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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
padre-Vittorio-ViolaA cura di P. Pietro Messa, ofm

Testo delle prime parole di mons. Vittorio Francesco Viola, neo consacrato Vescovo di Tortona

Sabato 7 dicembre pomeriggio, giorno di sant’Ambrogio e già solennità dell’Immacolata Concezione, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi vi è stata la consacrazione episcopale di monsignor Vittorio Francesco Viola, frate minore nominato vescovo di Tortona. Presenti numerosi vescovi tra cui monsignor Luca Brandolini che lo ordinò sacerdote, il vescovo consacrante monsignor Domenico Sorrentino, e il ministro provinciale dei frati Minori dell’Umbria, p. Claudio Durighetto. Ecco sotto le parole espresse al termine della liturgia da monsignor Vittorio Francesco Viola.


Signore, bello, bello,
sei bellissimo.


C’è un punto centrale nella mia esistenza
che è la Sua presa di possesso di me,
nettò spazio creato dalla mia
– almeno desiderata –
consegna.


Il modo con il quale il Signore ha voluto prendere la mia vita
è la celebrazione del sacramento dell’Ordine
sigillo per me della conferma dei mio battesimo.


Padre Luca, grazie per l’imposizione della tue mani,
per quei giorni,
per il tuo anello,
in questo giorno che è anche il giorno della tua ordinazione episcopale.


Penso all’ordinazione come un’unica azione sua in me,
a tre riprese, a tre immersioni
successive, graduali, distinte e connesse,
perché io potessi assorbire sempre più in profondità
lo Spirito del Signore e la sua Santa operazione in me;


ed io ad imparare una docilità,
sempre totale nel desiderio,
sempre limitata nella realtà della mia debolezza.


Tre immersioni
– il diaconato, il presbiterato, l’episcopato – che sono grazia assoluta,
misericordia allo stato puro,
rese possibili dentro uneccomi:
quello della mia professione solenne,
qui, alla Porziuncola.


Come sei bella Porziuncola.
Come sei bella, piccolina, piccolina.
Come Maria.


È dentro quel non volere trattenere nulla di me
per essere accolto da Colui
che a me totalmente si è offerto,
che è stato custoditol’eccomi del mio essere presbitero,
il vero segreto della mia vita.


Uneccomi che contiene il tutto della mia consegna a Lui,
talmente pieno che nell’ordinazione episcopale
non deve nemmeno essere ripetuto, ma solo ricordato:
in forza di quell’eccomila Chiesa sa che può disporre di me
e mi ha presentato a Dio chiedendogli di farmi vescovo.


Misericordia allo stato puro.
Tu sei il Padre delle misericordie.


E qui comprendo qualcosa di più di quell’eccomi.

Quando il Signore ci chiama
non descrive i dettagli del suo progetto:
non avremmo la forza di reggerlo.
Ci dice il titolo
e, poi, ci chiede di fidarci di Lui:
non scegliamo un progetto, ma il Progettista,
è un’altra cosa.


Signore, bello.
Maria Vergine, anche in questo tu sei esperta, bella.


La mia ordinazione episcopale
è l’inizio di un nuovo capitolo del libro della mia vita.
Ma non confondiamoci:
siamo sempre nella prefazione,
sì, perché il libro inizia
con la morte.


Francesco, bello.
Il tuo Transito.


E le pagine non si conteranno
perché dovranno raccontare l’eternità in Dio.
E – come è noto – Lui che è l’Autore e l’Editore
non ha problemi né di spazio né di tempo.


Quando mi è stato detto
che Papa Francesco voleva affidarmi la diocesi di Tortona
ho pensato
– con imbarazzato timore –
a Pietro, ai Dodici.


Bello, Pietro.

Ti ricordi, Pietro, la tua casa a Cafarnao,
quella che Lui ha occupato sfrattandoti.
Le tue reti, quelle che Lui ti ha riempito per liberartene.
La tua barca, quella che nel momento in cui tu lo hai fatto salire
è diventata per sempre la Sua.
Le tue intuizioni di Lui, dono del Padre.
Le tue non comprensioni di lui, inganni del tentatore.
I tuoi piedi sul tuo lago agitato, mare di cristallo per la tua fede.
L’acqua alla gola delle tue paure,
occasione per te per lasciarti affondare nella fede.
Il tuo stordimento sul Tabor,
ma a lui bastava che tu fossi lì in quel momento.
E poi:
non lo conosco, non lo conosco, non lo conosco.
E poi:
il silenzio quella mattina sul lago,
quando non dicevate nulla perché sapevate che era Lui.
E poi:
ti amo, ti amo, ti amo.
E:
pasci, pasci, pasci.
E lo storpio che si alza, meno sorpreso di quanto non lo fossi tu.
E la Sua tua croce.
Gloriosa. Per sempre.
E altri Pietro dopo di te.
E altri Dodici,
per la Sposa.


E ho pensato:
che cosa se ne potrà mai fare il Signore di uno come me?
Lui conosce ogni cosa.


Tutti voi siete dentro la storia che il Signore ha iniziato a scrivere per me,
siete nel suo cuore, tutti:
la mia famiglia, il mio papà,
il mio paese, Valle Mosso e Solcio e Assisi e Santa Maria,
la Chiesa di Biella, la Chiesa di Assisi - Nocera Umbra – Gualdo Tadino,
il vescovo Domenico, bello, e caro, tanto caro,
i miei frati, tutti, tutti: il Ministro generale, Claudio, tutti, tutti, carissimi per sempre,
i ragazzi delle case e i ragazzi del lago,
i nomi di quanti il Signore ha messo sul mio cammino,
alcuni incisi per sempre nel mio cuore in attesa di essere uno, unitissimi,
il Santo Padre Francesco, di una benevolenza eccessiva per me,
la Chiesa di Tortona,
bellissima
perché bellissimo è il suo Sposo, il Signore Risorto.


Vergine Immacolata, amore mio.
Signore Gesù, vivo, vivo, vivo,
amore mio.


Foto per gentile concessione del sito http://www.assisiofm.it/