Il 6 novembre a Milano, alla Biblioteca Ambrosiana, con il convegno "Giovanni Colombo e il suo tempo. Statura e originalità di un maestro e di un pastore" - aperto dall'i
ntervento del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano - si inaugura l'anno dedicato alla memoria del cardinale Giovanni Colombo che è stato arcivescovo della diocesi milanese dal 1963 al 1979. Tra i relatori anche monsignor Inos Biffi, autore del libro Il cardinale Giovanni Colombo (Milano, Jaca Book, 2012, pagine 764, euro 78) al quale è dedicato il seguente articolo.Inos Biffi forse non scriverà mai la biografia dell’a rcivescovo di Milano (1963-1979) Giovanni Colombo (1902-1992). L’intenzione probabil-mente rimarrà tale «perché la vita umana — scrive lo stesso Biffi — osti-natamente breve non riesce a conte-nere i progetti che oltrepassano sem-pre i suoi confini». Ma in questi an-ni il dovere esigente della testimo-nianza lo ha spinto, con urgenza quasi ansiosa, a scrivere, a ricordare, a raccogliere e pubblicare documenti e soprattutto a riflettere e interpreta-re. E, se non ha realizzato un’o rd i -nata e coerente narrazione, con que-sta molteplicità di tessere sparse Biffi ha fatto forse più di un compiuto e definitivo mosaico, per il quale sarà necessaria una maggiore distanza cronologica dal protagonista e dagli eventi. E invece è proprio il coinvol-gimento esistenziale nelle vicende narrate a rendere gli scritti colombia-ni di Biffi preziosi, per ricostruire vi-ta, attività e pensiero dell’a rc i v e s c o -vo ambrosiano ma anche per defini-re idee e posizioni dello stesso Biffi. L’oggettività delle fonti e dei do-cumenti si intreccia così con la sog-gettività dei ricordi dinos qui cum eo fuimus. Una soggettività che non al-tera, non inquina ma anzi tutto ren-de appassionante, come specchio di molteplici vite. «Non sempre l’affettuosa me-moria, col passare del tempo, fa velo alla ve-rità; qualche volta, scioglie i grumi e la-scia cadere le sco-rie, delineando più nitidi i contorni e facendo sorgere più obiettivo il giudizio». Biffi scrive in nome di una lunga “clientela”: adolescente, conobbe Colombo nel 1950, quando era rettore nel Seminario liceale di Venegono. Da allora non lo ha più lasciato, rimanendogli vicino nelle due grandi imprese della riforma del rito ambrosiano e nell’edizione bilin-gue delle opere di Ambrogio, sino agli ultimi anni, nell’operoso ritiro nell’antico Seminario di Corso Vene-zia. E la sua vita ne è rimasta così indelebilmente segnata e plasmata. Di Biffi le Nuove Edizioni Duo-mo pubblicarono nel 2002 Il cardi-nale Giovanni Colombo. Un maestro di sapienza cristiana sulla cattedra di sant’Ambrogio. Capitoli e appunti per una biografia, con presentazione del cardinale Giacomo Biffi. L’anno do-po, lo stesso editore diede alla luce Nuovi saggi sull’arcivescovo Giovanni Colombo. Ricordi, diari, studi, con presentazione di Antonio Rimoldi. I due volumi, del 2002 e del 2003, confluiscono ora a formare la parte principale del nuovo volume degli «Opera omnia» di Biffi (Il cardinale Giovanni Colombo, Milano, Jaca Book, 2012, pagine 764, euro 78). La parte principale, non la totalità. Quasi duecento pagine del volume raccolgono altri importanti lavori di Biffi: le edizioni di due diari di Co-lombo negli anni liceali (1920-1922), delle lettere (1944-1992) al presbitero Emilio Rivolta e di due saggi sulla direzione spirituale (Glossa, 2006) e le introduzioni alle raccolte degli scritti del cardinale su Manzoni (Ja-ca Book, 2009) e, di prossima pub-blicazione sempre per Jaca Book, dei suoi saggi su Figure letterarie e cristianesimo. Nulla di nuovo, dunque? La lettu-ra del volume induce a una risposta diversa. Forse solo la raccolta di tutti o almeno della maggior parte degli interventi di Biffi su Colombo per-mette di cogliere il senso del lungo e appassionato sforzo dello studioso e, al tempo stesso, di percepire l’imma-gine che del cardinale questo testi-mone-interprete vuole a tutti i costi trasmettere al futuro. Un testimone-interprete che (come tutti i lettori dell’«Osservatore Romano» sanno) è anche un fine teologo e un attento storico, che si confronta e continua-mente si alimenta con figure di un repertorio a lui familiare e caro: Am-brogio, Anselmo, Bernardo, Tomma-so, le personalità della teologia mo-nastica ma anche i loro più accorti interpreti contemporanei, da Marie-Dominique Chenu a Jean Leclercq Poco prima dei due volumi del 2002 e del 2003, Biffi pubblicò an-cora per le Nuove Edizioni Duomo una raccolta di saggi, anch’essa ora ripresa in un apposito volume degli «Opera omnia», col titoloFigure e vicende della Chiesa ambrosiana (2001). E in questa splendida galle-ria fra due secoli sfilano Paolo Ange-lo Ballerini, Luigi Nazari di Calabia-na, Andrea Carlo Ferrari, Achille Ratti, Eugenio Tosi, Ildefonso Schu-ster, Giovanni Battista Montini. Chi dunque più di Biffi può definire il significato della vita e dell’opera di Colombo sullo sfondo di una storia come quella della Chiesa di Milano di cui Biffi, come pochi, ama, cono-sce e studia la liturgia? Insomma, questo volume colom-biano, che inaugura un anno dedica-to alla memoria dell’a rc i v e -scovo, è il frutto di un’eccezionale e straordinaria conver-genza, nel suo autore, di interessi e di esperienze, di passioni e di preoccupazioni, di fati-che e di speranze, che lo rende av-vincente e affascinante, con la forte impronta che Biffi sa dare a tutti i suoi interventi. Ha perfettamente ragione l’a l t ro Biffi, l’arcivescovo emerito di Bolo-gna e cardinale Giacomo, quando con la consueta lucidità delinea l’in-tento di questo tenace impegno: «riuscire a far arrivare alle genera-zioni future (...) il tesoro dei pensie-ri, degli insegnamenti, degli esempi del cardinale Giovanni Colombo», per «salvare la memoria di una straordinaria personalità umana, cri-stiana, sacerdotale, contro il pericolo non ipotetico di un oblìo spensierato e stolto». «Con metodologia inecce-pibile — prosegue l’arcivescovo eme-rito di Bologna — egli ha raccolto ogni possibile testimonianza, ha scandagliato i manoscritti accessibili del suo protagonista, ha percorso le note segrete e i diari più riservati, ponendo il tutto a confronto dialet-tico con la sua privilegiata esperien-za diretta: nessuno più a lungo, complessivamente, di lui e nessuno meglio di lui ha potuto conoscere personalmente il Colombo rettore, il Colombo arcivescovo, il Colombo degli ultimi anni (anch’essi non privi di luci preziose)». Ne emerge un «ritratto riuscito», «senza esaltazioni arbitrarie e senza incomprensioni malevole», che non tace i limiti di una «personalità ecce-zionale», di «una statura non comu-ne», ma che soprattutto sa rendere conto di una figura complessa nella quale l’«aristocrazia dell’intelligenza e del gusto» segnò nativamente «questo figlio di operai». Uno dei tanti «ossìmori esistenziali» (la defi-nizione è ancora di Giacomo Biffi) di Colombo ricondotti a unità da un costante amore per Gesù Cristo (così evidente nello splendido epistolario con don Rivolta), sentito come una «persona viva, presente, vicina». Questo cristocentrismo spirituale, prima che estetico, «arde e divampa nel cuore del suo mondo inte-riore» sino alle estreme, accorate parole del testa-mento del 18 febbraio 1980: «Figli della Chiesa ambrosiana, credete in Gesù Cristo, perché sen-za di Lui non c’è vera salvezza, né vera libe-razione». Dopo quasi qua-rant’anni vissuti co-me educatore, co-me docente di lettere prima nel seminario ginnasiale di San Pietro Martire a Se-veso (1926-1931), poi nel seminario li-ceale di Ve-negono (1931-1939) e come retto-re del semi-nario liceale (1939-1953) e infine come rettore maggiore dei seminari milanesi (1953-1963), quest’uomo che avrebbe voluto dedicarsi piuttosto agli studi e all’insegnamento universitario fu chiamato in pochi giorni da Paolo VI alla cattedra ambrosiana. E l’uomo, che da educatore non era mai appar-so conformista, che si era sempre mostrato «“ap erto” e innovatore quando il contesto ecclesiastico ac-centuava le propensioni guardin-ghe», da vescovo non si fece mai «ammaliare dalle molte voci di chi, lusingandosi di arrivare alla qualifica di “p ro f e t a ”, si faceva propugnatore dei più spericolati progetti di rifor-ma». E in quegli anni splendidi e terribili, fra l’inizio del concilio e i cupi omicidi brigatisti,praeclara doc-trina prudentique consilio Ambrosia-nam rexit ecclesiam (sono le parole dell’epigrafe sulla tomba del cardile (1939-1953) e infine come rettore maggiore dei seminari milanesi (1953-1963), quest’uomo che avrebbe voluto dedicarsi piuttosto agli studi e all’insegnamento universitario fu chiamato in pochi giorni da Paolo VI alla cattedra ambrosiana. E l’uomo, che da educatore non era mai appar-so conformista, che si era sempre mostrato «“ap erto” e innovatore quando il contesto ecclesiastico ac-centuava le propensioni guardin-ghe», da vescovo non si fece mai «ammaliare dalle molte voci di chi, lusingandosi di arrivare alla qualifica di “p ro f e t a ”, si faceva propugnatore dei più spericolati progetti di rifor-ma». E in quegli anni splendidi e terribili, fra l’inizio del concilio e i cupi omicidi brigatisti,praeclara doc-trina prudentique consilio Ambrosia-nam rexit ecclesiam (sono le parole dell’epigrafe sulla tomba del cardile (1939-1953) e infine come rettore maggiore dei seminari milanesi (1953-1963), quest’uomo che avrebbe voluto dedicarsi piuttosto agli studi e all’insegnamento universitario fu chiamato in pochi giorni da Paolo VI alla cattedra ambrosiana. E l’uomo, che da educatore non era mai appar-so conformista, che si era sempre mostrato «“ap erto” e innovatore quando il contesto ecclesiastico ac-centuava le propensioni guardin-ghe», da vescovo non si fece mai «ammaliare dalle molte voci di chi, lusingandosi di arrivare alla qualifica di “p ro f e t a ”, si faceva propugnatore dei più spericolati progetti di rifor-ma». E in quegli anni splendidi e terribili, fra l’inizio del concilio e i cupi omicidi brigatisti,praeclara doc-trina prudentique consilio Ambrosia-nam rexit ecclesiam (sono le parole dell’epigrafe sulla tomba del cardinale e non si poteva dire meglio). Nel volume di Biffi si troverà a proposito di Colombo un po’ di tutto: il decisivo rapporto con Giulio Salvadori, incontrato nel 1926 all’Universi-tà Cattolica del Sacro Cuore, dal quale pre-se ispirazione per una lettura interiore degli autori; la passione per la letteratura, sempre alla ricerca della presenza o della ricerca di Cri-sto; l’immagine dell’educatore e del maestro di spiritualità che alla scuola di Francesco di Sales non impone ma istruisce, indica e mostra, con un senso della d i s c re t i o edel modus, che lo assimila all’impostazione di Bene-detto, Gregorio Magno, Bernardo, e con un rispetto per le coscienze che lo avvicina a Newman; ma anche la sapienza forte ed equilibrata del pa-store che seppe, con i celebri cinque «Discorsi di Sant’Ambrogio» (1974-1978), parlare a una città smarrita e ferita con un coraggio e una deter-minazione che lo fece spiccare nell’episcopato italiano come punto di riferimento indiscutibile, nell’ade-sione o nel rigetto. E poi ancora i rapporti con Cesa-re Angelini e Tommaso Gallarati Scotti, con Eugenio Montale e Ric-cardo Bacchelli; ma anche la traccia lasciata in lui da un corso di esercizi spirituali predicati a Rho nel settem-bre 1975 dal gesuita Carlo Maria Martini, che meno di cinque anni dopo gli sarebbe succeduto sulla cattedra di Ambrogio (ma, nel volu-me, non si nascondono anche le di-vergenze fra i due arcivescovi, come ad esempio a proposito della trasla-zione, poi non avvenuta, del corpo di Alessandro Manzoni, «catechista del popolo cristiano», nel duomo di Milano). Una delle sezioni più interessanti del volume è la preziosa raccolta di testimonianze — circa centotrenta pagine — su Colombo, introdotte, annotate e commentate spesso con sapide osservazioni da Biffi. Si suc-cedono così i ricordi di Delfino Na-va, Peppino Uboldi, Anacleto Caz-zaniga, Gaudenzio Zaninetti, Cele-stino Melzi, Enrico Manfredini e al-tri ancora. Ognuno coglie un aspet-to del cardinale (talvolta conosciuto ancora giovane chierico in semina-rio) e nella rifrazione delle tante prospettive si staglia il profilo di un uomo per natura imperioso e impul-sivo, incontentabile per perfezioni-smo, esigente con se stesso prima ancora che con gli altri, capace di vedere il limite delle cose, dei ragio-namenti, delle persone; ma che sape-va correggere questa inclinazione scettica e disincantata con una conti-nua disciplina di se stesso, con un controllo e un dominio di sé tutti ri-volti a una sequela di Cristo e del Vangelo, lineare e coerente sino al termine della sua vita. Non si leggono allora senza emo-zione le pagine di Francantonio Ber-nasconi, l’ultimo suo segretario, l’an-gelo custode «affettuoso e paziente» che gli fu accanto nell’ultima stagio-ne, nell’antico seminario di Corso Venezia: una vecchiaia dolorosamen-te segnata dalla malattia e della pro-gressiva invalidità ma al tempo stes-so luminosamente percorsa dal «ri-chiamo irresistibile di una nuova au-rora, sotto nuovi cieli, nell’appro do di una nuova terra». Attraverso le testimonianze e i ri-cordi lo scenario allora si allarga e si dilata: non solo la storia di un uomo ma quella di una Chiesa e di un po-polo, la Chiesa ambrosiana e lom-barda del Novecento, con le figure maggiori e minori che la animano e la compongono, con le sue pratiche educative e di pietà, con la vita cri-stiana dei dotti e dei semplici: cele-bri teologi, educatori, prelati come Francesco Petazzi, Carlo Figini, Car-lo Colombo, Bernardo Citterio, Enrico Galbiati, ma anche l’umile suor Maria Michele Carando, delle Suore dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, maestra di Colombo alle elementari di Caronno Milanese (og-gi Caronno Pertusella), senza la qua-le certamente Colombo non sarebbe divenuto quello che fu. Pur nella sua originale e singolare eccezionalità, Giovanni Colombo al termine del volume ci appare più che mai figlio della sua Chiesa e del-la sua gente. Si comprende allora che il gesto della mamma Luigia di prendere, con «immensa tenerezza», il piccolo Giovanni sotto lo scialle per bisbigliargli nel modo più natu-rale possibile le verità della fede, esprime plasticamente il rapporto di Colombo con la fede semplice e pro-fondissima della terra ambrosiana, di quel popolo plasmato da Ambrogio e da Carlo che continuamente gene-ra alla vita cristiana. Una lezione che si trae dal volume di Biffi, pre-ziosa in epoca di «nuova evangeliz-zazione» e di «anno della fede». Come a dire: non ci sono canali più efficaci e sicuri delle parole sussurra-te da una mamma all’orecchio del suo bambino
(©L'Osservatore Romano 5-6 novembre 2012)