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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

alla Tua Luce vediamo la luce«Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.» (Gv. 8,12)

«La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza,
ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza» (1Cor. 2,4)

Qual è la manifestazione dello Spirito e della Sua potenza?

Di quale luce parla il Signore Gesù?

La manifestazione dello Spirito e della Sua potenza è la vita stessa di Cristo che traspare dalla testimonianza del discepolo. Questa è la luce che illumina.

Il discepolo, il cristiano, cioè noi, non abbiamo né potenza propria, né luce propria ma, come la Luna, possiamo riflettere la Luce del Sole.

Nessuno può "cosificare" Dio, usarlo, manometterlo e dire di "possederlo". Piuttosto si è da Lui posseduti perché liberamente amati. Ed è questo il miracolo; più Gesù entra nella tua vita, nei tuoi pensieri, nelle tue midolla più tu sei te stesso. Egli compie questo miracolo. E, nel contempo, più tu sei te stesso grazie a Cristo e per Cristo e più i fratelli vedranno Gesù es saranno attirati a Lui, non a te.

Più sei in Cristo più sei libero e più sei libero e più doni libertà.

Lo ricordava San Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!" (OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II PER L'INIZIO DEL PONTIFICATO, Domenica, 22 ottobre 1978)

Ecco che la prima esigenza morale del cristiano non è quella di compiere le opere buone ma di vivere la prima ed unica opera buona: stare con Cristo e coltivare assiduamente questa intimità.

È l'intimità del respiro, Pneuma e respiro, Cuore a cuore, Sguardo a sguardo, Libertà e liberazione.

Questa è la prima, castissima, opera morale. Da questa discende ogni scelta, ogni giudizio e ogni azione.

A sua volta ogni scelta ed ogni azione non deve offuscare questa comunione intima, non deve appunto "contristare" lo Spirito.
Basta pochissimo anche il pensiero del peccato, un'intenzione disordinata, un moto di umanità ferita. La nostra coscienza si può sbagliare ed essere erronea, specie quando copre la Sapienza di Cristo con i nostri limitatissimi ragionamenti ed aggiustamenti umani feriti. Quanta ideologia, quante mistificazioni e capriole vanesie, quanta falsificazioni accademiche, quanti propositi accattivanti ma che oscurano il pensiero luminoso di Cristo, quanto terrorismo ingiustificato che alimenta il senso di colpa e non la coscienza di colpa.

E non salva l'autorità accademica acquisita, né il ruolo ricevuto, se esso non viene umilmente reso e costantemente spogliato. Non salva scrivere libri o avere seguito. Spesso queste operazioni sono i moderni farisaici filatteri. Non salvano le buone intenzioni e la piacioneria, ma l'adesione retta a Cristo e alla Chiesa.

Qui si situa la nostra responsabilità verso Dio, verso noi stessi e verso i fratelli. Ogni "contristamento" dello Spirito ha una valenza ecclesiale, sociale e pubblica. Anche se nessuno ti vede, perché nulla è oscuro agli occhi del Corpo di Cristo, non certo per un controllo direttivo ma per comunione-dono che Cristo crea con il Suo corpo e nel Suo corpo.

Ogni peccato, ogni disordine, ogni eresia e durezza del cuore, ogni clericalismo, ogni omissione di Bene, ferisce Cristo e il Suo Corpo, che è la Chiesa.

Ed è gravissimo quando questo avviene da chi dovrebbe confermare i fratelli perché si è mossi da superbia e avarizia carsica che ruba a Dio ciò che è di Dio.

Per tale motivo il ruminare costante della Parola, il ricorso frequente al sacramento della confessione, il ricevere adeguatamente l'Eucarestia, il vivere intensamente la vita ecclesiale nella carità, le sante umiliazioni, il cuore attento alle necessità dei fratelli, è medicina, farmaco e guarigione.

Dio tuttavia è più grande delle nostre povertà e noi siamo in cammino di conversione e di penitenza. Egli in maniera nascosta e potente fa comunque fiorire il deserto e crescere il suo regno nonostante noi e le nostre mille cadute e le nostre mille povertà e contraddizioni.

L'umiltà, in definitiva, è la presa di coscienza della realtà: siamo un nulla amato da Lui, salvato da Lui, creato da Lui, chiamato a diffondere la Sua luce e la sua gloria.

Più ti "moralizzi" nella Sua luce e più ti possiederai senza appropriazione per essere un dono continuo di Lui e di te stesso.

Più che le parole, pur necessarie, più che l'apologetica polemica, anche questa a volte opportuna, può la testimonianza inerme della potenza di Dio nella tua vita.

La vita nuova nello Spirito Santo, appunto. Principio e compimento di ogni cammino autenticamente morale e cristiano.

Nel tuo disarmo autentico e nella tua resa si apre il canale immarcescibile della Grazia, che sola compie e salva. Non tu ma Cristo, perché «nulla è impossibile a Dio!» (Lc. 1,37) per un cuore reso.

La tua vita, allora, realmente si compie, raggiunge il suo autentico "successo" e compimento, quando grida, in maniera esplicita ed implicita: «solo a Lui la gloria, solo a Lui!» (Sl. 114,1); Amen.

Paul Freeman