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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
abside"La Chiesa senza macchia e senza ruga di Efesini 5, 27 non era certo la Chiesa che Paolo aveva sotto gli occhi - scrive Manlio Simonetti nel lungo e attento contributo sull'Osservatore Romano di oggi 8 ottobre - ma quella che egli vagheggiava per un futuro che credeva prossimo, la Chiesa degli ultimi tempi. In effetti dalle sue lettere e dagli altri testi della prima generazione cristiana risulta evidente che la vita della neonata comunità non era soltanto rose e fiori.
Il battesimo, in quanto purificava il neofita da tutti i suoi precedenti peccati e introduceva alla vita nuova in Cristo, era l'istituzione che avrebbe dovuto assicurare la purezza della Chiesa, ma nella realtà non era così, anche se la pressoché completa carenza di documentazione in proposito ci lascia del tutto all'oscuro riguardo ai provvedimenti che la comunità prendeva in merito a chi, già battezzato, incorresse in qualcuno dei peccati considerati particolarmente gravi in quanto pubblici, apostasia violenza adulterio".
Nel contributo, lo studioso analizza dunque in dettaglio la delicata questione del peccato postbattesimale nella Chiesa delle origini, soffermandosi in particolare sull'aspra polemica che negli anni Venti del III secolo oppose, nella comunità cristiana di Roma, il vescovo Callisto e un personaggio di alta condizione e grande cultura, per svariato tempo identificato come Ippolito di Roma (nome risultato infondato: "in mancanza di dati precisi lo definiamo abitualmente o Pseudo Ippolito o Autore dell'Elenchos").
Ebbene, conclude Simonetti, la questione venne risolta con l'adozione della "soluzione più aperta e ragionevole. Ma la persistenza dello scisma novazianeo dimostrava che l'ideale di una Chiesa senza macchia e senza ruga già in questa vita attuale, pur se nettamente minoritario ed emarginato, era duro a morire".

(©L'Osservatore Romano 7-8 ottobre 2013)