Basilica di S. Agostino in Campo Marzio (Roma), Omelia nella solennità di S.ta Monica
Sia lodato Gesù Cristo con Maria Regina di tutti i Santi.
Carissimi, ci troviamo in questa bella Basilica di Sant'Agostino a celebrare la memoria di sua Madre, alla vigilia della Festa dell'amato Pastore africano e Dottore della Chiesa. Ed è certamente la grandezza di santità del figlio che ha causata questo "abbinamento" liturgico. Notiamo inoltre che la conoscenza di Santa Monica è possibile solo attraverso le "Confessioni" del Figlio che hanno su di lei pagine straordinariamente belle. Ella, cristiana di una grande fede e profondamente pia, riuscì alla fine ottenere da Dio la conversione del marito, irascibile e pagano, nonché soprattutto del figlio, a forza di preghiere e lacrime. In ciò è di esempio per moltissime madri e spose. Ma dovette attendere -è vero- sedici anni, operando con pazienza affinché Agostino, recatosi in Italia, trovasse finalmente Cristo. Ricordate? Scrisse: "O Bellezza tanto antica e sempre nuova tardi ti ho amata" . Così ella andò a cercarlo a Roma e poi a Milano dove assistette al suo battesimo. Non rivide quindi più l'Africa sua poiché morì a Ostia. E in questo nostro luogo, Ostia, Madre e figlio ebbero una profonda conversazione "mistica" che ho pensato di rivisitare oggi, in questa felice occasione, con voi e per voi, riandando proprio al testo delle Confessioni (Lib. 9, 10-11; CSEL 33,215-219). Ivi cercarono insieme, in dialogo sublime, di arrivare alla Sapienza eterna. E' del resto il testo che noi sacerdoti, per santo dovere e amore, preghiamo e meditiamo oggi, sforzandoci pure di farne oggetto di contemplazione nella Liturgia delle Ore.
"Era ormai vicino il giorno in cui ella [mia madre] sarebbe uscita da questa vita [terrena, possiamo aggiungere per chiarire], giorno che tu conoscevi, mentre noi lo ignoravamo." Ecco una verità per tutti. che S. Agostino ci porge. Del morir l'ora è incerta! Facciamone tesoro per essere sempre pronti al "cenno divino per nuovo cammino" (G. Zanella).
"Per tua disposizione -continua il Santo Vescovo africano- misteriosa e provvidenziale" [come sono avvolti nel Mistero i cammini di Dio pur provvidente, amoroso e misericordioso!] "avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava "(oh santa ospitalità e accoglienza!). E' -guardate- un bel quadretto di intimità madre-figlio, tanto bello che ci pare di vederlo dal vero. Ma dove stavano?
Abitavano "là presso Ostia -vicino a Roma, dunque- dove -prosegue il nostro grande Santo e Pastore- lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio; ci stavamo preparando ad imbarcarci". Osserviamo quindi che in programma c'è nell'aria il ritorno in Africa, ma anche consideriamo la lontananza dal frastuono della gente. Ed è un punto fondamentale, il silenzio, il distacco dal frastuono per poter parlare in profondità, per assaporare la presenza di Dio, per parlare intimamente delle cose di Dio. Non vi pare, fratelli e sorelle, che dovremmo anche noi amare di più a volte il silenzio, lontano dal frastuono, dal vortice della vita di ogni giorno, per "vacare Deo", per far vacanza con Dio . Il Signore mi scuserà, se necessario, l'espressione, che contiene un termine caro, le vacanze, di cui magari stiamo ancora godendo in questo senso cristiano. Bisogna cioè poter fare "esperienza di Dio" e crearne le condizioni. Il silenzio diventa indispensabile, come per S. Agostino e sua madre.
E ora nella bellissima "cronaca" agostiniana viene un passo straordinario, rivelatore della "dolcezza" di Dio. Non sempre, - è vero ed è giusto, per evitare che andiamo a Lui solo per le sue dolcezze - ma a volte, per rincuorarci, per ammaliarci, Dio si serve anche del miele.
Così scrive il grande Dottore della Chiesa: "Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei Tu, la condizione eterna dei Santi, quella vita, cioè, che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore dell'uomo".
Il futuro verso cui i Due si protendono, giustamente, è l'aldilà, la condizione eterna dei Santi, il Paradiso -diciamo-, ma alla luce della Verità presente, che è Dio e balbettano su quella vita che occhio non vide, né orecchio udi, né mai entrò in cuore d'uomo come scrive S. Paolo nella prima lettera ai Corinti (2,9). E' in fondo la questione che spesso molti pongono ai sacerdoti, non è vero? Ma nell'aldilà ci riconosceremo? Vedremo i nostri cari che restano nel mondo? E il Sacerdote, pur cosciente di quanto scrive S. Paolo, osa rispondere: in Dio tutto "vedremo".
Dio, Dio sì, la sorgente da cui emana l'acqua alla quale anela la nostra bocca, come si esprime proprio S. Agostino. che osserva le cose ("questo mondo") un po' sparire, "quel giorno", dal suo orizzonte. Esso "con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo" tanto che Santa Monica attesta: "Quanto a me non trovo più alcuna attrattiva per questa vita... C'era un solo motivo per cui desideravo di rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico prima di morire. [Ricordate il "Vi adoro, o mio Dio, Vi ringrazio d'avermi creato, fatto cristiano"?] Dio mi ha esaudito oltre ogni aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni delle felicità terrene. Che sto a fare qui?" conclude Monica.
S. Agostino scrive di non ricordare cosa le rispose, ma è certo che alla fine vi fu quella disposizione "testamentaria" così espressa: "Seppellite qui vostra madre" -e per questa disposizione abbiamo nella nostra chiesa le sante reliquie di lei-; "Seppellirete questo corpo dove meglio vi piacerà; non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all'altare del Signore". "E quell'anima benedetta e santa se ne partì da questa terra".
Un ultimo insegnamento di Monica morente, fratelli e sorelle, la santa indifferenza per la collocazione del suo corpo dopo il trapasso. E' certo un aspetto giusto ma non dimenticando noi che ancora oggi la Chiesa suggerisce una preferenza per l'inumazione del corpo e non la cremazione, con viva raccomandazione di rispetto comunque per le ceneri. Al tempo stesso rimane l'opera di misericordia raccomandata di pregare per i defunti, che fu poi quanto chiese anche S. Monica ai suoi figli. Pregare per i propri cari defunti è ancora un atto di pietà che molti esercitano, anche se la preghiera del cristiano non può limitarsi ad essa.
Sia lodato Gesù Cristo con Maria regina di tutti i Santi.
+ Agostino Marchetto