Agathae.Ragion per cui l’arcidiocesi di Catania decise di acquisirla al proprio Archivio Storico Diocesano, dove oggi si trova conservata. Si tratta di un evento di rilevante importanza per la cultura, la Chiesa e la città di Catania. Infatti la pagina pergamenacea utilizzata per fungere da coperta a un'opera dell’umanista Alessandro d’Alessandro (Napoli 1461 - Roma 1523) sembra potersi ascrivere alla seconda metà del XII secolo. E costituisce il documento scritto più antico che la riguarda presente nella sua città di Catania.
E un'altra scoperta si affianca a questa. Infatti nonostante il regesto delle pergamene della Biblioteca Civica e Ursino Recupero di Catania fosse stato edito nel 1927, non si era prestata debita attenzione a due sigilli plumbei apposti ad altrettanti documenti pergamenacei, appartenuti ai benedettini della città fino alla soppressione del 1866. Si tratta di due documenti (1196 e del 1205) siglati dal vescovo Ruggero Orbus de Oco. Entrambi i nostri sigilli sono di tipo agiografico e presentano: sul verso, la raffigurazione di san Giorgio e l’iscrizione attorno al bordo Sanctum Georgium, il santo cavaliere invocato a loro protezione dai cavalieri normanni; sul recto, una raffigurazione di sant’Agata con l’iscrizione al bordo Sigillum Catanensis Ecclesiae. L'immagine della martire sembra ricalcare quella ciclo musivo della cappella Palatina di Palermo, realizzato fra il 1143 e il 1154. Emerge dall’oblio, così, il più antico sigillo della Chiesa di Catania finora noto. Non solo. Esso costituisce pure la più antica raffigurazione di sant’Agata presente in città.
Gaetano Zito
© www.osservatoreromano.va - 24 gennaio 2013