Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Castel S Angelo
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo dal 24 Maggio al 2 Ottobre 2022

Breve saggio dell’Arcivescovo Agostino Marchetto sul

GIUBILEO DEL 2025

 

Su questa Mostra, dal titolo splendente e religioso di  "Roma Città dei Giubilei", gli Organizzatori presentano felicemente una caratteristica significativa della Città dei Papi, sottolineando i legami del Cattolicesimo, del Papato, della storia dei Papi, con la Città eterna[1].

Il titolo indicativo di questo mio  saggio non può prescindere dalla stesura di una  introduzione, pur assai sintetica, su tale grande avvenimento già prossimo, ed essa è portata agli occhi della mia memoria dalla visione stupita dei quattro impressionanti e voluminosi tomi della "Storia dei Giubilei"[2], Opera di valenti studiosi[3], edita dalla B. N. L. nel 1997-2000, a Prato.

Ad essa aggiungo doverosa menzione della Mostra inaugurata il 3/5/2016, richiamata da un articolo di Mons. Sergio Pagano, apparso su L'Osservatore Romano[4] che porta il titolo "Peregrinatio Sancta”, Le Bolle dei Giubilei dell'Archivio Segreto Vaticano. Orbene dal Catalogo rileviamo che già a partire  dal 1450 si avverte la volontà di Nicolò V di preparare l'evento con opere concrete che i fedeli dovevano compiere. E fu impegno che da allora anche "i Papi" si assumevano e sfidavano, specialmente  quelli da me chiamati "della speranza", con titolo, inizialmente scelto, che così suonava: "Spirito e materia. Arte e religiosità a Roma da Gregorio XIII a Clemente IX”. Così Roma, per es., nel corso di un secolo, (il '600) assunse l'aspetto che ancora oggi ha[5].

Mi torna nel ricordo, a tale proposito, una bella immagine del compianto Prof. G. G. Meersseman, nella sua opera di ricerca e valorizzazione della spiritualità laicale. Il Domenicano nel corso di tale ricerca attesta che "durante tutto il medioevo continuano ad operare le stesse idee-forza e le stesse istituzioni base dei primi tempi del cristianesimo, sia pure con nuove varianti, così come un fiume, nato da un ghiacciaio lontano, rimane sostanzialmente il medesimo pur prendendo una tinta diversa  grazie all'apporto dei suoi affluenti"[6].

Questa idea del fiume che rimane  sostanzialmente il medesimo mi pare valida anche per il Giubileo/i Giubilei, e ciò mi permette di abbozzare  come dovrebbe e potrebbe essere  quello prossimo venturo, del 2025, ricordando anche parole conclusive del Morghen[7] pubblicate nella bella opera che lo "esalta".

Eccole: "Nella tradizione prendono corpo il senso stesso della storia e l'idea della civiltà nella quale armonizzano le esperienze di vita consolidata nel tempo, le modificazioni genetiche del gusto e della sensibilità, le attività mentali e le istanze spirituali dell'uomo, non che le aspettative finali di rinnovamento, di riscatto e di salvezza che formano il tessuto connettivo delle varie civiltà, nell'incessante processo del divenire umano, sì che la visione della storia oscilla continuamente nel grande alveo della tradizione tra l'idea del ritorno alle origini e le aspettative messianichetra ideali di riforma e l'avventura della rivoluzione, tra l'avvicendarsi di stagioni di rinascita, e di decadenza, di evoluzioni e di rivoluzioni, di progresso e di crisi. É questo il grande quadro della civiltà umana, quale almeno la conosciamo da poco più di 5000 anni, durante i quali la continuità della storia si svolge ininterrottamente, nell'incontro, nel confronto  e nello scontro, tra le diverse culture dei popoli e la realtà millenaria della rivelazione religiosa giudaico-cristiana, che ha dato alla storia umana il suo essenziale significato teleologico".

                                                              *   *   *

Con questo telone di fondo possiamo ora analizzare le prospettive che si aprono per il Giubileo del 2025 e lo caratterizzeranno -pensiamo-. Ne avremo in effetti il volto atteso, con evoluzioni e trasformazioni rispetto al passato, ma anche le conferme che una lettura di riflessione approfondita, che faremo qui insieme, della "Lettera del Santo Padre  Francesco a S.E. Mons. Rino Fisichella", appunto "per il Giubileo del 2025"[8].

Proprio all'inizio troviamo dunque elementi di continuità, cioè l'attestazione che "Il Giubileo ha sempre rappresentato nella vita della Chiesa un evento di grande rilevanza spirituale, ecclesiale e sociale. Da quando Bonifacio VIII, nel 1300, istituì il primo Anno Santo – con ricorrenza secolare, divenuta poi, sul modello biblico, cinquantennale e quindi fissata ogni venticinque anni –, il santo popolo fedele di Dio ha vissuto questa celebrazione come uno speciale dono di grazia, caratterizzato dal perdono dei peccati e, in particolare, dall’ indulgenza, espressione piena della misericordia di Dio. I fedeli, spesso al termine di un lungo pellegrinaggio, attingono al tesoro spirituale della Chiesa attraversando la Porta Santa e venerando le reliquie degli Apostoli Pietro e Paolo custodite nelle Basiliche romane. Milioni e milioni di pellegrini, nel corso dei secoli, hanno raggiunto questi luoghi santi dando testimonianza viva della fede di sempre".

Desidero qui sottolineare questo elemento di continuità "della fede di sempre" perché oggi invece potremmo avere l'impressione, specialmente considerando alcune Chiese locali, del vastissimo orbe cattolico, che vi sia minor fedeltà a tale elemento fondamentale, con più attenzione a un pur necessario  rinnovamento, insieme a una riforma, che non sia però una rottura nella discontinuità, e non nella continuità dell'unico soggetto Chiesa.

E Papa Francesco, a questo punto, prende l'avvio nel ricordo del Grande Giubileo dell'anno 2000, [che] ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio della sua storia, richiamando la felice memoria di San Giovanni Paolo II, [il Quale] lo aveva tanto atteso e desiderato, nella speranza che tutti i cristiani, superate le storiche divisioni, potessero celebrare insieme i duemila anni della nascita di Gesù Cristo il Salvatore dell’umanità. E su questo punto Papa Francesco rileva che  "è ormai vicino il traguardo dei primi venticinque anni del secolo XXI, e siamo chiamati a mettere in atto una preparazione che permetta al popolo cristiano di vivere l’Anno Santo in tutta la sua pregnanza pastorale, indicandola come, con nostro linguaggio (ricordate l'immagine di P. Meersseman che abbiamo sopra presentata?), il colore dell'affluente che caratterizzerà nel 2025 il grande fiume "Giubileo". Una tappa significativa, in tal senso, è stata quella del Giubileo straordinario della Misericordia, che ci ha permesso di riscoprire tutta la forza e la tenerezza dell’amore misericordioso del Padre, per esserne a nostra volta testimoni".

Il Papa conclude con il ricordo del nostro passato pandemico, pur ancora presente in vari modi e circostanze, con differenze di luogo, esortando a tenere accesa la fiaccola della speranza. "Negli ultimi due anni, tuttavia, non c’è stato un Paese che non sia stato sconvolto dall’improvvisa epidemia che, oltre ad aver fatto toccare con mano il dramma della morte in solitudine, l’incertezza e la provvisorietà dell’esistenza, ha modificato il nostro modo di vivere. Come cristiani abbiamo patito insieme con tutti i fratelli e le sorelle le stesse sofferenze e limitazioni. Le nostre chiese sono rimaste chiuse, così come le scuole, le fabbriche, gli uffici, i negozi e i luoghi dedicati al tempo libero. Tutti abbiamo visto limitate alcune libertà e la pandemia, oltre al dolore, ha suscitato talvolta nel nostro animo il dubbio, la paura, lo smarrimento. Gli uomini e le donne di scienza, con grande tempestività, hanno trovato un primo rimedio che progressivamente permette di ritornare alla vita quotidiana. Abbiamo piena fiducia che l’epidemia possa essere superata e il mondo ritrovare i suoi ritmi di relazioni personali e di vita sociale. Questo sarà più facilmente raggiungibile nella misura in cui si agirà con fattiva solidarietà, in modo che non vengano trascurate le popolazioni più indigenti, ma si possa condividere con tutti sia i ritrovati della scienza sia i medicinali necessari.

Dobbiamo [però] tenere accesa la fiaccola della speranza[9] che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante."

Su questo punto della speranza il Santo Padre insiste così: "Il prossimo Giubileo potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza. Per questo ho scelto il motto Pellegrini di speranza. Tutto ciò però sarà possibile se saremo capaci di recuperare il senso di fraternità universale, se non chiuderemo gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini, di vivere in maniera degna di esseri umani".

E qui il Documento pontificio si fa ancor più attuale, pensando noi all'Ucraina, nell'introdurre, nel richiamo della dignità degli esseri umani, la visione di "tanti profughi ... costretti ad abbandonare le loro terre. Le voci dei poveri siano ascoltate in questo tempo di preparazione al Giubileo che, secondo il comando biblico, restituisce a ciascuno l’accesso ai frutti della terra: «Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e all'ospite che si troverà presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nella tua terra servirà di nutrimento quanto essa produrrà» (Lv 25,6-7).

Pertanto, la dimensione spirituale del Giubileo, che invita alla conversione, si coniughi con questi aspetti fondamentali del vivere sociale, per costituire  un’unità coerente. Sentendoci tutti pellegrini sulla terra in cui il Signore ci ha posto perché la coltiviamo e la custodiamo (cfrGen 2,15); non trascuriamo [peraltro], lungo il cammino, di contemplare la bellezza del creato e di prenderci cura della nostra casa comune". Così Papa Francesco "auspic[a] che il prossimo Anno giubilare sia celebrato e vissuto anche con questa intenzione. In effetti, un numero sempre crescente di persone, tra cui molti giovani e giovanissimi, riconosce che la cura per il creato è espressione essenziale della fede in Dio e dell’obbedienza alla sua volontà".

 "Il Dicastero - continua il Vescovo di Roma- che promuove la nuova evangelizzazione saprà fare di questo momento di grazia una tappa significativa per la pastorale delle Chiese particolari, latine ed orientali, che in questi anni sono chiamate a intensificare l’impegno sinodale. In tale prospettiva, il pellegrinaggio verso il Giubileo potrà rafforzare ed esprimere il comune cammino che la Chiesa è chiamata a compiere per essere sempre più e sempre meglio segno e strumento di unità nell’armonia delle diversità. Sarà importante aiutare a riscoprire le esigenze della chiamata universale alla partecipazione responsabile, nella valorizzazione dei carismi e dei ministeri che lo Spirito Santo non cessa mai di elargire per la costruzione dell’unica Chiesa".

C'è dunque nella Lettera pontificia in parola, il tocco specifico del insegnamento del Successore di Pietro circa l'impegno sinodale, "il comune cammino che la Chiesa è chiamata a compiere con armonia nella diversità".

A questo punto per me, nella meditazione che sto facendo per e con  voi lettori, c'è stata una sorpresa, bella, e cioè l'indicazione da parte del Papa delle "quattro Costituzioni del Concilio Ecumenico Vaticano II[10], unitamente al magistero di questi decenni, [che] continueranno ad orientare e guidare il popolo santo di Dio, affinché progredisca nella missione di portare a tutti il gioioso annuncio del Vangelo". Noto in effetti  che non frequentemente Papa Francesco sia così concreto e specifico nel richiamo ai documenti del Vaticano II. C'è qui invece -mi pare-  un invito pressante a riandare  concretamente ai testi, che a dire il vero sono poco conosciuti. 

Domanderemmo forse a Sua Santità, in questo momento della nostra lettura, con un sorriso, quello dell'amore, 'ma, Padre Santo, e la Bolla di indizione?' Egli ci aveva pensato, non temete, essa - ci rassicura-  a tempo debito sarà  emanata e intanto  ci invita a una grande "sinfonia" di preghiera di adorazione, di ringraziamento, con lode  per l'opera [divina] nella creazione.  Preghiera come voce “del cuore solo e dell’anima sola” (cfr At 4,32), che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano. Preghiera che permette ad ogni uomo e donna di questo mondo di rivolgersi al unico Dio, per esprimergli quanto è riposto nel segreto del cuore. Preghiera come via maestra verso la santità, che conduce a vivere la contemplazione anche in mezzo all’ azione. Insomma, ci sarà [di preparazione] un intenso anno di preghiera, in cui i cuori si aprano a ricevere l’abbondanza della grazia, facendo del 'Padre nostro', l’orazione che Gesù ci ha insegnato, il programma di vita di ogni suo discepolo".

Giustamente la conclusione della lettera pontificia non poteva che essere mariana, come da costante e giusta  tradizione.

Mi permetterete, cari amici e fratelli e sorelle, che infine  aggiunga una parola più personale, sulla dimensione conciliare -si può dire ugualmente "sinodale"- dei Giubilei, e mi rifaccia, sia pure solo in nota, dopo la indicazione del Vaticano II, a quanto avvenne per il Concilio di Trento, che impresse la sua orma sul '600 giubilare, come avete appreso leggendo la prima parte di questo mio breve saggio[11].



[1] Cfr, H. FuhrmannStoria dei Papi da Pietro a Giovanni Paolo II , Laterza, Bari 1992, p. 6.

[2] Essi sono così indicati nel relativo susseguirsi del tempo: vol. I: 1300-1423, p. 365; vol. II: 1450-1575, p. 350; vol. III: 1600-1775, p. 352; vol. IV: 1800-2000, p. 319.

[3] Membri del Comitato scientifico sono, fra gli altri, J. Le Goff, F. Cardini, A. Paravicini Bagliani, Cl. Strinati, A. Zuccari.

[4] Del  2-3/5/2016.

[5] A. MarchettoI papi della Speranza ...in "Arte e religiosità nella Roma del '600, Gangemi Ed., Roma 2014, p. 17-21.

[6] A. Marchetto, "Ricordo del P. Meersseman...", in Chiesa e Papato nella Storia e nel Diritto. 25 anni di studi critici, L.E.V., Città del Vaticano 2002, p. 32.

[7] Raffaele MorghenPer un senso della storia. Storici e storiografia, a cura di G. Braga e P. Vian, Brescia 1983, p. 217; cfr. I Papi della Speranza, op. cit. p. 201. 

[8] https://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2022/documents/20220211-fisichella-giubileo2025.html e questa citazione vale per tutte quelle che faremo della Lettera pontificia a Mons. Fisichella.

[9] A. MarchettoAncora sul Vaticano II. Studi storici ed ermeneutici in tempo di lockdown, Marcianum Press, Venezia 2021 p. 8, 29, 74, 100, 103, 107-109, 111, 115-117, 120.

[10] Sacrosanctum Concilium -sulla Liturgia-, Dei Verbum -sulla Rivelazione- Lumen Gentium -sulla Chiesa- e Gaudium et Spes -sulla Chiesa e il mondo.

[11] Vedasi S. GuidiUn concilio diventato pietra , in L'Osservatore Romano del 6/2/15; P. ProdiControriforma, Modernità e pregiudizio , ibidem  del 14/3/2017, p. 22; A. BeltramiCinquecento. L'arte in cammino tra storia ed eternità , ibidem del 22/2/2018, p. 26 e A. PaolucciCento fiori in mostra , ancora in L'Osservatore Romano del 5 /4/2018.