Versione italiana dell'intervista in lingua spagnola presente qui
Omnes intervista il cardinale Agostino Marchetto, considerato uno dei maggiori esperti del Concilio Vaticano II.
per gentile concessione del Card. Agostino Marchetto
D. Come spiegare ai più Giovani il concilio Vaticano II?
- Card. Agostino Marchetto: Ecco che arriva Papa Giovanni che lo fa dopo tutti i tentativi che gli altri pontefici avevano fatto per convocare un concilio senza riuscirci, perché pensavano che non c'erano occasioni, che la situazione non era ancora sufficientemente matura. Ed ecco che lui dice facciamo il Concilio che possa rispondere al mondo "Che cosa è la Chiesa" e allo stesso tempo cosa può fare la Chiesa per il mondo,
Queste due grandi questioni fondamentali che poi sono state poste da colui che diventerà Paolo VI all'inizio del Concilio: “Chiesa che dici di te e cosa tu dici al mondo di oggi” (discorso Card. Montini 5 dicembre 1962, qui), in un mondo cambiato, questo mondo nuovo nel quale ci troviamo, con una crisi già in atto. Non era una situazione del tutto tranquilla quando il Papa Giovanni ha convocato il Vaticano II. Anche qui il Papa che poi sarà Paolo VI aveva il desiderio di dare una risposta all’evangelizzazione e alla promozione umana integrale a favore del mondo d'oggi. Il Papa Giovanni aveva una grande esperienza tra l'Oriente e l'Occidente e aveva una capacità e la formazione storica e conciliare e la propensione e la possibilità di convocare e guidare fin quando poteva per la sua vecchia età il concilio Vaticano II.
D. Lei era un giovane in quell'epoca
- Card. Marchetto: Io stavo ancora in seminario e ascoltavo e forse mi meravigliavo anche del coraggio della Chiesa in questa realtà nuova e di questo desiderio di venire incontro al mondo attuale, per cui seguivo tutto con molto interesse. Avevamo un professore nel nostro seminario -io sono di Vicenza- che quando veniva da Roma portava tutte le pubblicazioni, particolarmente in francese che riguardavano il concilio, ed era così gentile che ce le lasciava in consultazione. Quindi confesso che ho sentito attraverso le pubblicazioni, tutto quel travaglio che si stava vivendo per il bene della chiesa e del mondo e per essere fedeli a quello che è il messaggio dell'evangelizzazione.
D. Il concilio Vaticano secondo ha voluto essere non dogmatico ma pastorale che significa?
- Card. Marchetto: Io dico piano a questa affermazione che “non ha voluto essere dogmatico e invece essere pastorale”!, visto che non c'è pastorale se non c'è una realtà dogmatica e dottrinale che la sostiene, no? Questo è il mio pensiero.
Evidentemente quelli che dicono “non è pastorale ma quello che vogliamo è dogmatico”, dimenticano ciò che vediamo nella costituzione della chiesa. Vediamo quanto dogma vi è lì, nel senso di verità teologica di quello che è la tradizione della Chiesa, la parola di Dio e tutte le altre realtà che compongono il mistero della Chiesa.
Quindi non possiamo fare queste distinzioni come fanno alcuni, perché se no, facciamo una divaricazione e non ci troviamo più. Questa è la grande questione: bisogna pensare al Vaticano II come una base di dogma, nel senso di tradizione e sviluppo armonico dell'unità dell'unico soggetto Chiesa, come ha detto Benedetto XVI, ma che è il pensiero di tutti i papi conciliari, iniziando da Papa Giovanni fino al nostro Papa Francesco.
D. Una persona che dice che non crede negli ultimi papi o nel papa attuale non appartiene alla Chiesa.
- Card. Marchetto: E chiaro lo ha detto bene
D. La stessa cosa vale per chi non crede nel Concilio?
- Card. Marchetto: Infatti io credo che sia la stessa cosa, adesso per questa situazione di ultima crisi scismatica che abbiamo affrontato recentissimamente si parla di due difficoltà a riconoscere la cattolicità di questo arcivescovo e cioè: la prima che non accetta il Papa attuale; secondo che neanche accetta il Concilio Vaticano II.
Dunque queste due dimensioni se non sono accettate, fa che la persona che così si esprime -pur sempre con desiderio di aiutare di accogliere di camminare insieme, di fare un dialogo- queste due realtà se non sono accettate fanno che la persona si mette fuori della Chiesa cattolica. Non è la Chiesa cattolica che gli mette fuori -ci potrà anche essere un tribunale, ci può essere un giudizio ecc. e questa è un'altra questione- ma è la persona che si è messa fuori dalla Chiesa Cattolica.
D- Quindi ci può essere un'auto esclusione anche se la chiesa non si pronuncia
- Card. Marchetto: Questo è perfettamente vero quando una persona non accetta il Papa e quando non accetta il Concilio Vaticano II, perché sono due elementi che caratterizzano lo scisma rispetto alla Chiesa cattolica.
D. Nel caso di Mons. Viganó sembrerebbe che la scomunica è avvenuta perché ci sono seguaci che possono credere sia cattolico, e quindi la Chiesa chiarisce che lui non lo è. Ma in realtà lui si sarebbe escluso molto prima?
- Card. Marchetto: Ma mi scusi, un vescovo cattolico che si fa ordinare da un altro vescovo che è escluso dalla comunione cattolica, le pare che si può dire ancora cattolico?
D. Aldilà del caso Viganó, c'è gente che mette in dubbio il Vaticano II. Questa gente in che misura si può dire ancora che sia cattolica?
- Card. Marchetto: Se ha la disposizione di fare un dialogo vero con la Chiesa cattolica, possiamo ancora attendere che trovi la possibilità di chiarire la sua posizione e comprendere la posizione della Chiesa cattolica. Ma se è una questione di principio, deve chiarire le sue cose e trovare la sua posizione.
D. Si potrebbe quindi dire che quella persona sia cristiana, ma non che sia cattolica.
- Card. Marchetto: Lei fa una distinzione che mi sembra normale. Anche se aggiungo che essere oggi cattolico è una maniera straordinaria di aiutare l'unione dei cristiani.