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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
liberta nello SpiritoL’esempio da seguire è quello rappresentato dall’incontro di Filippo con l’etiope riportato negli Atti degli apostoli, testo che, secondo monsignor Fisichella, «può essere assunto come icona del nuovo evangelizzatore»: Filippo è chiamato ad «alzarsi» e mettersi in cammino per raggiungere l’etiope: si tratta di due soli personaggi ma in realtà «il cuore di tutto il racconto è l’azione di Dio che apre il cuore dei due per farli diventare annunciatori convinti del Vangelo di Gesù Cristo».
La simpatia per il destinatario, ha sottolineato Fisichella, è un tratto fondamentale della nuova evangelizzazione. «Quando avviciniamo qualcuno lo dobbiamo fare con “dolcezza” e “rispetto” sapendo che mettiamo in gioco la sua libertà». E così fa Filippo, toccato dallo Spirito, che evangelizza facendo breccia nel cuore e nella mente dell’etiope che sceglie di battezzarsi, abbracciando una nuova condizione. In quel momento anche lui diventa evangelizzatore. Bisogna quindi fare tesoro della loro testimonianza e imparare anche noi «a essere obbedienti alla voce dello Spirito» lasciando tutto alle spalle per seguirlo e correre per strada «per raggiungere quanti hanno desiderio e nostalgia di Dio».
Nel prosieguo della catechesi monsignor Fisichella si è soffermato a parlare del senso della vita dell’uomo, invitando, per avere certezze, a guardare a Maria, icona di fede, obbediente ma che si interroga sulla propria chiamata e allo stesso tempo si affida scoprendo che «solo all’interno del mistero la sua esistenza acquista un senso profondo». L’uomo resta comunque un mistero a se stesso e spesso la vita e la morte lo portano a verificare l’enigma della sua condizione. Può uscirne solo inserendosi «nel percorso che conduce a Gesù Cristo, condizione che gli consente di rimanere libero davanti a se stesso, capace di superare la contraddizione perché posto nella possibilità di raggiungere il senso dell’esistenza».
La risposta è quindi legata a una reale conversione del cuore di chi riesce a scoprire che la propria vita fa parte di un mistero più grande dove troverà ad accoglierlo l’amore. «Senso è condizione vitale per motivare il proprio essere “radicati” in una tradizione e in una storia sapendo che non si è individui isolati in un mondo che non ci appartiene; senso — ha aggiunto Fisichella — è capacità di saper guardare al presente ricevendone le sfide, è apertura alla trascendenza come spazio entro cui la forza di infinito che è in ognuno di noi trova finalmente compimento».
Amore e fede sono strettamente connessi e rappresentano gli strumenti concreti per vivere pienamente la grazia di Dio, perché «vivono della stessa natura e puntano allo stesso fine. Tutte le diverse forme dell’amore umano esprimono ognuna una via propedeutica che, comunque, deve sfociare nell’amore cristiano; esso permane come ultima e soddisfacente risposta di senso capace di andare oltre il limite della morte». Un tema che è presente nel Cantico dei Cantici («forte come la morte è l’amore»). «Se è vero che non si può resistere alla morte — ha rimarcato Fisichella — è altrettanto vero che non si può resistere all’amore», il quale è un sigillo, un simbolo che «non si scioglie, ma dura per sempre e vuole andare oltre la morte».

Annunciare la Buona Novella con dolcezza e rispetto, testimoniare con la vita la bellezza del Vangelo, toccare il cuore e la mente di chi è lontano da Dio. Questo, secondo l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, l’identikit dell’evangelizzatore di oggi, delineato nella catechesi rivolta ai tanti ragazzi che hanno partecipato al Festival dei giovani, in programma dal 1° al 6 agosto a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina, e conclusosi con una messa celebrata dallo stesso arcivescovo.
 
© Osservatore Romano - 6 agosto 2019