Alla grande tradizione musicale della Chiesa fa da contraltare un panorama sonoro piuttosto desolante nella maggior parte delle Messe domenicali. E non è solo questione di gusti, perché la natura della musica sacra è intimamente connessa a quella della liturgia, così che storpiare l’una porta a equivocare anche l’altra. Lo abbiamo evidenziato nel primo piano de La Bussola Mensile di novembre (non a caso, essendo il mese in cui si fa memoria di santa Cecilia, patrona della musica), che si apre con una intervista esclusiva al cardinale Robert Sarah. Al tema è stato dedicato anche il Venerdì della Bussola del 6 novembre intitolato Se la musica “sacra” stona, con il maestro Aurelio Porfiri, compositore e direttore di coro, nonché firma de La Bussola. La stonatura aumenta quando la celebrazione stessa viene degradata a generico intrattenimento a sfondo religioso, dove tutto è ammesso purché la (poca) gente “partecipi”, in nome di una concezione orizzontale e attivistica dell’actuosa participatio, volutamente fraintesa a scapito della partecipazione interiore. Salvo poche “riserve” musicali, paradossalmente è più facile ascoltare il gregoriano o la polifonia andando a un concerto, mentre ai piedi dell’altare si pretende di “animare” la celebrazione liturgica con canzonette pop che alla liturgia sono totalmente estranee.
Continua su La Nuova Bussola quotidiana