Siamo grate a Benedetto XVI per aver indetto l'Anno sacerdotale, in occasione del centenario della morte del santo curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney, proclamato speciale patrono, non solo dei parroci, ma di tutti i sacerdoti della Chiesa, quale modello e sostegno del rinnovamento e della santificazione della vita ecclesiale in genere e, in particolare, di quella presbiterale.
Sempre, fin da cardinale, il nostro Papa Benedetto XVI ha additato i santi come modello e specchio luminoso di autentica vita cristiana.
L'invito rivolto a tutti i cristiani a vivere questo anno con particolari preghiere e sacrifici, lo sentiamo rivolto anche a tutte noi che abbiamo ricevuto il dono inestimabile della vocazione contemplativa e claustrale, poiché siamo anche noi nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa, impegnate a promuovere, secondo la nostra specifica vocazione e le sue particolari esigenze, il rinnovamento di una gioiosa vita di fede in Cristo Gesù Divin Salvatore.
Ma come potremo esercitare in concreto il nostro "sacerdozio battesimale" rafforzato dalla grazia della professione monastica, a fraterno sostegno del "sacerdozio ministeriale" dei presbiteri tutti? Siamo umilmente ma fermamente convinte che la nostra vera maternità spirituale si attuerà soprattutto nel dono totale di noi stesse a Dio, fatto per amore e con amore, nel diventare un sacrificio vivente di lode a Lui, di impetrazione e di offerta della nostra vita per il bene della Chiesa universale, per la salvezza di tutti i fratelli e le sorelle che nel mondo soffrono non solo per mancanza di cibo, di vestiti, di casa, ma specialmente di pace, di unità, di amore, di Dio soprattutto, poiché questa è la più grave povertà.
Il nostro impegno, umile ma generoso, consisterà dunque, non solo nel pregare più insistentemente per la Chiesa, il Papa e i sacerdoti, ma anche e in special modo nel rinnovare e santificare la nostra vita consacrata pro mundi vita. Offriremo il nostro contributo, insieme e accanto agli altri membri della Chiesa, vivendo con verità, generosità e gioia i perenni e ancor oggi validi valori interiori del silenzio, dell'ascolto, della solitudine claustrale, del distacco dal mondo e soprattutto da noi stesse, dell'umiltà, dell'obbedienza libera e filiale, della fraternità semplice e sincera, della preghiera liturgica e personale, del lavoro.
Siamo anche tutte noi chiamate a riamare l'Amore, il Signore nostro Dio che per primo ci ha amate. I nostri monasteri sono, e devono diventarlo sempre di più, una risposta concreta al primo e più grande comandamento dell'amore di Dio, una testimonianza viva del primato di Dio-Amore, dell'essere sul fare, sull'efficienza pragmatica oggi imperante. Dio sopra tutte le creature, e tutte le creature in e per Dio: questo ci sembra il programma di ogni monaca di clausura che, animata dallo Spirito Santo, dilata il suo cuore nella carità di Cristo, e con l'ascesi monastica e la preghiera ininterrotta si sforza di rendere il suo piccolo cuore conforme a quello di Gesù, il suo Tutto, abbracciando tutti i fratelli per i quali è disposta a rivivere con Lui la sua passione, morte e risurrezione redentrice.
Perciò la vita contemplativa lietamente e generosamente vissuta da noi claustrali è il primo e fondamentale apostolato, perché è il nostro tipico e caratteristico modo, secondo uno speciale disegno e dono di Dio, di essere Chiesa.
(©L'Osservatore Romano - 21 novembre 2009)
Un modo particolare di essere Chiesa
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