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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Cristiana Dobner
La Fondazione Valerio per la storia delle donne, istituzione napoletana, ha abituato i suoi lettori ed estimatori a testi di notevole valore scientifico e di grande spessore intellettuale. Il volume Donne e Bibbia nel Medioevo (secoli XII-XV). Tra ricezione e interpretazione (a cura di Kari Elisabeth Børresen e Adriana Valerio, Trapani, Il pozzo di Giacobbe, 2011, pagine 422) una volta di più attesta e conferma questa linea di ricerca storica e di veste editoriale. La tematica è vasta e imponente, e non è facile individuare il filo conduttore fra tanti saggi.
Donne su donne indubbiamente ma non rovesciate su se stesse e quindi prigioniere di un universo mutilo, proprio perché l'obiettivo è oggettivo e fondante. Lo chiarisce il cardinale Gianfranco Ravasi nella sua presentazione: "C'è effettivamente un robusto filo femminile che percorre non solo i testi sacri, ma anche la grande tradizione successiva: esso rivela non soltanto un'ermeneutica originale, ma anche un'appropriazione personale della Scrittura da parte delle donne, molto maggiore di quanto si immaginasse, sia pure attraverso il superamento di barriere, la faticosa conquista di varchi, la cancellazione di sospetti e di riserve".
Questo volume, inserito in un progetto ampio e disteso nei secoli che assume l'ottica della donna e le donne, osserva da vicino un periodo molto particolare perché, afferma Adriana Valerio nel saggio di apertura "La Bibbia al centro", "nella cultura e nella mentalità medievali, è il Libro per eccellenza, presente in tutti gli aspetti della vita sociale e spirituale". Gli interrogativi non mancano: come la donna poteva giungere a conoscere la Bibbia? Dove imparava a prediligerla? Con quali occhi la leggeva e la faceva scendere in sé come esperienza viva spirituale ma anche, con audacia notevole, proporla in studi esegetici ed ermeneutici di grande valore? I diversi contributi che si susseguono, mirano proprio a creare una visione d'insieme non la mera sommatoria di ciascuno ma un insieme, in cui la diversità sia fonte di ricchezza e di costruzione di un universo femminile che cercava la propria identità e sapeva anche armonizzarla. Ciascuna a suo modo, ma tutte unite in questo slancio tanto entusiasmante quanto faticoso per gli ostacoli da abbattere e le macerie da spostare mentre però già si costruiva.



(©L'Osservatore Romano 9-10 luglio 2012)