Si è discusso e si discute, oltre che sulle fonti, sulla natura del sèmeion che appare nella Vita di Costantino quale confidenza tarda dello stesso imperatore a Eusebio di Cesarea. Su questo è intervenuta più volte in modo limpido l’indimenticata Marilena Amerise anche sulle colonne dell’«Osservatore Romano»; quanto alla circostanza astronomica o celeste, si può dire anzitutto, come spesso accade, di cosa non potesse trattarsi: certamente non fu l’incrocio di due scie d’aereo che, con il favore delle condizioni atmosferiche, apparve invece nel cielo del monastero di Santa Chiara da Montefalco il 18 agosto 2007. La foto è pubblicata nel trimestrale del Monastero (n. 3 - 2007); le autrici non possono fare a meno di dedicarvi qualche pensoso paragrafo, essendosi celebrata il giorno prima la festa della santa (misticamente legata alla spiritualità della croce), ma volutamente evitano di calcare la mano, tacendo per esempio la coincidenza con la memoria di sant’Elena.
Un continuum di umanità «senza tanti retorici preamboli» (per dirla con Kerouac), che con la stessa concretezza mette a fuoco l’esigenza di spingere oltre l’orizzonte uno sguardo assai più che simbolico, è l’impressione che rimane dopo aver visitato la mostra «Aurea Umbria, una regione dell’Impero nell’età di Costantino», aperta dal 29 luglio al 9 dicembre 2012 nel duecentesco palazzo comunale di Spello, sede dal 1973 dell’Accademia Romanistica Costantiniana. Curata da Valerio Massimo Manfredi e preceduta, nella primavera 2011, dal congresso internazionale «Costantino prima e dopo Costantino», la mostra, gestita da Sistema Museo, si pone in esplicita antitesi al color “ferreo” (conflittuale, oscuro, decadente) che si usa attribuire al tardoantico, illuminando la testimonianza cruciale del «cuore d’Italia» nei secoli III-VI, quando la Regio VI, «periferica in quel momento dal punto di vista dei ceti di élite dell’impero romano», ospita «un fermento importante, un momento cruciale di dialogo». Ciò si vuol leggere sin dal famoso Rescritto di Spello, il lungo testo epigrafico su supporto marmoreo nel quale Costantino, rispondendo a una istanza, riconosce alla città umbra una condizione di centralità e di riferimento per tutta l’area. La mostra spazia «dalle manifestazioni dell’arte ufficiale (ritratti e iscrizioni) e dalle espressioni della vita delle aristocrazie (mosaici, arredi) agli oggetti della quotidianità dei ceti medi e subalterni». Giorgio Bonamente, membro del comitato scientifico, spiega come questa realtà, solo apparentemente locale, si presti a rappresentare la “sezione aurea” dell’impero, in posizione strategica lungo la via Flaminia, alla confluenza tra età imperiale e precoce diffusione del cristianesimo, mentre muta anche lo scenario economico e si ramifica il paesaggio extraurbano arricchendosi, lungo il Tevere, di piccoli approdi, magazzini, mercati, stazioni di sosta e pedaggio.
(©L'Osservatore Romano 25 ottobre 2012)