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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
bertone-2«Fedeltà alla Parola di Dio, che invita alla carità e all’amore vicendevole; tendere a una misura alta della vita cristiana, che purifica e converte; e, soprattutto, non cessare mai di pregare per ottenere da Dio l’unità tanto agognata»: sono questi «gli elementi pregnanti del dialogo fra cristiani, in vista della ricomposizione dell’unità» individuati «nell’esperienza di san Francesco di Sales» dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione della messa per le monache della visitazione di Santa Maria, celebrata nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, martedì mattina, 24 gennaio, festa liturgica del fondatore della congregazione. All’omelia il porporato ha offerto una riflessione sulla settimana di preghiera ecumenica, che si avvia alla conclusione con la consueta celebrazione dei secondi vespri della festa della Conversione di san Paolo apostolo, presieduta dal Papa mercoledì 25 nella basilica ostiense. Come ha ricordato lo stesso Pontefice durante l’udienza generale della settimana precedente — ha detto il celebrante — «si tratta di una pratica che risale al 1908, ben 104 anni fa. Lungo il cammino sono stati superati numerosi ostacoli, ma nonostante ciò ancora sperimentiamo il dolore della separazione fra i cristiani ». Il segretario di Stato ha quindi elencato «le disposizioni interiori che sono necessarie per costruire l’unità»: ovvero l’umiltà, il saper morire a sé stessi, il saper ascoltare l’altro, l’accogliersi reciprocamente, il perdonarsi a vicenda, il saper camminare insieme. «Ma sappiamo bene — ha avvertito — che l’unità dei cristiani non si raggiunge con i soli sforzi umani», essendo «essenzialmente un dono di Dio»; infatti, solo «la preghiera L’arcivescovo Filoni a Yamoussoukro per la plenaria costituente della Conferenza episcopale regionale Una sola voce per i popoli dell’Africa occidentale che sale dal cuore umile e fiducioso di coloro che si riconoscono seguaci di Cristo, prepara a ricevere questo dono, e sarà Cristo stesso a trasformarci in ciò per cui preghiamo». Riferendosi poi a quanto può fare l’uomo, il cardinale Bertone ha invitato a «partire concretamente dall’unità vissuta in seno alla nostra comunità, come fiamma accesa che alimenta il grande bracere della Chiesa. È la somma di questa vita in unità nelle piccole o grandi comunità, che farà della Chiesa il grande canale della grazia per la santificazione del mondo». Il segretario di Stato si è successivamente soffermato sulle letture, per illustrare come sia proprio la Parola di Dio a purificare l’uomo. Da qui l’esortazione a un impegno ardente «con la preghiera e con le opere, per togliere quel motivo di scandalo che vela la luce del Vangelo in mezzo al mondo». Infine il segretario di Stato ha evidenziato come lo stesso san Francesco di Sales abbia sofferto «nel suo tempo per la dolorosa spaccatura che si era creata fra i cristiani sotto l’influsso delle idee della Riforma. Lo angustiava — ha spiegato — lo stato di abbandono in cui vivevano soprattutto i cristiani della sua regione di Chablais, nella Savoia, sottoposti a tutti i venti di dottrina, senza possedere le semplici nozioni del catechismo». Per questo «divenuto sacerdote si mise all’opera con tutto il fervore giovanile, viaggiando e predicando in tutte le chiese con le sue doti d’intelligenza, le sue conoscenze teologiche e il suo tratto mite e suadente». In pratica il santo oggi venerato come dottore della Chiesa e patrono della stampa cattolica «inventò un nuovo stile d’evangelizzazione per mezzo di foglietti volanti che distribuiva nelle case della gente, con spiegazioni semplici e accattivanti della Parola del Vangelo ». Soprattutto ebbe il merito di non lasciarsi «coinvolgere nelle spire della violenza», tanto che «molti, attratti dalla sua parola semplice e profonda e dalla sua personalità mite e comprensiva, imparavano a vivere in conformità con le verità dell’autentica fede cristiana». Un esempio ripreso anche da san Giovanni Bosco, fondatore della famiglia religiosa cui appartiene il segretario di Stato. Il prete piemontese ha infatti «trovato ispirazione in questo modo di essere e di vivere con letizia e dolcezza la fede da Francesco di Sales, tanto da chiamare i suoi figli “salesiani”». Perché la genialità del santo vescovo di Ginevra — ha concluso il segretario di Stato — «sta anche nel fatto di aver mostrato alla gente semplice il modo per raggiungere una misura alta della fede». Insieme con il porporato hanno concelebrato i monsignori Peter Bryan Wells, assessore della segreteria di Stato, Gianpiero Gloder, capo ufficio con incarichi speciali, Lech Piechota e Roberto Lucchini, della segreteria del cardinale Bertone, Winfried König, capo della sezione tedesca, e Markus Heinz, officiale della medesima, don Mauro Carlino, della segreteria del sostituto, e l’agostiniano Benedik Pavel, custode del Sacrario Apostolico. Ha diretto il rito monsignor Guillermo Javier Karcher, cerimoniere pontificio, coadiuvato da monsignor Stefano Sanchirico. Il servizio liturgico è stato curato dagli alunni del preseminario San Pio X e dai frati addetti alla Sagrestia Pontificia. I canti sono stati eseguiti dal coro della comunità monastica.

© Osservatore Romano - 24 gennaio 2012