Finora, nei miei interventi sulla nuova traduzione della
CEI non ho fatto altro che lamentarmi. Questa volta, invece, non posso che
rallegrarmi. Mi riferisco alla seconda lettura della Messa di questa XXXII
domenica “per annum”: 2 Tessalonicesi 2:16—3:5.
Finora il versetto 3:1 suonava: «Per il resto,
fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia
glorificata come lo è anche tra voi». La nuova versione lascia tutto
immutato fuorché un verbo: anziché “si diffonda”, traduce letteralmente
“corra” (in greco: τρέχῃ).
Stupendo! Pregate, fratelli, perché la parola di Dio corra… Si dirà: beh, ma che
vuol dire? non significa, appunto, che essa si deve diffondere? Sí, ma volete
mettere? È un’altra musica. O, per lo meno, questo è ciò che ha scritto Paolo.
Ed è giusto che anche i lettori moderni possano non solo percepire un concetto
(che la parola di Dio si diffonda…), ma possano anche gustare le parole con cui
Paolo ha voluto esprimere quel concetto, parole che aggiungono a quel concetto
una carica emotiva che in sé stesso non possiede. La vita non è fatta solo di
idee, ma anche di immagini, sensazioni, impressioni… Perché defraudare la
Scrittura della sua ricchezza? Qualcuno risponderà: per renderla piú
intelligibile; per facilitare all’uomo d’oggi la sua comprensione. Ma perché,
pensate che l’uomo d’oggi non sia in grado di cogliere il senso della metafora
del “correre” applicata alla parola di Dio? Lo credete cosí idiota?
Questo caso dimostra come, in fondo, sarebbe facile
tradurre fedelmente la Bibbia: basterebbe tradurla letteralmente. Nel testo
originale c’è scritto “corra”? Si traduce con “corra”. Perché cambiarlo? Perché
andare a cercare altre espressioni, che finiscono per essere inevitabilmente una
interpretazione soggettiva? Mi chiedo allora: se è stato possibile, ed è stato
cosí semplice, correggere in senso positivo la vecchia traduzione in questo
passo, perché non lo si è fatto anche altrove? È buona norma, quando ci si
accinge a un lavoro di questo genere, stabilire all’inizio i criteri che si
seguiranno durante il lavoro, e poi sforzarsi di applicarli con una certa
uniformità. È chiedere troppo?
© http://querculanus.blogspot.com/ - 6 novembre 2010
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