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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Papa Francesco Porziuncola 2013
Ἔλεγεν ⸀δὲ παραβολὴν αὐτοῖς πρὸς τὸ δεῖν πάντοτε προσεύχεσθαι ⸀αὐτοὺς καὶ μὴ ἐγκακεῖν"

“Pregate sempre senza essere influenzati negativamente dalla stanchezza interiore (e perdere il vostro cuore)” (Lc. 18,1)

"Τῇ προσευχῇ προσκαρτερεῖτε, γρηγοροῦντες ἐν αὐτῇ ἐν εὐχαριστίᾳ,"

“Pregate con perseveranza ricordando sempre di ringraziare Dio” (Col. 4,2)

Il “pregare sempre” è funzionale a cosa?
Alla preghiera “parolaia”?
No, piuttosto, al mantenere il cuore a contatto continuo con il Cuore, con gratitudine.

Il discepolo di Gesù vive di ascolto continuo e di presenza continua davanti al Maestro e Signore.

Come la sposa verso lo Sposo e come lo sposo verso la sposa.
La preghiera è trasfigurazione della carnalità perché la carnalità e l'esistenza diventi preghiera.

La preghiera verbale, necessaria,
la preghiera litanica, necessaria,
la preghiera salmodica, fondamentale,
la preghiera Eucaristica, ineludibile,
mantiene ciascuno di noi alla presenza del Signore.

Pertanto ogni cosa che facciamo e tanto più ogni gesto di donazione fraterna, dal servizio all’ascolto, dal perdono al rispetto, dal portare un peso all’umiliazione, che possiamo vivere, non è alternativa alla preghiera ma è la vita nella Preghiera.
È la vita nello Spirito Santo.

È il contatto continuo con lo Sposo.

Per tale motivo la Liturgia è Culmen et Fons.
Perché tutto parte dalla Liturgia, la vita permane in essa, senza stancarci, senza dissipazioni del cuore, ringraziando e lodando, essendo essa stessa Liturgia vivente, e tutto torna nella Liturgia, per Cristo con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo verso il Padre.

Il Paradiso non sarà altro che questo, una continua preghiera sponsale con Dio uno e trino e di comunione "sponsale" fra noi in Dio, con tutta la pienezza dell’essere e dell’amore possibili; e senza peso alcuno nella miseria dell’appropriazione.

Per contro, tutto ciò che è dissipazione, obnubilamento dissipatorio ed idolatrico, sclerocardia, mondanità, rigidità, mancanza di carità, mormorazione, avarizia, lussuria, gola, accidia, superbia,
porta e ci fa entrare nella “stanchezza interiore” (ἐγκακεῖν) che porta il cuore (e la ragione) a perdersi nel nulla e nel nostro malato ombelico.
Spezzando la continua preghiera nella Preghiera del Verbo fatto carne, Signore Risorto, che tutto sostiene e che costantemente ci immette presso il Padre.

Però, ringraziando, Dio è più grande di ogni nostra debolezza e del nostro cuore e nulla è impossibile a Lui.
Preghiamo dunque costantemente e preghiamo costantemente gli uni gli altri, senza dissipazione e con profonda appartenenza.

Perché una donna ed un uomo valgono tanto quanto pregano.

PiEffe