Una liturgiavera non nasconde i misteri: li svela. Pone le cose in piena luce; e quando si vedono, rimangono un mistero. Ma una liturgia mistificatrice nasconde le cose nell’oscurità e nell’incertezza, e quando sono trovate, sono una meschinità.
Così si può sintetizzare, usando parole di Chesterton, quanto espresso da papa Francesco nella lettera sulla formazione liturgica pubblicata nella festa dei santi Pietro e Paolo, ossia il 29 giugno 2022.
Infatti il Papa afferma: "Dicendo stupore per il mistero pasquale non intendo in nessun modo ciò che a volte mi pare si voglia esprimere con la fumosa espressione 'senso del mistero': a volte tra i presunti capi di imputazione contro la riforma liturgica vi è anche quello di averlo – si dice – eliminato dalla celebrazione. Lo stupore di cui parlo non è una sorta di smarrimento di fronte ad una realtà oscura o ad un rito enigmatico, ma è, al contrario, la meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci è stato rivelato nella Pasqua di Gesù (cfr. Ef 1,3-14) la cui efficacia continua a raggiungerci nella celebrazione dei 'misteri', ovvero dei sacramenti. [...]La bellezza, come la verità, genera sempre stupore e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all’adorazione".
E leggendo tale affermazione viene in mente quanto con grande acribia scrisse appunto Chesterton (1874-1936): “È appunto perché ho imparato a conoscere i mistici che un mistificatore non può farmela. I mistici veri non nascondono i misteri: li rivelano. Pongono le cose in piena luce; e quando avete visto, rimane un mistero. Ma i mistificatori nascondono la cosa nell’oscurità e nell’incertezza, e quando la trovate, è una meschinità” (G.K. Chesterton, L’incredulità di padre Brown, S.A.S - Paoline, Milano 1953, p.54-55).
E il titolo "Desideravo desideravi"della lettera papale è il medesimo del sermone che papa Innocenzo III pronunciò solennemente l'11 novembre 1225 nella Basilica di San Giovanni in Laterano dando inizio al Lateranense IV. Questo concilio medievale - uno dei più grandi nella storia - tra l'altro fece una riforma liturgica che costituisce una dei passaggi decisivi per la storia della liturgia latina. Sembra quasi che papa Francesco con la sua lettera richiamando il Vaticano II voglia richiamarsi a tutta una storia precedente senza assolutizzarne qualche pagina come ad esempio la riforma di san Pio V.