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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

AssumptionC’è una sorta di maschilismo becero che cosifica la donna pensando ad essa come ad un oggetto "per il piacere”, sotto varie forme.

C’è anche un maschilismo più raffinato che “venera” il femminile ed il suo unicum ponendolo su un piedistallo, magari eccelso, ma facendone comunque un feticcio.
Accade talvolta nella devozione che capitola nel devozionismo mariano che è ben diverso dalla "devozione" correttamente intesa.

 

Questo risponde sempre al desiderio di cosificare ed oggettivare e ben si sposa, da altra parte, talvolta con il desiderio della donna di essere fotografa del tutto, capace di tutto, divisa nel multi-ruolo esistenziale, maschile e femminile, maniaca del controllo e delle situazioni, nel modo totalizzante che la rende una “super-donna”, meglio una “oltre-donna”, Überfrau.
Più di un uomo, più di una donna, un “tutto” delirante che sacralizza il suo esser-ci e il suo scegliere.

Il potere, una Gezabele, biblicamente parlando.

I frutti di questo modo di pensare lo vediamo nelle derive abortiste, sia di chi vende che di chi compra il terribile prodotto della negazione della vita e nella negazione del maschio. Inasprendo, tra l'altro, l’incomprensione nell’umanità tra l’uomo e la donna.

Maria non era così e per Maria non è così.
Queste visioni degradate non sono il pensiero di Dio ma deformazione del nemico. Che "frammentizza" l'uomo e la donna dal di dentro, perchè nega l'essenziale legato al nome di Maria e a ciascuno di noi: siamo amatissimi da Dio.

E dunque, forte di questo Amore, Maria è tutta polarizzata nel Signore. Lei, per noi, non è preziosa solo in quanto donna (e che donna!) ma in quanto vetta dell’umanità cristificata.
In tale senso lei è la Primogenita nel Primogenito ed è l’ultimo-genita in Colui che è anche compimento.

Lei è bella perché è culmine di quello che l’umanità può essere vista da secoli eterni dall’Amore di Dio, Uno e Trino; umanità amatissima di Dio, fonte primaria di stupore, dello stupore di Dio, del "molto buono" del Creatore.

La Festa di oggi dunque è compimento e necessità dell’Annunciazione perché è festa dell’Incarnazione, da quel momento e da quel sì! di Maria noi siamo più compiutamente inseriti nella vita divina e la Festa di oggi ci rende sempre più vicini con la nostra umanità al Cielo.

Ed abbiamo Lei che è pienamente rappresentante dell’umanità e della Chiesa ed è presente per orientare e ri-orientare, sempre e in ogni situazione, il nostro sguardo a Cristo, unico Signore, Salvatore e Redentore.

Anche noi, con Lei, possiamo comporre il nostro Magnificat cercando, sempre con Lei (e con Giuseppe), l’ultimo posto, la Diakonia che tutto sostiene.
Coloro che sperimentano l'Amore di Dio non cercano altro che essere sottomessi e servire.
Perché il Signore "ama chi dona con gioia" (2Cor. 9,7) nella gioia, per la gioia.
La Carità allora non si ferma, non si impantana ma circola come il sangue e per il "principio dei vasi comunicanti nella fede" innalza la trasfigurazione propria ed altrui.
Senza appropriazioni, senza vanità, senza piccinerie e miserie.
E se queste ci sono vengono dissolte come neve al Sole.

Perché questo è il vero potere condividere l'essere amatissimi da Dio e nulla più.

E Maria ci trasmette e ci ricorda questo, tutta per Dio e tutta per noi.


PiEffe