Nel messaggio per la 95ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 18 gennaio 2009, Benedetto XVI indica l'esempio e la lezione di san Paolo. Nelle parole e nelle azioni dell'apostolo delle genti, infatti, "si coglie un modello di Chiesa non esclusiva, bensì aperta a tutti, formata da credenti senza distinzioni di cultura e di razza". I temi e il significato del messaggio sono stati illustrati nella mattina di mercoledì 8 ottobre, nella Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Renato Raffaele Martino e dall'arcivescovo Agostino Marchetto, presidente e segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
La solidarietà, lo spirito di fraterna accoglienza vicendevole e la sollecitudine verso l'altro trovano nella realtà della mobilità umana un rilievo singolare per il cristiano, che si sia formato nell'ascolto e nell'accoglienza della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa. La stessa predicazione del Vangelo, hanno detto i responsabili del Pontificio Consiglio, si traduce in quest'epoca di globalizzazione anche in una necessaria azione di mediazione tra le diverse culture.
Commentando il messaggio del Papa, il cardinale Martino ha sottolineato soprattutto come il vissuto di Paolo, autentico missionario dei migranti, migrante egli stesso, confermi che questa resta la missione della Chiesa e di ogni battezzato. La mobilità umana, ha ricordato ancora il cardinale, riguarda oggi oltre duecento milioni di persone, per lo più spinte dalla miseria, dalla fame, dalla violenza, dalle rivalità etniche, ma pure dal desiderio di una vita migliore.
Così come l'amore di Cristo portò Paolo a dire, con sintesi di straordinaria potenza, che "non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28), così "potremmo aggiungere - ha detto ancora il cardinale Martino - che non esiste una distinzione, in una visione cristiana, tra migrante e autoctono, forestiero e locale, straniero e residente".
Sulle specifiche questioni dei rifugiati, dei profughi e dei richiedenti asilo, nonché degli studenti all'estero, si è soffermato l'arcivescovo Marchetto. Profughi e rifugiati vanno oggi annoverati tra i poveri verso i quali la Chiesa ha sempre dato prova di ospitalità e di solidarietà. In questo senso si esprime anche il documento, di prossima pubblicazione, che stanno preparando congiuntamente i Pontifici Consigli Cor Unum e appunto della Pastorale per i Migranti e per gli Itineranti. Offrire ospitalità, ha detto l'arcivescovo, scaturisce dall'impegno di essere fedeli alla Parola di Dio. Ciò significa anche riconsiderare e riaggiustare di continuo le nostre priorità. La vicinanza all'altro espressa sotto forma di solidarietà contraddice infatti non pochi messaggi, modi di vivere e mentalità contemporanei. Contraddice, soprattutto, gli attuali comportamenti di discriminazione, xenofobia e razzismo.
Questo non significa certo non tenere presenti i problemi di chi accoglie, ma gli Stati sono chiamati a difendere i diritti di quanti fuggono, a causa di persecuzioni, dai loro Paesi e a proteggerli a norma del diritto internazionale.
Sugli studenti all'estero, esplicitamente citati dal messaggio di Benedetto XVI, l'arcivescovo ha ricordato che la formazione dei giovani è una delle più grandi preoccupazioni del Papa. Al tempo stesso, il segretario del dicastero ha sottolineato che vi è una chiara responsabilità da parte delle istituzioni che accolgono questi studenti e formarli e a motivarli, se del caso, a tornare alla loro terra d'origine. Non si può infatti ignorare che la cosiddetta fuga di cervelli è una delle concause dell'impoverimento e del declino sociale di un Paese. (pierluigi natalia)
(©L'Osservatore Romano - 9 ottobre 2008)
L'esempio e la lezione di san Paolo
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