Pubblichiamo un breve stralcio del libro «Cristo in Euro-pa. Una feconda estraneità» (Bologna, Emi, 2013, pagine 62, euro 5)
del cardinale arcivescovo di Vienna.
di CHRISTOPH SCHÖNBORN
Il cristianesimo è una presenza straniera oppure rap-presenta il fondamento dell’Europa? La mia risposta sarà che il cristianesimo è entrambe le cose! Ecco il fi-lo del mio ragionamento. Da un lato, il cristianesimo è una delle radici dell’Europa e, fino a un determinato livello, il futuro dell’Europa nel contesto mondiale di-pende da esso; l’Europa rimane consapevole di questo dato di fatto. Tuttavia tale consapevolezza sta dimi-nuendo in maniera allarmante. Dall’altro lato, il cri-stianesimo è per molti un elemento estraneo in un mondo determinato dalla ragione, dall’Illuminismo e dai principi democratici. La mia tesi si basa sul fatto che quest’Europa, e il mondo occidentale intero, non sopravvivrà senza quell’estraneità portata dal cristiane-simo. In altre parole, l’Europa può svolgere il suo ruo-lo nell’ambito delle culture del mondo soltanto se ri-tiene il cristianesimo, questo corpo estraneo, come par-te integrante della sua identità. Tuttavia, l’Europa non si sta forse congedando dal dibattito fra le culture mondiali? Demograficamente, per esempio. E questo dato non è anche legato al fatto che l’Europa è diven-tata il continente meno religioso del mondo? In pro-posito vorrei citare due prospettive ebraiche. Jonathan Sacks, il rabbino capo della Gran Bretagna, crede che la cultura del «consumismo e della gratificazione istan-tanea» dei desideri materiali sia responsabile del crollo dell’indice di natalità in Europa. «L’Europa sta moren-do», ha detto Sacks (secondo quanto riportato dai me-dia in riferimento a un suo discorso tenuto a Londra durante un convegno teologico nel 2009), perché la sua popolazione è troppo egoista per crescere figli. «Stiamo subendo l’equivalente morale del cambiamen-to climatico e nessuno ne sta parlando». Il più alto rappresentante dell’ebraismo in Gran Bretagna ha de-scritto l’Europa come l’area più secolarizzata del mon-do. Al contempo essa rappresenta l’unico continente che sta sperimentando il declino della popolazione. Il rabbino capo Sacks intravede una chiara correlazione tra la pratica religiosa e l’alta considerazione attribuita alla vita familiare. «Dovunque si volga lo sguardo, in qualsiasi località del mondo, e che si guardi a comuni-tà ebraiche, cristiane o musulmane, in media si troverà che l’elemento più religioso e più numeroso della co-munità è rappresentato dalle famiglie». Essere genitori richiede «un grande sacrificio» di denaro, attenzione, tempo ed energia emotiva. Sacks si è chiesto: «Dove, nell’attuale cultura europea, troviamo spazio per il concetto del sacrificio compiuto per amore delle gene-razioni non ancora nate?». Il rabbino capo mette a confronto lo sviluppo dell’Europa con il declino dell’antica Grecia con i suoi «scettici e cinici». Sacks prosegue dicendo che il credo religioso è fondamentale per la coesione della società: «Dio è tornato — afferma — e l’Europa nel complesso ancora non lo capisce». Questa, continua Sacks, è la sua «unica e più grande forma di cecità culturale e intellettuale». Una seconda osservazione di ambito ebraico è fornita da Joseph Weiler, professore di diritto europeo all’università di New York ed ebreo ortodosso. Nel suo meraviglioso li-bro Un’Europa cristiana. Un saggio esplorativo, Weiler s’interroga sulla ragione per la quale gli europei sono così intimoriti nel riconoscere l’evidenza che l’E u ro p a ha radici cristiane. Egli parla di una “cristianofobia” europea. E, in aggiunta, vede una correlazione tra que-sta perdita di memoria e lo sviluppo demografico in Europa.
© Osservatore Romano - 10 marzo 2013
Radici o scomodo corpo estraneo?
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