L'icona stessa della ricorrenza mette in evidenza i diversi aspetti presenti nei testi liturgici: il corteo delle dieci fanciulle che accompagnano Maria, con riferimento al vangelo di Matteo ("vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine"); Zaccaria che introduce Maria nel tempio e nel Santo dei Santi: "Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio"; infine il cibo con cui Maria è alimentata dall'arcangelo Gabriele, prefigurazione del cibo che è la Parola di Dio e i santi doni che si ricevono nella Chiesa.
Il canone del mattutino è attribuito a Giorgio (+860), metropolita di Nicomedia, autore di diversi testi entrati nella liturgia bizantina. Lungo le nove odi del mattutino si snoda, a partire dai titoli dati alla Madre di Dio, il tema centrale della festa: Maria entra nel tempio di Dio per diventare lei stessa tempio del Verbo di Dio.
A partire dall'immagine veterotestamentaria dell'arca dell'alleanza, Maria è anche chiamata arca, ricettacolo di colui che è la vera alleanza tra Dio e l'uomo: "Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi. Meravigliosamente, o pura, la Legge ti ha prefigurata come tenda e urna divina, come singolare arca, velo e verga, tempio indissolubile e porta di Dio". Il titolo di tabernacolo si riferisce poi a Cristo stesso: "Oggi è condotta al tempio la Vergine tutta immacolata, per divenire tabernacolo di Dio, re dell'universo; mentre è ancora bambina nella carne; e il grande sacerdote Zaccaria lieto l'accoglie come tabernacolo di Dio, la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, sovrano universale e Dio di tutte le cose".
Il titolo più presente in tutto il canone della festa è quello di tempio. Essa è il tempio che accoglie Dio stesso: "Oggi il tempio vivente della santa gloria del Cristo Dio nostro, la pura, la sola benedetta tra le donne, è presentata al tempio della Legge per dimorare nel santo dei santi. È posto all'interno del tempio di Dio il tempio che accoglie Dio, la Vergine santissima".
L'innografo Giorgio, a partire dall'immagine della porta del tempio invalicabile presa dal profeta Ezechiele (44, 1-3), vede Maria che diventa lei stessa anche porta invalicabile nella sua verginità, entrata del Verbo di Dio nel mondo nella sua incarnazione: "La porta gloriosa, inaccessibile ai pensieri, varcate le porte del tempio di Dio, ci invita ora a riunirci a godere delle sue divine meraviglie; la Legge ti ha prefigurata come tenda e urna divina, come singolare arca, velo e verga, tempio indissolubile e porta di Dio; vedendoti profeticamente Salomone come colei che avrebbe accolto Dio, ti chiamò con parole enigmatiche porta del re, vivente fonte sigillata, o Madre di Dio, dalla quale è sgorgata l'acqua limpida".
Ognuna delle odi del canone di Giorgio di Nicomedia si chiude con una strofa che dà la chiave cristologica di tutto il testo: "Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi; al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato, e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato; virgulto dalla radice di Iesse, e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato".
(©L'Osservatore Romano 20 novembre 2011)