'impegno per accrescere il senso dell'appartenenza dei sacerdoti a un unico presbiterio, superando un approccio individualistico al ministero. L'Anno Sacerdotale in corso, evento che registra nel nostro Paese "non poche iniziative soprattutto di carattere spirituale e vocazionale", come ricorda il Santo Padre nel suo Messaggio, rappresenta una formidabile occasione e una preziosa risorsa. Esso, infatti, aiuta i sacerdoti stessi e le comunità ecclesiali a comprendere il senso della vocazione sacerdotale e il dono che ogni prete è per la gente e per il mondo.

 

 

2.                  La nuova edizione del Rito delle Esequie e il senso della morte e della vita

 

I Vescovi italiani hanno approvato il nuovo Rito delle Esequie. Si tratta della versione italiana del libro liturgico ufficiale, utilizzato nelle veglie di preghiera e nei funerali. Il testo, che sarà pubblicato dopo la prescritta approvazione (recognitio) della Santa Sede, aggiorna l'edizione del 1974 tenendo conto di alcuni adattamenti suggeriti da trentacinque anni di uso, "facendo tesoro dell'esperienza maturata dopo il Concilio Vaticano II, con uno sguardo attento al mutato contesto socio-culturale e alle esigenze della nuova evangelizzazione" (Benedetto XVI, Messaggio all'Assemblea). È noto che la sensibilità culturale prevalente tende oggi a censurare la morte. Il vivace dibattito assembleare, invece, ha ribadito l'esigenza di annunciare la "buona notizia" della morte e risurrezione di Gesù Cristo, come primo servizio da rendere a una sensibilità assopita e dissimulatrice, che coinvolge in particolare le giovani generazioni in un processo di rimozione collettiva. D'altra parte, è stato notato che "nascondere la morte e dimenticare l'anima non rende più allegra la vita, in genere la rende solo più superficiale. Contribuire, per parte nostra, a mimetizzare la morte, affinché il suo pensiero non turbi, significa favorire anche pastoralmente un approccio scandito per lo più dalla fretta e dal formalismo" (Prolusione, n. 5). Per questo occorre aiutare le persone a guardare in modo meno evasivo alla prospettiva della fine, considerandola parte integrante dell'esistenza, con l'intento di sollevare lo sguardo a quanto la speranza cristiana confida al cuore umano. La celebrazione delle esequie, momento largamente partecipato anche da chi non crede o non frequenta abitualmente la chiesa, rappresenta senza dubbio un'occasione privilegiata per questo annuncio di speranza. Di qui la cura che si richiede perché tale momento costituisca una proposta pastorale significativa e coinvolgente, che attesti la vicinanza affettiva della comunità cristiana e insieme l'annuncio di "una vita che va oltre la morte e sfocia nella vita eterna" (Prolusione, n. 5).

Nella nuova edizione del Rito delle Esequie sarà previsto un formulario specifico per quanti scelgono la cremazione. Come è noto, la Chiesa, pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, se non quando è voluta in disprezzo della fede, cioè quando si intende con questo gesto postulare il nulla a cui verrebbe ricondotto l'essere umano. La memoria dei defunti attraverso la preghiera liturgica e personale e la familiarità con il camposanto costituiranno la strada per contrastare, con un'appropriata catechesi, la prassi di disperdere le ceneri o di conservarle al di fuori del cimitero o di un luogo sacro. Ciò che sta a cuore ai Vescovi è che non si attenui nei fedeli l'attesa della risurrezione dei corpi, temendo invece che la dispersione delle ceneri affievolisca la memoria dei defunti, a cui siamo indelebilmente legati nella partecipazione al destino comune dell'umanità.

 

 

3.                  La nota su "Chiesa e Mezzogiorno"

 

È stata approvata a larghissima maggioranza la nota su "Chiesa e Mezzogiorno", preparata a vent'anni dal documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno, alla luce degli esiti del convegno Chiesa nel Sud, Chiese del Sud, svoltosi a Napoli nel febbraio scorso. Per recepire le osservazioni emerse durante il dibattito, si è stabilito che il testo definitivo sia licenziato dal Consiglio Episcopale Permanente nella prossima sessione di gennaio 2010. L'intento è quello di pubblicare un documento che sia espressione dell'intero Episcopato, così da ribadire la nota della reciprocità, per cui solo insieme si affrontano i problemi e le sfide del Paese. È noto che i tratti caratteristici del Sud, come la religiosità popolare, la vivacità educativa e la persistenza della tradizione associativa, sono beni a disposizione di tutti, a cui guardare con rinnovata fiducia. Non vanno sottovaluti peraltro i segnali di un degrado che non è solo sociale e economico. Da ciò nasce la necessità di un forte appello alla conversione, a cui si lega l'indicazione di preparare con attenzione la ricezione pastorale della nota, perché essa non resti un intervento isolato, ma si inserisca a pieno titolo nel percorso evangelizzante della Chiesa italiana e si faccia interprete della sfida educativa che la caratterizzerà nel prossimo decennio.

 

 

4.                  La questione antropologica e la comunicazione mediatica

 

Sono stati particolarmente apprezzati e largamente partecipati i due momenti di studio che hanno visto due laici in veste di relatori: il prof. Adriano Fabris e la prof.ssa Chiara Giaccardi.

Il primo, prendendo spunto dall'Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate, ha mostrato l'esigenza di un'antropologia unitaria che non separi artificialmente l'etica individuale dall'etica sociale. Il recente documento pontificio aiuta, in effetti, a ritrovare l'integralità di una proposta antropologica, che non separa ma coordina le due facce della cosiddetta questione antropologica. Nei loro interventi, i Vescovi hanno sottolineato che la relazionalità costituisce una dimensione carente nella cultura odierna, che si trova così amputata di una componente essenziale e rischia di perseguire la ricerca dei diritti senza preoccuparsi dei doveri correlati e di idolatrare una libertà che, priva della verità sull'uomo, si ritorce fatalmente contro la società nel suo insieme.

La prof.ssa Giaccardi ha illustrato l'attuale contesto mediatico, segnato dai caratteri del linguaggio digitale che ormai permeano la cultura in ogni sua espressione. Questo inedito contesto rappresenta una sfida e un'opportunità per l'annuncio cristiano: una sfida, perché la cultura dominante promuove forme di nichilismo pratico, in cui i media non sono canali neutri, ma contribuiscono a creare consenso nei confronti di una mentalità basata sull'intensità e sul pathos più che sull'adesione al bene comune e al logos. Questa però è, allo stesso tempo, pure un'opportunità, potendo la Chiesa far ricorso alla ricchezza del suo linguaggio, che è simbolico e paradossale. Ricorrendo al simbolo, essa riesce a uscire dalla gabbia dell'immanenza, che alla fine è asfissiante e ripetitiva; usando il paradosso, non separa parola e vita e da questa intrinseca unità trae la propria legittimità e autorevolezza.

 

 

5.                  Iniziative per i prossimi mesi

 

Durante i lavori dell'Assemblea, è stata presentato il piano di rilevazione delle opere sanitarie e sociali di ispirazione ecclesiale presenti in Italia. Tale indagine è volta non solo a conoscere il numero delle strutture e a quantificare lo speciale contributo che anche in questi delicati settori la Chiesa cattolica offre al Paese, ma anche a tenere desta l'attenzione delle comunità ecclesiali, perché continuino a interrogarsi sulla loro capacità di realizzare in modo convincente "una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri" (Benedetto XVI, Discorso al Convegno ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006).

Dando conto nel dettaglio delle numerose iniziative indette a livello diocesano e nazionale in occasione dell'Anno Sacerdotale, è stato ribadito l'impegno comune a convergere a Roma l'11 giugno prossimo, per l'incontro conclusivo con il Santo Padre.

È stato presentato il programma dell'Ostensione della Sindone, che si terrà a Torino dal 10 aprile al 23 maggio 2010, nella convinzione che questa "immagine unica" costituisca uno straordinario strumento di evangelizzazione, capace di parlare con efficacia agli uomini e alle donne del nostro tempo.

È stato infine illustrato il programma del convegno Testimoni digitali: volti e linguaggi nell'era ipermediale, previsto a Roma dal 22 al 24 aprile 2010, in continuità ideale con l'analogo evento del 2002. A otto anni di distanza e sulla soglia del decennio dedicato alla tematica educativa, si avverte infatti l'esigenza di aggiornare la lettura del fenomeno comunicativo, che nel frattempo si è evoluto e, grazie a internet, ha subito un'accelerazione, innovando profondamente anche i vecchi media, quali il cinema, la radio e la televisione.


© CEI

 

•6.                  Nomine

 

L'Assemblea Generale ha eletto Vice Presidente della CEI per l'area centro S.E. Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve.

 

La Presidenza della CEI, nella riunione del 9 novembre 2009, ha approvato il nuovo statuto del Centro Studi per la Scuola Cattolica e ha provveduto alle seguenti nomine:

- Assistenti Ecclesiastici dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Milano: don Daniel Balditarra, (Compagnia di San Paolo); don Giorgio Begni (Milano); don Ambrogio Pisoni (Milano);

- Assistente Ecclesiastico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Piacenza: don Mauro Bianchi (Piacenza - Bobbio).

 

Il Consiglio Episcopale Permanente, riunitosi l'11 novembre 2009, ha provveduto alle seguenti nomine:

- Direttore Generale della Fondazione Migrantes: Mons. Giancarlo Perego (Cremona);

- Rappresentante nel Consiglio di amministrazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI;

- Presidente del Consiglio nazionale dell'Associazione Pax Christi: S.E. Mons. Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia.

 

 

Roma, 17 novembre 2009