Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Ferdinando Cancelli

"Ci sono due modi di venir incontro alle tribolazioni umane. Uno è ovvio. Consiste nel lenire i dolori ed eliminare le cause immediate dei guai. L'altro non è così evidente, ma è altrettanto importante, anzi lo è ancora di più. Consiste nell'aiutare l'uomo affinché conservi nelle tribolazioni la visione della vita nella sua totalità, il sentimento di ciò che è essenziale, il senso delle distinzioni assolute, e superi con tale animo quanto gli accade. Per quanto sia importante il primo modo, se contraddice il secondo si trasforma in danno". Ad appena due anni di distanza dalla fine del secondo conflitto mondiale così si esprimeva, in una conferenza Romano Guardini, scomparso nel 1968. Il testo, pubblicato due anni dopo essere stato pronunciato, è stato riproposto in lingua italiana con il titolo "Il diritto alla vita prima della nascita" nel volume Scritti politici (Brescia, Morcelliana, 2005) nell'ambito della pubblicazione dell'opera omnia del grande filosofo e teologo, italiano d'origine ma trasferitosi in Germania in giovanissima età.

Il testo, breve e incisivo, permette di apprezzare la visione di Guardini nei confronti della vita umana nascente e, in molti passaggi, consente di ricavare molti principi alla base di quel "profondo ethos del medico" che rappresentano i pilastri dell'esercizio della professione sanitaria. È interessante notare come i concetti espressi dall'autore a proposito della vita al suo inizio tornino, alcuni anni più tardi, in una lezione tenuta all'Università di Monaco di Baviera, riproposta con il titolo "Il medico e l'arte di guarire" nel volume Una morale per la vita (Brescia, Morcelliana, 2009, pagine 192, euro 15). Qui però l'attenzione dell'autore è focalizzata sulla vita resa fragile dalla malattia o dalla prossimità della morte e sul compito del medico di fronte a essa.
Dunque vita nascente e vita sofferente o al termine, ci dice Guardini, come occasioni per ribadire ciò che rende l'uomo inviolabile e richiamare direttamente la responsabilità del medico. "Un uomo è inviolabile - scrive il teologo - non già perché vive e ha quindi diritto alla vita. Un simile diritto l'avrebbe anche l'animale, poiché anch'esso vive (...) ma la vita dell'uomo non può essere violata perché l'uomo è persona". E poco oltre continua affermando che "la persona non è un che di natura psicologica, bensì esistenziale. Non dipende fondamentalmente da età o condizioni psico-fisiche o doti naturali, bensì dall'anima spirituale che è in ogni uomo". Di fronte a ciò il medico è chiamato secondo Guardini a farsi difensore in ogni caso della dignità intrinseca di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte e, quasi come l'educatore che "rappresenta il senso della gioventù di fronte alle pretese autoritarie della società", il medico "rappresenta il diritto dell'uomo malato di fronte alla brutalità dei sani (...) e il diritto dell'uomo in divenire di fronte all'egoismo degli adulti". "Qui occorre - continua - quell'incorruttibilità che riposa su una chiara visione dell'essenza dell'uomo", lontana da ogni utilitarismo e da ogni pretesa di possesso sugli altri che, "specialmente quando si effettua sotto l'egida della legge, prepara lo Stato totalitario".
A questo proposito ancora più incisive risultano le parole di Guardini se lette nella cornice storica nella quale furono pronunciate:  solo pochi anni prima in Germania si era visto il lato pratico dello "spaventoso concetto di una vita priva di valore vitale:  prime vittime furono i malati mentali e gli idioti, sarebbero seguiti gli incurabili - e, infatti, molti di essi vennero uccisi - e i vecchi e gli inabili al lavoro avrebbero chiuso la serie".
Paradossalmente la società pare oscillare sempre sul baratro della tentazione di sbarazzarsi dei più deboli, degli "inutili", non accorgendosi che così rischia di eliminare se stessa:  "Senza il contrappeso del carattere di persona proprio di ogni uomo e della sua intangibilità - afferma Guardini - le strutture del potere sono destinate alla rovina di per se stesse; se rettamente intesi, gli ammalati, i minorati, gli sprovveduti sono i difensori dei sani e li custodiscono dall'hybris e dalla crudeltà, possibilità sempre presenti nella condizione di chi è sano e forte".
Di fronte alla denuncia della profonda crisi nella quale "la figura e l'attività del medico sembrano oggi trovarsi" - crisi della quale, con straordinaria preveggenza, Guardini vede un sintomo nel "fatto che da diverso tempo la figura e la vita del medico sono diventati un soggetto del romanzo e della cinematografia" - l'autore individua nella "concezione fondamentale dell'uomo in senso meccanicistico" una delle cause principali dello smarrimento in cui già allora spesso versava l'agire medico. "Il singolo diviene irrilevante, il trattamento si fa schematico, le prescrizioni divengono burocratiche (...) e poi la tendenza a considerare ogni sistema come autoreferenziale e a dimenticare che esso esiste in funzione dei malati, solo per loro". È difficile non vedere in quell'"oggi" di più di mezzo secolo fa molti risvolti della nostra attuale situazione, nella quale ancora "il malato vuol sentire che la malattia è concepita come un processo di vita e che la guarigione è un atto che aiuta a vivere e non la riparazione di un guasto in una macchina", e nella quale si riaffaccia sempre la tentazione di mettere a punto raffinati strumenti per misurare la "qualità della vita" che rischiano di oscurarne il valore intrinseco insuperabile.
Quello del medico, si potrebbe concludere con Guardini, si profila come un "compito non soltanto scientifico ma anche etico", che deve manifestare la disponibilità ad assumere nella propria responsabilità la vita della persona dagli albori al tramonto. La posta in gioco è alta ed esige lo sviluppo di alcuni tratti essenziali di quella che l'autore definisce "la personalità tipica del medico:  la serietà della coscienza di responsabilità con cui vuol servire il malato, l'acutezza vigile dell'attenzione, la trasparenza della dedizione personale, la forza di concentrazione. E insieme a questi anche l'impegno dell'autoformazione". "Un medico - afferma Guardini - non può vivere a suo piacere". Solo così si può imparare a conservare "nelle tribolazioni la visione della vita nella sua totalità, il sentimento di ciò che è essenziale e il senso delle distinzioni assolute" venendo "incontro alle tribolazioni umane".

(©L'Osservatore Romano - 9 luglio 2009)