Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Lorenzo Nigro
Direttore della missione archeologica
dell'università di Roma "La Sapienza" in Palestina e Giordania
La Terra Santa conserva ancora, nonostante le tante difficoltà del presente, quel senso ancestrale di culla antichissima della storia dell'Uomo; una delle località che più trasmettono questa sensazione profonda è Gerico, la "città più antica del mondo", situata all'estremità meridionale della Valle del Giordano. La città sorge nell'omonima oasi, subito a nord del Mar Morto, ed è dominata dalla possente mole del Monte delle Tentazioni (Jebel Quruntul):  Ariha (questo è il nome arabo moderno) è ancora oggi un piccolo e fiorito paradiso, punteggiato di palme e colorato dai fiori, sul lato ovest del quale, appunto ai piedi del Monte delle Tentazioni, si estendono le spettacolari rovine di Tell es-Sultan, la biblica Gerico. Dal 1997 sul sito dell'antica Gerico lavora la missione archeologica dell'Università di Roma "La Sapienza", in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità dell'Autorità palestinese. Gerico è, infatti, con Betlemme, uno dei primi siti tornati nella piena gestione dell'Ap dopo gli accordi di pace di Oslo e di Madrid; è qui che si formano i futuri archeologi della regione, ma è qui soprattutto che si colloca un luogo importantissimo per la storia dell'umanità. Si tratta, infatti, di un giacimento archeologico straordinario, con una storia plurimillenaria, sorto dove un fiume di acque sotterranee vede la luce dando vita alla sorgente di 'Ain es-Sultan, la biblica fonte di Eliseo. Questa sorgente fu testimone degli straordinari progressi compiuti dalla comunità umana che vi si insediò accanto:  dall'introduzione dell'agricoltura, con il primo addomesticamento dei cereali e la coltivazione della vite, dell'olivo e dei legumi, alla realizzazione delle prime opere edilizie comuni (la nascita dell'architettura), avvenute nel neolitico aceramico (8500-6000 prima dell'era cristiana), fino alla formazione del sentimento religioso con l'affermarsi del culto degli antenati. Segue poi l'invenzione della ceramica, nel neolitico detto appunto "ceramico" (6000-4300), e la nascita della prima città munita di possenti mura nel bronzo antico (3000-2300). Questa città fu la capitale dei Cananei ed ebbe un ruolo politico di primo piano nel iii e ii millennio prima dell'era cristiana. Uno studio recente di chi scrive ha permesso di leggere su uno scarabeo iscritto in geroglifico ritrovato dalla missione nella tomba di una principessa il nome cananaico di Gerico:  Ruha, "profumo", nell'antica lingua dei primi abitanti della regione, il termine semitico ancora conservato nella Bibbia, sia in ebraico, sia in greco, sia in aramaico, nonché nell'arabo moderno (Ariha appunto).
La ripresa delle ricerche nel marzo del 2009 ha portato a straordinari risultati per le diverse fasi della vita di Gerico. Nella profonda trincea in cui si trova la monumentale torre circolare del neolitico aceramico è stato infatti individuato, ancora conservato, un muro nel quale sono impiegati pani di fango e paglia dalle forme irregolari:  si tratta dei più antichi mattoni crudi sinora individuati, risalenti a diecimila anni fa.
A breve distanza, protetto da una cista di pietre, era un teschio sepolto ritualmente con una punta di selce, testimone del nascente culto degli antenati defunti, nei quali il teschio veniva modellato con gesso colorato e conchiglie negli occhi, per conservare in vita lo spirito del defunto a protezione dei suoi congiunti.
Ma Gerico è famosa soprattutto per il racconto della conquista israelita, narrato al capitolo 6 del Libro di Giosuè (1-27). La presa di Gerico è un racconto eziologico e fondativo, inteso a dimostrare come Dio avesse concesso al popolo eletto la terra dei Cananei, iniziando proprio da quella che era storicamente considerata la loro capitale più ricca e più munita, Gerico appunto. La caduta della città avvenne, com'è solito nell'Antico Testamento, attraverso una serie di eventi e di istruzioni precisi (l'invio di spie, la collaborazione di una prostituta che abitava sulle mura, e i sette giri intorno alla città da parte di sette sacerdoti che suonarono sette corni d'ariete). Si tratta, come hanno dimostrato l'ermeneutica e l'esegesi biblica, di un racconto simbolico messo per scritto nel vi secolo prima dell'era cristiana, molti secoli dopo la possibile datazione degli eventi narrati. Ma gli scavi dell'inglese Dame Kathleen M. Kenyon, negli anni Cinquanta del Novecento, condotti con un rigore scientifico tale da divenire una pietra miliare nell'archeologia mondiale, dimostrarono l'inesistenza di una Gerico fortificata nei secoli nei quali si voleva collocare l'episodio biblico (XIv-XIIi secolo prima dell'era cristiana).
I recenti scavi hanno, tuttavia, reso evidente come i resti delle articolate fortificazioni della città cananea ben si attaglino all'ambientazione del racconto della conquista e come esso molto più probabilmente rifletta quello che l'autore biblico aveva davanti agli occhi al momento in cui scriveva:  gli impressionanti resti incendiati e crollati di un antichissima città in rovina, tali da convalidare e storicizzare il racconto che andava stendendo. Tuttavia, questi resti risalivano al iii millennio prima dell'era cristiana, un'epoca ben più remota di quella in cui si vorrebbe collocare l'impresa di Giosuè. Le prime mura di Gerico dei Cananei erano un complesso sistema doppio:  realizzate in mattoni d'argilla cruda, avevano uno spessore complessivo di circa quindici metri, con il muro interno che raggiungeva un alzato di almeno otto metri. Il loro crollo, dovuto a un terremoto seguito da un incendio fu un fatto epocale, tale da rimanere fissato nella memoria dei popoli che abitavano in Palestina. Sotto il picconcino degli archeologi i resti della città di quell'epoca stanno emergendo in uno straordinario stato di conservazione e narrano di una capitale fiorente, capace di controllare il sale e i fanghi curativi del Mar Morto, di scambiare i prodotti dell'oasi e di svolgere un ruolo di crocevia in collegamento persino con l'Egitto:  questa fu Gerico dei Cananei, la "città più antica del mondo".


(©L'Osservatore Romano - 29 aprile 2009)