Riceviamo da S. Ecc. za Mons. Agostino Marchetto e volentieri rilanciamoCari amici e conoscenti, Buone vacanze - se potete goderne - ma credo dovervi queste righe che toccano il mio "amore", il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Infatti vi è una novità, voglio dire che fino all'inizio di questa estate non pochi erano coloro che attestavano la caduta di interesse - diciamo così - per l'ultimo Magno Sinodo, nonostante i miei alti lai.
Ritengo in effetti che la "crisi" attuale di cui soffre la Chiesa Cattolica sia causata anche da tale abbandono, dalla questione della sua corretta ermeneutica, quella annunziata con precisione da Papa Benedetto XVI, e cioè non "della rottura e della discontinuità, ma della riforma e del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto Chiesa".
Orbene dall'inizio dell'estate si assiste al dispiegarsi di un interesse che si rivela anche in rapporti contrastanti. Non ne farò qui la cronaca, ma invece due rilievi, e cioè che piuttosto si tace sulla necessità di non rottura (accettata invece dalle posizioni estreme radicalizzatisi dopo il Vaticano II, con indebolimento della interpretazione intermedia - quella per intenderci dell' et-et - della ermeneutica, cioè dei cosiddetti "tradizionali", (una ben altra categoria rispetto a coloro che son chiamati "tradizionalisti"), e poco rilievo inoltre della "continuità dell'unico soggetto Chiesa".
Ciò è dovuto specialmente per l'introduzione di "nuovi parametri" o di "nuova pragmatica ecclesiale" che di tale continuità non si preoccupa troppo, grazie altresì alla valutazione esorbitante dei "segni dei tempi".
Essi infatti non possono essere considerati quasi come fossero una nuova, aggiunta Rivelazione (fu questione affrontata in Concilio).
E qui troviamo la grande questione della loro interpretazione, anzi potremmo dire schiettamente del rapporto critico della Chiesa con la modernità, meglio, con il mondo contemporaneo, con l'oggi.
Non basta, perché è rimasto il grave condizionamento iniziale storico-ideologico della visione del Vaticano II come "evento", (v. la storiografia francese, per la visione storica, specialmente, dopo Les Annales, diciamo così), che porta fuori strada la interpretazione corretta.
A questo riguardo - come meglio ho potuto presentare a suo tempo nella prima storia della storiografia del Concilio (v. il mio "Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia", L.E.V., Città del Vaticano 2005, p. 407) è risultato che l'opera della Scuola di Bologna, in gran parte pubblicata con grandi lacune storiche e ideologiche, sia per quel che riguarda i Diari conciliari privati, ma soprattutto perché compiuta senza il sostegno di Documenti ufficiali fondamentali per la comprensioni del Magno Sinodo, quali gli Atti dei suoi Organi Direttivi e della Segreteria Generale.
Oggi poi, possiamo ricorrere a quella fonte straordinaria di conoscenza del Papa Paolo VI che è il Diario Felici, pubblicazione da me curata.
Dai miei studi in effetti (oltre al volume citato sopra, vedasi pure quello dal titolo "Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica", L.E.V., Città del Vaticano 2012, p. 380) traggo la convinzione che anche chi richiama, lodandole, altre tendenze ermeneutiche, quella di Peter Huenermann, per es , o di John W. O'Malley, di Gilles Routhier, o di Christoph Theobald, di fatto porta acqua inquinata allo stesso mulino.
Anzi si è passati nella fattuale rivendicata ricezione del Magno Sinodo, saltando il gradino intermedio della ponderazione ermeneutica, forse pensando, erroneamente, che "cosa fatta capo ha".
Con l'augurio di ogni Bene e cordiali saluti.
+ Agostino