A cura di P. Pietro Messa, ofm La Chiesa nella sua sapienza invoca il Signore di essere liberati da peste, fame e guerra sapendo che a una crisi sanitaria fa seguito una crisi economica che può degenerare in una crisi sociale. E un momento storico certamente non facile fu quel movimento di popoli - meglio conosciuto come invasioni barbariche - che segnò la fine di un'epoca. In tale momento un ruolo importante assunse il monachesimo caratterizzato da una regola che nel caso di quella benedettina è sintetizzata nel connubio preghiera e lavoro.
Tutto ciò può aiutare a cogliere le occasioni e sfide dell'attualità che ci interpella.
Volendo indicare una regola per affrontare la crisi economica che l'oggi presenta si possono indicare tre punti di riferimento.
Innanzitutto la PROVVIDENZA: il Signore non ha mai abbandonato chi confida in lui e la speranza è fondata su tale certezza. Per assimilare ciò si possono rileggere I promessi sposi di Alessandro Manzoni in cui protagonista è proprio l'amore del Signore che provvede al suo popolo.
Accanto a ciò la SOBRIETÀ ossia un uso dei beni libero da avidità e voracità, in cui si è grati per aver di cosa vivere; certamente in alcuni casi significa un abbassamento del tenore di vita e uno stile in cui al posto del consumismo si ha uno sguardo contemplativo, ossia capace di fermarsi e guardare con stupore.
E tutto ciò si esprime nella SOLIDARIETÀ, il prendersi cura dell'altro. Riguardo a ciò è importante, come spesso hanno richiamato i santi, fare bene il bene. San Paolo VI sosteneva la necessità di una carità ordinata attraverso la Caritas, San Vincenzo e altre istituzioni. Inoltre aiutare i vulnerabili perché non diventino poveri; non trattare le persone da accattoni, cioè se non possono pagare dieci euro pagheranno solo un centesimo ma devono farsi coprotagonisti; una presenza locale dove ad esempio le parrocchie si prendono cura dei loro poveri, diocesi dei loro poveri, conferenze episcopali dei loro poveri, eccetera.
Come diceva san Bernardo è bene essere mossi dall'amore ma guai alla stupidità, altrimenti è un caos, un fare male il bene che al posto di edificare distrugge. E Benedetto XVI in "Deus caritas est" afferma che "l'amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato [...] compito essenziale della Chiesa, quello dell'amore ben ordinato del prossimo".