Giovanni 15,1-8
1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
✞
Non ha solo un valore operativo questa affermazione di Gesù ma anzitutto un valore legato all'essere, tale affermazione di Gesù è completa e armonizza tutto l'uomo, ha una dimensione ontologica, gnoseologica, affettiva ed operativa.
Senza Dio noi non possiamo fare nulla.
Egli ci conferma nell'essere, nella libertà e nel poter scegliere.
Egli ci dona di poter scegliere anche se ciò fosse contro di Lui e contro noi stessi. Persino quando questo comporta, inevitabilmente, la perdita del Bene e dunque della libertà.
Se dunque senza Dio non possiamo fare nulla che abbia peso e sostanza e garantisca la libertà e, dunque, neanche vivere pienamente, ebbene, proprio da qui, possiamo cogliere l'amore infinito, l'umiltà e l'annichilimento costante (la perenne kenosis) che Dio opera donando la Sua grazia a ciascuno di noi anche se persistenti nel peccato.
Anche quando noi pecchiamo e non solo offendiamo Dio ma ci allontaniamo sempre più da Lui e dalla vita, Egli continua a chiamarci e a donarci quei beni fondamentali di vita e di libertà di scelta per poterci convertire e tornare a lui.
Tornare al vero e al bello. Tornare al reale. Tornare ad essere liberi.
Per tale motivo il primo che non crea dualismi e stigmi è proprio il Padre che sempre, ma proprio sempre, attende che il “.. peccatore si converta e viva” (Ez. 33,11).
Ed è inutile che ci giriamo intorno, quel peccatore sono io.
Se potessimo vedere veramente questa umiltà e questo amore smetteremmo di bestemmiarlo con la vita, con le scelte (le eresie) che conducono al peccato, con i vizi, la mormorazione, la mancanza di obbedienza.
Smetteremmo di affliggerlo con la nostra disonestà che è quella impermeabilità costante a vedere ciò che siamo e ciò che è alla Sua Luce.
Cesseremo con l’Avarizia.
Qui ci aspetta San Benedetto, patrono d'Europa.
Qui si può avere una vera Europa, nell'umiltà del Padre.
Ogni Europa costituita senza Dio è un cammino verso le barbarie e l'inciviltà e nell'ebbrezza falsa della disobbedienza che dapprima sembra nutrire e poi svuota e scarnifica radicalmente portando al vuoto.
Ubriaca e distrugge molto peggio dell'alcol e della droga.
Questa è giornata di preghiera per l'Europa;
non quella dei burocrati e dei cultori del laicismo.
Non quell'Europa fatta di vuoto, confusione sessuale, gossip e mancanza di rispetto per la vita in ogni sua forma.
Ma quell'Europa che ha generato santi e che trova nei fedeli di Cristo la sua gloria.
Qui Dio ci aspetta non altrove,
sulla via di Damasco.
PiEffe