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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
papa-francesco-bacia-mani-sacerdotiAi tredici nuovi sacerdoti appena ordinati Papa Francesco ha baciato le mani. A uno a uno. E prima della messa aveva voluto incontrarli, da solo, nella cappella della Pietà. Oltre che nelle parole, è anche nei gesti — come quello di incensarli personalmente, sempre a uno a uno, durante il rito — il senso della missione che Papa Francesco ha affidato ai preti ordinati domenica mattina, 11 maggio, nella basilica vaticana. Tra loro c’è chi ha «provato a resistere in ogni modo alla chiamata del Signore», tanto da diventare un affermato cardiologo, e chi invece ha capito «fin da bambino che il sacerdozio era la strada giusta».
Undici di loro svolgeranno ora la missione nella diocesi di Roma. Sette hanno studiato nel collegio diocesano missionario Redemptoris Mater, tre nel Pontificio seminario romano maggiore e uno nell’almo Collegio Capranica. In particolare, a rappresentare la Chiesa in Asia erano in tre. Don Javed Raza Gill, agostiniano scalzo, è nato nel 1982 a Khanewal in Pakistan, mentre il trentaseienne vietnamita don Tao Paolo Nguyen Thien viene dalla diocesi di Vinh. Arriva invece dalla Corea — dove ad agosto si recherà il Pontefice — e precisamente da Kim Hae il “decano” del gruppo: don Sang Heum Park, detto Damiano, classe 1972, che presta servizio nella parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca e si è formato al collegio Redemptoris Mater. Proviene dallo stesso collegio anche il più giovane del gruppo, don Juan Pablo Fernandez Egas, uno dei quattro latinoamericani ordinati dal Papa. È infatti originario di Quito, capitale dell’Ecuador, dov’è nato nel 1987: è destinato alla parrocchia di San Gregorio Barbarigo all’E u r. «Sono il quarto di otto fratelli — spiega don Juan Pablo — e vengo da una famiglia che fa parte del cammino neocatecumenale». La prima chiamata al sacerdozio l'ha sentita a dodici anni eppure, confida, «ho fatto fatica ad accettare questa vocazione» a tal punto che «durante l’adolescenza mi sono in qualche modo ribellato». Poi «durante una visita a un santuario mariano, ero seduto accanto alla mia fidanzata, non ho avuto dubbi» ricorda. Hanno studiato al Redemptoris Mater anche don José Gregorio Alvarez Yepes, venezuelano di trentaquattro anni, che sta svolgendo il suo servizio nella comunità dei Santi Martiri dell’Uganda all’Ardeatino; don Eduardo Andres Contreras Valladares, nativo di Santiago del Cile, ventotto anni, vicario parrocchiale a San Pier Damiani ad Acilia; don Giacomo Ferri, trentenne di Genzano, viceparroco a San Giovanni della Croce a Castel Giubileo; don Davide Cianfroni, trentaquattrenne di origine fiorentina, destinato alla parrocchia di San Policarpo all’Appio Claudio. Mentre don Rodrigo Paiva Dos Reis, brasiliano di Rondonopolis, classe 1986, presta il suo servizio a San Cipriano a Primavalle. Dal Brasile, dice commosso, «sono arrivare settanta persone per pregare oggi con me e per me». Molto meno strada hanno dovuto fare le persone vicine al romano don Paolo Stacchiotti, nato nel 1986 e alunno del Capranica. La sua, racconta, è una «vocazione espressamente romana», maturata nella parrocchia di San Bruno alla Pisana. «Sono il primo parrocchiano a diventare sacerdote in quarantacinque anni di vita della comunità» dice e annuncia «una grande festa in parrocchia» mentre «la settimana prossima sarò già a Santa Gemma Galgani, dove sto prestando servizio come diacono». È romano anche don Nicola Di Ponzio, alunno del Pontificio Seminario Maggiore, nato nel 1986 e cresciuto nelle parrocchie di San Giorgio ad Acilia e San Timoteo a Casal Palocco. Per lui «la chiamata del Signore è arrivata dopo un pellegrinaggio in Francia, sulle orme del curato d’Ars e di santa Teresina di Lisieux». Parla con gratitudine degli anni della formazione «che mi hanno fatto capire che il seminario non è un posto dove ti insegnano a “diventare prete” ma dove si viene educati a quella libertàeaquellafiducia che ti permettono di seguire Dio». Don Nicola ha svolto il diaconato a San Giustino all’Alessandrino. Mentre è destinato alla parrocchia Santissima Annunziata a via Ardeatina don Marco Seminara, suo coetaneo e compagno di studio al Seminario Maggiore. Lì si è formato anche don Paolo Scipioni, ex cardiologo nato ad Avezzano nel 1977 e destinato a Santa Croce in Gerusalemme. «Sì, prima facevo il medico — racconta — ma già mentre andavo all’università sentivo crescere questo desiderio di essere sacerdote. Sono stati fondamentali una missione in Africa e l’incontro con due sacerdoti nella parrocchia di sant’Ipp olito». Con Papa Francesco hanno concelebrato il cardinale vicario Vallini, l’arcivescovo vicegerente Iannone, i vescovi ausiliari di Roma, i superiori dei seminari e i parroci degli ordinandi con oltre duecentocinquanta sacerdoti. Tra i presenti, il cardinale Rivera Carrera, arcivescovo di México, il vescovo Takaaki Hirayama, rettore ad honorem del seminario Redemptoris Mater per il Giappone, i rappresentanti delle comunità parrocchiali di origine e di destinazione dei nuovi presbiteri. Era presente inoltre l’arcivescovo Gänswein, prefetto della Casa Pontificia. Nelle prime file c’erano, poi, gli amici e i familiari degli ordinati. In particolare per le loro mamme, come anche per tutte le madri nel giorno della loro festa, il Papa ha recitato l’Ave Maria a conclusione della messa.

© Osservatore Romano - 13 maggio 2014

Santa Messa con Ordinazioni Presbiterali, 11.05.2014