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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
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Beatificazione e canonizzazione, due momenti altissimi nella vita della Chiesa, tanto importanti da meritare di essere fissati per sempre in un’opera d’arte. Nel corso dei secoli le beatificazioni e le canonizzazioni sono state le protagoniste di centinaia tra dipinti, sculture, incisioni, medaglie. C’è però un lasso di tempo, breve ma intenso, in cui la loro produzione artistica ha registrato una crescita esp onenziale. Tra la fine del Cinquecento e per tutto il Seicento le rappresentazioni di beati e santi sono state al centro dell’attività dei più grandi artisti dell’epoca che hanno realizzato un numero senza precedenti di opere: solo nel 1671 sono state circa duecento, tra quadri originali e copie. Un momento storico unico, a cui ora viene dato il giusto riconoscimento grazie al volume L’arte per le canonizzazioni (Torino, Allemandi, pagine 309, euro 35). L’autore è Vittorio Casale, professore di Storia dell’arte moderna all’università di Roma Tre e tra gli organizzatori, nel 2009, del congresso «La basilica di San Pietro. Fortuna e immagine», realizzato dal Comitato internazionale per la celebrazione dei 500 anni della basilica. Casale compie un’approfondita indagine di ricerca su quella che, recita il sottotitolo del volume, è stata «l’attività artistica intorno alle canonizzazioni e alle beatificazioni del Seicento ». A monte della sua ricerca c’è la selezione del periodo storico, scelta primaria senza la quale l’indagine si sarebbe persa. Per motivi di spazio, infatti, Casale ha deciso di tralasciare il Settecento, preferendo concentrarsi esclusivamente sul secolo in cui vedono la luce capolavori che portano la firma di Guido Reni, Pieter Paul Rubens, Domenichino, Guercino, Pietro da Cortona, il secolo della celeberrima rivalità tra Borromini e Bernini. Ma se nell’indagine non va oltre il Seicento, l’autore guarda invece al prima, agli ultimi anni del Cinquecento, con le opere di Annibale Carracci. Si viene così a delineare un periodo storico relativamente breve in cui al centro della produzione artistica dell’epoca ci sono loro, le beatificazioni e le canonizzazioni. A questi due atti compiuti dal Papa, Casale aggiunge anche le solennizzazioni, le “feste” che si svolgevano fuori dal Vaticano, organizzate dai fedeli nelle singole chiese. Il volume prende in esame quarantuno tra beatificazioni e canonizzazioni tenendo presenti queste due direttrici: il periodo storico e il soggetto raffigurato. Per ciascuna opera l’autore indica sia l’o rd i n e religioso di appartenenza sia il Papa che ha ratificato l’atto, cominciando dalla canonizzazione di Diego de Alcalá, celebrata il 2 luglio 1588 da Sisto V, e terminando con la canonizzazione di Zita, sotto Innocenzo XII, il 5 settembre 1696. Prima di presentare questo arco temporale, però, Casale introduce il lettore in quella che lui chiama l’«arte della canonizzazione ». Dai committenti agli artisti, dalle fasi di realizzazione alla produzione seriale, dalla diffusione dell’immagine alla difficoltà di una definizione, l’autore non tralascia nulla e nessuno arrivando a definire la canonizzazione — così come la beatificazione e la solennizzazione — una «complessa macchina di produzione artistica ». Complessa, perché il protagonista non è uno solo, bensì due: il santo con la sua incredibile vicenda umana da raffigurare (o il beato o il Papa che compie il solenne atto) e l’artista che con il suo stile vuole dare un’impronta personale al personaggio. È quello che, ad esempio, fa Gian Lorenzo Bernini con L’estasi della beata Ludovica Albertoni, del 1672-1673, conservata nella chiesa romana di San Francesco a Ripa. Sfogliando il volume ci si imbatte nei più grandi nomi dell’arte del Seicento, dietro i quali però è attiva una “via lattea”, come la chiama l’autore, di artisti minori e maestranze, tra cui incisori, falegnami, ceramisti, medaglisti. E se sono numerose le donne protagoniste delle opere prese in esame, tra gli artisti compare una sola figura femminile: Lavinia Fontana con La Madonna col Bambino appare a san Giacinto, del 1600, conservata nella basilica romana di Santa Sabina. Il volume si chiude con dei prospetti sinottici che forniscono al lettore un quadro completo delle opere prese in esame, dal Papa che ha ratificato la beatificazione o la canonizzazione, all’ordine religioso del beato o del santo. Si scopre così, incrociando le diverse voci, che Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola sono i santi dove si sono cimentati il maggior numero di artisti. Una preziosa tabella a conclusione di un volume con cui si dà il giusto riconoscimento a una produzione artistica unica.

© Osservatore Romano - 7 febbraio 2012