
Una dialogo semplice, ma non semplicistico, di due amici attorno al mistero della croce e del Crocifisso Cristo Gesù.
Giuseppe
Francesca, ieri, guardando in Chiesa un Crocifisso, pensavo alla grandissima sofferenza patita da Gesù nel portare e sopportare la croce, fino ad esservi inchiodato e morirvi in modo cruento, ma anche al fatto che abbia accettato sofferenza e morte con serenità. Di conseguenza, pensavo anche che accettare la Croce degli altri, intesa nel senso detto prima, non sia facile per nessuno. Infatti non è facile per nessuno accettare Gesù Cristo.
Francesca
Si, ma aggiungerei alla Croce degli altri quella propria. Si potrebbe anche dire, con un po’ di ironia, che accettare la Croce degli altri sia facilissimo: basta che se la tengano. Lo dico, perché vedo molti ragionare così. Infatti, nessuno è più disposto a portare la Croce, propria e degli altri, e tutto ciò non é altro che paura di amare. Gesù si è messo in Croce per dare la vita. Chi invece vive con riserve, senso di onnipotenza e non dona tutto il suo cuore, è già morto dentro.
Giuseppe
Infatti, accettare di assistere una persona in grandissima difficoltà, ad esempio un malato o un disabile più o meno grave, un drogato, un migrante, un carcerato, uno in stato di povertà, un lavoratore fallito, e così via, diventa infine pesantissimo, scomodo. Perdere il nostro tempo per asciugare loro una lacrima, significa rinunciare al nostro tempo per fare ciò che invece ci procura piacere, come una bella vacanza. Ma così, abbandonando chi é in difficoltà, lasciamo che si tenga la sua Croce. Così abbandoniamo Cristo. E mi viene in mente il “Gott ist tod” di F. Nietzsche.
Francesca
Quello che scrivi, Giuseppe, non é altro che il messaggio che noi dovremmo trarre dalla nostra religione cattolica. Gesù infatti dice: ''Ogni volta che avete fatto una di queste cose ad uno dei miei fratelli, le avete fatte a me". Ma non tutti siamo capaci di aiutare gli altri, perché, come dici, farlo comporta sacrifici. Lodevole é chi dedica il proprio tempo agli altri, chi si impegna nel volontariato. Queste persone le ammiro.
Giuseppe
Francesca, ma prima di te, le ammira Gesù Cristo. Infatti, nella logica cristiana, quando si compiono azioni cd. di solidarietà non è rilevante, agli occhi di Dio, che esse ricevano il plauso umano, sarebbe il plauso di Narciso e per Narciso.
Francesca
Certo, Giuseppe. Ma io, umana, non posso che ammirarle e prenderne esempio. É un modo che avvicina e mi avvicina a Dio ancora di più.
Giuseppe
D’accordo, ma l'esempio è pur sempre Gesù Crocifisso, cioè la Croce, non l'uomo solidale. Solo avendo e seguendo l'esempio di Cristo in Croce ti avvicini a Dio, altrimenti ti avvicini ad un uomo, rischiando di mitizzare quest'ultimo.
Francesca
Si, però l'esempio di Gesù lo si deve mettere in pratica, altrimenti a cosa serve prenderlo a modello? In ogni caso, mi pare giusto che tu abbia incentrato una riflessione sul Crocifisso, parlando di accettazione delle difficoltà.
Giuseppe
Mi é parsa questa la logica della Croce cristiana. Sempre secondo la medesima logica, penso inoltre ad una donna che, durante la gravidanza, trovasse il proprio figlio “difettoso” in qualche modo. Magari non lo accetterebbe, perché l’uomo tende alla perfezione, che è solo ideologia, l’ideologia del “perfettismo”, e non vorrebbe in pratica accettare la realtà di una Croce: gli renderebbe la vita più complicata, e quindi lo sopprimerebbe. Ciò addirittura mi ricorda l'immagine degli antichi spartani, che buttavano i figli "difettosi" nella rupe tarpea! Si spiega così anche come non sia Dio a “mandare” le malattie, le carestie, le catastrofi naturali ma che, al contrario, Dio inviti l’uomo ad accettarle, come Gesù ha accettato il Calvario, la Crocifissione, la sofferenza, la morte. Esse vanno cristianamente accettate e poi affrontate con razionalità scientifica ed illuminate dall’amore; l’amore del Cristo “povero e crocefisso”. Non è vero, dunque, quanto qui sostenuto dal positivismo scientifico, da A. Comte, per cui il cristianesimo cattolico induca a spiegare e risolvere malattie, carestie e catastrofi naturali come se fossero dovute ad interventi ed operati divini, così creando una inesistente incompatibilità tra teologia cattolica e scienza che ancor oggi stenta ad essere superata.
Francesca
Valente! Scherzo un po’: ora che ci penso, noi amici ti abbiamo accettato! Allora abbiamo accettato una Croce?
Giuseppe
E certo! Scusami, Francesca, ma avendomi accettato come amico, è chiaro che ci sia stata anche l'accettazione dei miei tanti inevitabili difetti; i quali, se viceversa valutati come insopportabili, avrebbero potuto condurre ad un allontanamento da me, cioè da una insopportabile Croce. Ma sarebbe stato amore del prossimo allontanarsi da una persona perché insopportabile? Quante persone discriminiamo in questo modo? Cioè, perché sono Croci insopportabili? Amare il prossimo, in senso lato e cristiano, è una cosa assai complicata, perché vorrebbe dire accettarne non solo il luccichio (i pregi), ma tanto altro di negativo ed insopportabile (i difetti), ossia la Croce. Qui, a parole siamo tutti bravi, buoni e giusti, ma nei fatti c’é tanta, tanta, discriminazione. Anche, ad esempio, chi si sente colto ed intellettuale, perché laureato ed iperspecializzato, discrimina chi non lo è, e spesso senza accorgersene.
Francesca, in altri termini, credo che amare la Croce di Gesù, in noi e negli altri, ci permette di amare il prossimo, anche se questi non ci piace; altrimenti è facilissimo lo scarto, sia del prossimo che di Cristo: l'uomo ama la comodità, piuttosto che la scomodità, quindi scarta, discrimina, quest'ultima in favore della prima.
Francesca
Questo è ciò che non riusciamo a capire, perché ci sembra un linguaggio duro. Ma è il linguaggio della vita, della realtà. Il cristianesimo non è, dunque, una mera favoletta, come pensavamo fosse da bambini, o come tanti continuano a volerci far pensare, ma una dura e difficile realtà da realizzare effettivamente, per tutti.
Giuseppe
Del resto, siamo tutte Croci, cara mia, perché in ogni uomo c'è una Croce, cioè in ogni uomo c'è Gesù Cristo.
Francesca
Oggi, infatti, il prete durante l'omelia ha detto che Dio lo si ritrova nella umanità. Praticamente, é quello che hai detto tu, Giuseppe, se pure in altre parole.
Giuseppe
Francesca, questo sarebbe il senso dell'incarnazione di Dio nell'uomo, in ogni uomo, attraverso Gesù Cristo. Quindi, l'umanità che si mette contro l'umanità, o natura umana, è anticristiana e contemporaneamente antiumana. E perché Dio si è incarnato uomo? Perché in generale, l'uomo, non tende ad accettare la sua natura di essere umano, per quella che è, di essere finito. Cioè, non accetta di essere limitato nella sua esistenza. Non riesce a comprendere alcuni concetti, poiché essi sfuggono alla sua razionalità, quali l'infinito del tempo o il nulla dello spazio. L'inizio del tempo e dello spazio, la loro fine. Ma anche il perché della vita, il suo inizio come inizio primo, cioè l’atto iniziale. La morte dell'uomo rapportata al post mortem. Il perché la materia organica ed inorganica, di cui è fatto l’uomo, è capace di pensare, di conoscere, di concepire la metafisica, di scegliere tra il bene ed il male, quindi di avere una morale, un’etica. Di avere la coscienza di esistere. Le spiegazioni biologiche sulla vita non sono qui esaustive, così come non lo sono quelle scientifiche sul cosmo, l’universo, ossia sull’immanente filosofico.
L'uomo, quindi, è come se avesse sempre la tentazione di voler modificare l'uomo stesso, per superarlo. Specialmente oggi, col rapidissimo progresso tecnologico, l’uomo si sente un Dio! Gesù Cristo, invece, sarebbe venuto tra l'uomo per ricordare all'uomo, con l'esempio della Croce, l'esatto contrario. Ed anche per offrire all'uomo una spiegazione, sia pur di tipo misterica e trascendente, su ciò che la sua ragione non riesce a comprendere e non comprenderà, in quanto intrinsecamente limitata.
Francesca
Infatti, Papa Giovanni Paolo II, ha detto che: "La ragione non può svuotare il mistero di amore che la Croce rappresenta, mentre la Croce può dare alla ragione la risposta ultima che essa cerca". Credo che il senso di questo pensiero del Papa lo abbia ben esplicitato tu. Altrimenti, letto così, potrebbe risultare in qualche modo poco chiaro. Inoltre, Giuseppe, parlando del Crocifisso, mi hai fatto pensare anche al segno della Croce, che significa proclamare la nostra appartenenza a Cristo: siamo stati segnati con la sua Croce e lo manifestiamo. Farlo all'inizio della giornata vuol dire impegnarsi, tra l'altro, anche a sopportare ciò che di negativo (la Croce appunto) la giornata potrebbe riservarci.
Affrontiamo quindi ogni giorno con gioia, accettando serenamente ogni eventuale avversità.
Giuseppe Carlo Valente e Francesca Scarpelli