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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di ALFREDO VALVO

tertullianA distanza di pochi anni dalla sua scomparsa Marta Sordi fa sentire ancora la sua voce attraverso un’opera, I cristiani e l’impero romano , pubblicata in prima edizione nel 1984, successivamente nel 2004 (edizione riveduta e aggiornata, con introduzione dell’autore “alla parte prima”) e ora in una nuova veste (Milano, Jaca Book, 2017, pagine 237, euro 16). Il volume, di 284 pagine, conserva intatte le problematiche che l’autore aveva esposto con ampia discussione della bibliografia precedente e la proposta di nuove soluzioni alle tante questioni rimaste aperte.
La ricchezza e la problematicità del materiale discusso richiedono uno sforzo del lettore per considerare tutti i problemi che vengono esposti, uno dopo l’altro, con straordinaria capacità narrativa, tanto da risultare avvincenti e, sebbene di non facile lettura, esposti sempre in modo chiaro e convincente. Qui non si potrà che accennare alle principali questioni che l’autore sottopone all’attenzione dei lettori, certi che non sfuggiranno loro il ricorso costante della Sordi alle fonti documentarie senza alcun pregiudizio e la libertà dello storico nell’interpretazione di esse, spesso in rotta di collisione con l’esegesi tradizionale. È questa la prima, riconoscibile e principale caratteristica di tutte le opere di Marta Sordi: un rapporto, direi addirittura un confronto con le fonti, soprattutto letterarie, rileggendo le quali sorgono problemi sempre nuovi. Marta Sordi non ripeteva mai se stessa e su ogni argomento, fosse di storia greca, romana, etrusca oppure, come nel caso presente, di storia dei rapporti fra impero romano e primi cristiani, aveva un suo pensiero frutto di riflessione assidua e mai occasionale anche se teneva a ribadire spesso che il suo punto di vista era quello di uno storico di Roma e non quello di uno storico del cristianesimo o delle religioni. Il volume è quasi un itinerarium mentis che ha accompagnato Marta Sordi lungo tutta la vita di studiosa a cominciare da un lavoro che definirei decisivo per gli studi successivi: I primi rapporti fra lo stato romano e il cristianesimo e l’origine delle persecuzioni, in Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei, Classe di scienze morali, storiche e filologiche. Rendiconti XII (1957, pp. 58-93), ripreso ne Il Cristianesimo e Roma (Bologna 1965). Lasciando al lettore di scoprire i tanti contenuti dei quali, per necessità, qui si tace, il fondamento del pensiero di Marta Sordi consiste in una affermazione, sempre decisamente ribadita, che «il cristianesimo non si oppose mai al potere costituito, come funzione e come responsabilità (che ritiene anzi derivato da Dio e nei riguardi del quale chiede un pieno lealismo) ma al potere come dominio, che usurpa i diritti di Dio... “Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”».
Marta Sordi non nasconde la sua stima (talvolta anche simpatia) per Tiberio e Claudio, i primi imperatori a venire a contatto con i cristiani, entrambi vecchi “repubblicani”, il primo soprattutto, che rifiutò apertamente il culto imperiale. In proposito, uno dei punti focali del pensiero dell’autore, che “recupera” per così dire una fonte dimenticata (si tratta in realtà di una lettura attenta e non cursoria di Tertulliano) è un episodio risalente al 35 dell’era cristiana riguardo al riconoscimento della religione cristiana come religio licita , riconoscimento che il senato, forse poco informato, non concesse, sebbene fosse stato lo stesso Tiberio a sollecitarlo: «Tiberio, al tempo del quale il nome cristiano apparve nel mondo, ricevute informazioni dalla Siria Palestina che rivelavano colà l’esistenza di questa divinità (Cristo), portò la cosa al senato dando per primo il suo voto favorevole. Il senato respinse la richiesta imperiale... Cesare restò del suo parere, minacciando di pena quanti avessero accusato i cristiani» ( Apologeticum V , 2). Qui sta il nocciolo dei rapporti fra impero e inizi del cristianesimo. La mancata approvazione del senato (sintetizzata così da Tertulliano, Apologeticum I V , 3: «Non è lecito che voi [cristiani] esistiate») indeboliva la posizione dei cristiani, che da allora in poi dovettero contare sulla benevolenza degli imperatori, in pratica fino all’editto di tolleranza di Galerio del 311 (parzialmente anticipato da Gallieno nel 280, primo riconoscimento ufficiale della Chiesa) seguito poco tempo dopo dal cosiddetto editto di Milano (312) col quale Costantino riconosceva finalmente a tutti ( omnibus ) la libertà di culto. Marta Sordi documenta il lungo periodo — dal 62 (in Giudea almeno un ventennio prima, cioè dall’uccisione di Giacomo fratello di Giovanni, tra il 41 e il 44) fino a Costantino — senza lasciare nulla al margine e con un minuzioso lavoro di esegesi. Nella sua ricostruzione trovano il giusto spazio affermazioni di principio non inopportune: ad esempio per sottolineare il peso che meritano i vangeli che «non sono né filoromani né tantomeno antisemiti, ma riflettono una precisa realtà storica»; i rapporti fra l’imperatore Claudio e i cristiani e la predicazione di Pietro a Roma all’inizio del regno di Claudio; il Vangelo di Marco, steso tempo dopo la predicazione di Pietro e l’ormai famoso frammento papiraceo Qumran 7Q5 ; il carteggio fra Paolo e Seneca e le ragioni della cosiddetta svolta neroniana (62-64) nonché dell’editto di Nazareth, che segnò la svolta dell’atteggiamento romano in Giudea; le ragioni politiche e l’incriminazione dei cristiani accusati di aver provocato l’incendio di Roma, all’origine della prima persecuzione. Un capitolo a parte la Sordi riserva alla diffusione del cristianesimo all’interno della famiglia Flavia, in particolare alle vicende di Acilio Glabrione, la vittima più illustre della breve ma durissima persecuzione di Domiziano, motivata col rifiuto dei cristiani di prestare culto divino all’imp eratore. All’accusa di religio illicita si aggiungeva dunque anche quella di empietà. Molte altre questioni non meno importanti di quelle messe in luce avrebbero meritato di essere segnalate; tra queste emergono la svolta costantiniana, le vicende drammatiche degli anni 312-313 e quelle non meno drammatiche che seguirono alla “pace”. Marta Sordi si è spenta il 5 aprile 2009: era la domenica delle Palme, memoria dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme.

© Osservatore Romano - 20 ottobre 2017