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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Marcello Filotei
Quello che in Occidente è stonato in Oriente è il sapore della musica. Nell'universo dei suoni la differenza sostanziale tra i due mondi sta nell'uso dei microintervalli:  spostamenti di altezza minimi che a est sono il sale dell'espressività, a ovest un'imprecisione. L'estetica è una questione di prospettiva:  geografica, storica, culturale.
Se c'è uno strumento strutturalmente occidentale quello è il pianoforte:  tasti bianchi e tasti neri, in mezzo niente, intervalli diversi da quelli previsti dalla tastiera sono semplicemente impossibili. Decidere di usare un gran coda accanto a flauti dalle tipiche sonorità mediorientali e a percussioni dal sapore arabeggiante è una sfida che suor Marie Keyrouz porta avanti da decenni, da quando nel 1984 sotto le bombe della guerra in Libano ha fondato "L'ensemble de la Paix", che l'ha accompagnata giovedì scorso in un concerto tenuto all'Accademia di Francia a Roma. In programma dunque brani provenienti da tradizioni che, partite da elementi simili, si sono nel tempo allontanate. Il progetto è quello di costruire un ideale ponte musicale tra le sponde del Mediterraneo, ma di qua e di là dalla campata le similitudini tra gli stili sono inversamente proporzionali alla modernità del repertorio:  più i pezzi sono recenti più sono lontani esteticamente dai loro corrispondenti composti dall'altra parte del ponte. Suor Marie cerca di mettersi al centro per sottolineare quello che unisce piuttosto che ciò che divide. Ci prova con tutte le risorse di cui dispone:  religiosa, antropologa, musicologa e cantante si scopre anche compositrice, si mette in gioco direttamente tentando di trovare sul pentagramma un punto di equilibrio che tenga in piedi tutta la costruzione. È suo, ad esempio, il brano che apriva la serata, Mina-l-'Amaq sul salmo 130, così come Ya sayyida Hayati su testo di Rabindranath Tagore.
Libanese d'origine, maronita cattolica di famiglia, bizantina melchita di congregazione, la religiosa incarna diverse tendenze e si sforza di tenerle assieme. L'impresa non è da poco:  filtrare due tradizioni attraverso una sensibilità che le comprende entrambe, restituendo un linguaggio moderno e nuovo che non sia la somma algebrica dei due da quali proviene, ma aggiunga un ulteriore elemento di sensibilità; insomma uno più uno dovrebbe fare minimo tre.
Nel dettaglio il tentativo è quello di fondere le tradizioni artistiche delle Chiese orientali al repertorio d'Occidente, dall'ambrosiano, al gregoriano, dal classicismo fino all'inizio del Novecento. Una visione che si concretizza anche nella composizione dell'Ensemble, dapprima formato solo da libanesi, poi man mano arricchitosi del contributo di professionisti provenienti da diversi Paesi, con un bagaglio personale differente.
La bilancia estetica sembra però pendere decisamente dalla parte orientale. Quel naturale vibrato vocale che dà sapore a lavori raffinati e delicati come Kama yactaqua di Joseph Absi, il brano più riuscito della serata, diventa un disturbo applicato all'Ave Maria di César Franck, al Jérusalem di Charles Gounod, o al Salve o Maria di Pietro Mascagni. Ma soprattutto in questo ambito un pianista che sottolinea ogni elemento con fare didascalico, ergendosi a protagonista e a tratti affogando il canto, sicuramente non aiuta il dispiegarsi della cristallina ed espressiva voce di suor Marie.
Invece nel repertorio orientale sono ricchissimi e delicati gli arabeschi vocali, fitta la trama ritmica che nasce dall'intreccio tra le percussioni e il contrabbasso in perenne pizzicato, suggestivo l'impasto timbrico tra archi e flauti dall'intonazione perennemente in bilico tra suono e soffio. Suor Marie si muove con naturalezza, non pensa a cantare, canta e basta, le frontiere crollano e si stabilisce un contatto intimo, diretto, immediato, fatto di sensazioni:  passa l'emozione e quindi anche il senso dei testi. Qui veramente, come ama ripetere la religiosa, il canto "comunica una verità che altrimenti sarebbe impossibile cogliere".

(©L'Osservatore Romano - 28 marzo 2009)