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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
1078324-cristoantonellodamessinadi NICOLA GORI

Il sacramento della penitenza, la sua natura, le sue implicazioni nella vita dei fedeli, ma anche il confessionale quale luogo di evangelizzazione, la formazione delle coscienze, le indulgenze. Sono solo alcuni dei temi trattati durante il XXIVcorso sul foro in-terno promosso dalla Penitenzie-ria Apostolica, che si è concluso venerdì pomeriggio 8 marzo. In questa intervista al nostro gior-nale, sua eccellenza monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica, illustra il senso e le finalità di questa inizia-tiva.

Ci può spiegare brevemente perché la carica del Penitenziere Maggiore non decade durante la Sede vacante?

L’istituzione della figura del cardinale penitenziere maggiore nella Chiesa ha origini antichissi-me. La sua creazione fu dovuta al riconoscimento sempre più ampio dato al Papa dellafacultas ligandi e della facultas absolvendi da pene e censure, che comportò nel corso dei secoli un consistente aumento delle richieste dirette da ogni par-te d’Europa verso Roma. Per po-tervi far fronte, i Papi delegarono quindi la facoltà di trattare deter-minate materie e di curare le con-fessioni a un cardinale, designato già a partire dalXIIIsecolo come maior poenitentiarius. Attualmente, nella persona del cardinale peni-tenziere maggiore, Manuel Mon-teiro de Castro, si concentrano tutte le facoltà e le attribuzioni della Penitenzieria Apostolica. È difficile numerarle, considerando l’ampia gamma di casi di coscien-za che si possono presentare. Si può affermare che il Pontefice gli ha affidato nel foro interno il pie-no esercizio della potestà delle chiavi. Pertanto, come previsto dalla costituzione apostolica Pa-stor bonus, articolo 6, e dalla co-stituzione apostolica Universi do-minici gregis, al numero 14, il peni-tenziere maggiore non cessa dall’incarico nemmeno durante la Sede vacante in considerazione delle sue rilevanti e delicate fun-zioni collegate con il bene spiri-tuale delle anime secondo l’antico principio tutt’ora vigente nella Chiesa, che la salus animarum su-prema lex est. Anzi, va anche ri-cordato che perfino durante lo svolgimento del conclave, il Tri-bunale della Penitenzieria Apo-stolica ha la possibilità di sotto-porre al penitenziere maggiore ca-si di coscienza o situazioni parti-colari di penitenti che richiedono una immediata e urgente soluzio-ne.

Può tracciare un bilancio del corso di quest’anno sul foro interno?
Annualmente, durante il perio-do quaresimale, che è propria-mente il tempo liturgico della conversione e del ritorno sincero a Dio, Padre ricco di misericor-dia, la Penitenzieria Apostolica offre ai novelli sacerdoti e ai dia-coni di prossima ordinazione il tradizionale corso sul foro inter-no, che quest’anno ha raggiunto il numero di 550 partecipanti. De-stinatari del corso sono dunque i preti ordinati di recente, i diaconi e i candidati al sacerdozio che frequentano l’ultimo anno del curriculum formativo degli studi in vista del presbiterato. Oggetto particolare del corso sono stati al-cuni temi di teologia morale e di diritto canonico, di speciale deli-catezza e rilevanza, relativi al sa-cramento della penitenza. I suoi elementi dogmatici, morali e ca-nonistici si presuppongono svolti nelle università o negli istituti teologici frequentati dagli alunni. Tuttavia, nell’ambito del corso, sono emerse domande di appro-fondimento e di chiarimento su alcuni elementi istituzionali che gli stessi partecipanti hanno rivol-to, di volta in volta, ai relatori. È stata privilegiata la parte pratica relativa alla retta amministrazione del sacramento e alla soluzione di casi complessi o particolarmente delicati che, nella confessione, vengono sottoposti al giudizio e alla misericordia della Chiesa. Il quadro è stato completato con le informazioni necessarie per redi-gere e inviare le domande o i ri-corsi da sottoporre alla Peniten-zieria Apostolica circa le materie esclusivamente a essa riservate o che utilmente possono essere a es-sa inoltrate.

Possiamo individuare un legame tra sacramento della Penitenza, Anno della fede e nuova evangelizzazione?
Certamente. Il corso di que-st’anno, infatti, s’inserisce nel contesto, tutto particolare, del-l’Anno della Fede e si è svolto a poco tempo di distanza dalla conclusione della XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema dell’evangelizza-zione. È stato opportunamente ri-badito da alcuni padri sinodali che «la nuova evangelizzazione passa anche attraverso il confes-sionale». Il sacramento della pe-nitenza è strumento efficace che rigenera l’uomo dal di dentro, in quanto lo aiuta a cogliere la veri-tà di sé stesso, quella cioè di esse-re figlio prediletto del Padre, ric-co di misericordia, sempre dispo-sto a donargli incondizionatamen-te il proprio perdono e la pace. È nel confessionale, infatti, che ogni sacerdote, assolvendo il penitente dal peccato commesso, diventa comunicatore privilegiato della divina misericordia, che penetra nell’intimo di ogni coscienza fino al punto da provocarne la conver-sione del cuore e la gioia della salvezza ritrovata. Evangelizzare non è soltanto portare una dottri-na, annunciare delle verità. Evan-gelizzare è soprattutto proclamare la buona notizia evangelica capa-ce di toccare il cuore degli uomi-ni e di aprirlo all’accoglienza dell’amore di Dio.

Quali ricadute nell’attività pastorale dei sacerdoti produce il corso?
Il corso assume una notevole rilevanza pastorale, in quanto ha come scopo quello di far sì che il sacramento della riconciliazione venga maggiormente avvertito co-me via privilegiata per la nuova evangelizzazione all’interno delle nostre comunità ecclesiali, religio-se e parrocchiali. La consapevo-lezza che l’amore di Dio è più grande di ogni peccato è sempre una luce di speranza per il mon-do. I frutti di questi incontri an-nuali hanno un concreto riscontro nell’attività quotidiana del nostro dicastero, il quale — essendo il Tribunale Apostolico della miseri-cordia e della pietà — viene con crescente interesse interpellato e conosciuto per la sua missione fondamentale nella Chiesa che è la salus animarum. Nella cura pa-storale delle anime, se si vuole promuovere veramente oggi la nuova evangelizzazione, i sacer-doti devono esortare i fedeli a fre-quentare il confessionale, impe-gnandosi in prima persona a de-dicare più tempo e disponibilità all’amministrazione di questo pe-culiare sacramento. Una pratica più frequente non può che favori-re la formazione della coscienza e la riconciliazione, aiutando a su-perare le paure e a lottare contro il male. Non dobbiamo dimenti-care che tale sacramento oltre a rimettere i peccati ha un grande potere terapeutico di guarigione e, pertanto, può aiutare i cristiani a rispondere con maggiore slancio alla personale e universale chia-mata alla santità, che è lo scopo primario della nuova evangelizza-zione e di ogni attività pastorale ed ecclesiale.

© Osservatore Romano - 9 marzo 2013