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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Immaginando la vita quotidiana di Anna e Gioacchino ·

Di loro sappiamo pochissimo. Di Anna e Gioacchino, i nonni di Gesù, i testi biblici non scrivono. Ne parla il protovangelo di Giacomo, il De Nativitate Mariae, la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. La loro storia l’ha dipinta Giotto nella cappella degli Scrovegni. Tutti i testi ci raccontano che prima di diventare nonni di Gesù disperavano anche di essere genitori. Poi, quando non se lo aspettavano più, il miracolo: nasce Maria.

Giotto, «Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro» (1303-1305, Cappella degli Scrovegni, Padova)

Ma qui la storia si ferma di nuovo. Nessun Vangelo sia pure apocrifo, racconta il rapporto fra nonni e nipote. Ci provano alcuni pittori, Leonardo, per esempio, che dipinge sant’Anna che tiene sulle sue ginocchia Maria che, a sua volta, si sporge verso il piccolo Gesù e un agnellino che il bimbo vuole afferrare. La nonna, la mamma, il nipote fusi in un unico abbraccio. Per il resto dobbiamo immaginare, affidarci alla fantasia e all’esperienza.

Allora immaginiamo. Immaginiamo il giorno in cui Maria ha detto ai vecchi genitori che aspettava un bambino. A lei lo aveva appena annunciato l’Angelo.

La gioia dei due anziani coniugi. Una gioia piena che deriva dalla sensazione forte che la vita si sia miracolosamente prolungata, di essere andati oltre se stessi. Sì devono essersi sentiti così Gioacchino e Anna. Certo anche un figlio è un prolungamento della vita e Maria così desiderata e arrivata tardi ha dato ai due vecchi una felicità insperata. Ma la figlia, tutti i figli, sono un frutto diretto, il compimento di un processo naturale anche se sempre stupefacente. Un nipote è un dono che va oltre l’aspettativa, è il frutto di una generosità senza confini. Immaginiamo ancora. Gesù bambino che va dai nonni. Loro aspettano quegli incontri con ansia e contentezza. Lui è un bambino vivace, Maria e Giuseppe lo riprendono spesso per dirgli che cosa fare e non fare. Anche se figlio di Dio non sa ancora come comportarsi e ha tutta l’aria di uno che prima o poi si metterà nei guai.

Gioacchino e Anna lo guardano incantati. A loro piace proprio tutto di quel che fa Gesù. Sorridono del suo caratterino deciso, delle sue parole spesso già imperiose. Dovrebbero riprenderlo. Non riescono. Figurati rimproverarlo! Anche quando ha sciolto il capretto e ha cominciato a correre con lui sul prato dietro casa, non hanno detto niente. E non l’hanno neppure raccontato a Maria, si sarebbe preoccupata. Invece loro avevano riso di quel nipotino irruento e fantasioso.

Quando stanno con lui hanno solo voglia di raccontare. A Gesù piacciono i racconti soprattutto quelli della loro vita e della loro famiglia. Gioacchino gli racconta di suo padre, e del padre di suo padre, e di come tutti loro nascano da Abramo e poi da Isacco e Giacobbe. E descrive la vita del suo popolo quando andava da un paese all’altro, cercando la terra promessa. Gli parla dei pastori, della Luna, del deserto. dei falsi dei e poi del Dio unico che anche oggi regna su di loro. Al nonno piace vedere il volto incantato di Gesù mentre ascolta. È più difficile rispondere alle sue domande. Si erano sempre comportati bene i profeti? Il nonno ne era sicuro? Non era stato troppo cattivo Dio a chiedere ad Abramo di sacrificare suo figlio? Dopo, è vero, aveva accettato il sacrificio di un ariete, ma fare tanta paura ad Abramo era proprio necessario? E il povero Isacco? Avrà avuto paura anche lui?

Il nonno sorride e spiega. La nonna invece ha altre storie. A Gesù piacciono anche queste perché parlano della sua mamma, di com’è nata, e di come già da piccola era una bimba eccezionale. È stata portata al tempio a tre anni, gli dice nonna Anna.

La storia più bella però è proprio quella del nonno e della nonna. Erano diventati vecchi, racconta Anna, ma non avevano ancora un figlio. Il nonno era così disperato che era andato da solo nel deserto. Anche la nonna era molto dispiaciuta. Piangeva e si disperava anche lei. «Poi sai che cosa è successo?» chiede Anna al nipotino che ha gli occhi spalancati, la bocca semiaperta. «Sembri un pesce» gli dice ridendo. Gesù chiude la bocca e la nonna continua. «E arrivato un Angelo con grandi ali che l’ha convinto a tornare. L’Angelo è venuto anche da me e mi ha detto di andargli incontro. Ci siamo abbracciati forte e qualche mese dopo è nata la mamma». «E poi?». Il nipotino vuole la storia fino alla fine, fino a quella notte di dicembre in cui è nato lui. E le stelle splendevano, i pastori e tre re arrivavano guidati da una cometa.

Gesù adora quel racconto. Lo ascolta in silenzioso e non fa domande. Quando la nonna finisce, si limita a dire «Di nuovo». E Anna racconta ancora, arricchendo la storia di nuovi particolari. Il viso di Maria appena nata, il suo amore per lo studio, la sua decisione dopo l’annuncio dell’Angelo di servire il Signore.

Quando Gesù non è con loro Gioacchino e Anna ne parlano quasi sempre. Non si chiedono che cosa diventerà, che cosa farà da grande. Loro aspettano. L’attesa è già un dono meraviglioso.

Non pensano di intervenire sui suoi talenti. Ne ha tanti e qualcuno di essi a un certo punto prevarrà sugli altri. E neppure sui suoi limiti o difetti di carattere. Perché, sarà anche figlio di Dio ma qualche volta cede alla rabbia, è buono ma anche un po’ presuntuoso. Passerà, pensano. E poi gli interventi — l’hanno imparato proprio tirando su Maria — sono utili fini a un certo punto. Loro avrebbero mai immaginato il futuro della loro unica figlia, l’apparizione dell’Angelo, la decisione divina? No. Per intervenire sul caratterino di Gesù ci sono i genitori. I nonni il nipotino se lo godono così com’è. Sono vecchi un dono lo sanno apprezzare.

E allora attendono, Anna cucina i piatti speziati che a Gesù piacciono tanto, poi preparano storie, arricchiscono le vecchie con nuovi particolari, ricordano fra loro, se le ripetono. Lo sanno bene che non lo vedranno adulto. Non vedranno le sue gioie e i suoi dolori. Eppure sono sicuri: la loro benedizione il nipotino la porterà sempre con sé.

di Ritanna Armeni



© Osservatore Romano - 24 luglio 2019