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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

sacro cuore e famiglia"La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre."
(Col. 3,16-17)


Questo meraviglioso estratto dalla lettera ai fedeli di Colossi è simile a quella indirizzata agli Efesini nel ribadire la centralità del mistero coniugale, la sua simbologia, la sua preziosità e i suoi ruoli di cui abbiamo già parlato.
In più, tale lettera, aggiunge questa immagine del rivestirsi che non richiama ad un semplice gesto esteriore ma ad un gesto profondo di cambiare habitus, abitudine, stile di vita.
Sempre discepoli, sempre in formazione permanente, sempre in ginocchio ai piedi del Signore.
Queste virtù non sono frutto dello sforzo dell'uomo ma un dono della grazia la cui fatica dell'uomo sta nell'accoglierle e nel coltivarle nella fedeltà, ricevendo, nel medesimo tempo, la possibilità di farle fruttificare.

È indubbio che gli apostoli quando pensano ad una famiglia si rifanno anche ai sentimenti, le virtù, lo stile, l'habitus della famiglia del Signore.
Sono probabilmente i racconti di Maria, il "fondamento" discreto, che riecheggia nelle loro catechesi illuminate dalla sapienza dello Spirito.
Sono quei fatti potenti e discreti, umili ma fecondi, che si ripresentano nella predicazione primitiva attraverso i racconti di Maria.

Nessun accenno a coloro che hanno reso carne questi sentimenti perché ciò che importa agli annunciatori, ai catecheti e agli ascoltatori non è l'ammirazione ma il cogliere il quid, il valore, la presenza dello Spirito di Dio operata nella Famiglia di Nazareth. La potenza di Dio nella storia.

L'ammirazione è buona se spinge all'imitazione profonda ma se si ferma alla contemplazione distante e a quella specie di scetticismo e prevenzione, che è un atteggiamento di difesa per non responsabilizzarsi, serve a poco.

Due sono i meccanismi di difesa che usualmente poniamo davanti alla Grazia quando la vediamo manifestarsi, meccanismi che, in genere, attuiamo sia nei riguardi della Santa Famiglia sia in tutte le situazioni, per così dire, "speciali".

Come primo meccanismo di difesa, da una parte l'ammirazione semi-idolatrica davanti ad una manifestazione di Grazia che invece di muoverci ad imitazione ci paralizza in una ammirazione distante: ".. ma loro erano Giuseppe e Maria, e c'era Gesù!" e da qui "... va bene però, questa coppia è santa, non ha vissuto le mie tragedie, le mie difficoltà, le mie prove... ".

Dall'altra, come secondo meccanismo di difesa, quella ammirazione da "mi piace" social, che si consuma in un click e che non muove a responsabilità personale. Riconosciamo quanto è accaduto ma come se non ci appartenesse. Lo vediamo, ma non ci facciamo toccare. Tutto sommato ci scivola addosso.
Lo "clicchiamo" ma come se non ci appartenesse.. nella migliore delle ipotesi abbiamo nostalgia del tempo passato e ci accontentiamo di aver fatto i chierichetti e servito all'altare da giovani. In fin dei conti amiamo la "patinatura" dei sentimenti, quel tanto che serve a farci sentire importanti, di riflesso. Il sé ego-costruito ed ego-alimentato si ritrova qui.

Non genera commozione autentica, il co-muoversi, il pianto del cuore, la radicale nostalgia di casa per cui siam fatti.

Ed ora? E l'adesso di Dio? E l'ora della Grazia?
Amiamo la distrazione come luogo di appropriazione avara dell'io malato ed involuto.

Ciò che conta, invece, è che lo Spirito opera e cambia e muove alla giustizia, ieri come oggi.
In quella meravigliosa famiglia di Nazaret come in ognuna di quelle che si mettono in ascolto. Con tutta l'arte che l'ascolto comporta e con tutta la gioiosa fatica che esso genera.

Scrive l'apostolo Paolo alla Comunità di Roma 

"Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova." (Rm. 6,4) "... ἐν καινότητι ζωῆς περιπατήσωμεν - camminare in una vita nuova perennemente rinnovata".

C'è un legame stretto tra il camminare e la vita nuova, perché l'uno illumina l'altro. Il camminare in Cristo illumina la vita nuova e l'illuminazione di Cristo rende sempre nuova la vita. Cadono le cataratte mentali e strutturali degli psichismi difensivi e l'uomo e la donna rinnovati si cristificano. È la grazia di stato, sia del matrimonio che, ancora prima, del fidanzamento; la grazia non fa salti ma segue un percorso umanamente preparato. Sono fondamenti da perseguire in un legame paritetico senza sudditanze e proiezioni psicologiche, ciascuno desatellizato perché satellizzati in Cristo.

È lo Spirito Santo che crea "abitudine" e conversione, che intesse con la collaborazione dell'uomo un abito nuovo di misericordia, bontà, umiltà, mansuetudine, pazienza così come è vissuta in Giuseppe e in Maria, sin dai tempi del loro fidanzamento.
È questo lavoro nello Spirito che mette ordine al caos delle emozioni e delle energie e che crea giustizia.
È lo Spirito Santo che costruisce ruoli in una sana fatica quotidiana carica di umiltà e di anticipazione nell'attenzione all'altro.
È lo Spirito Santo che rende docili ad ascoltare la voce di Dio e a custodire Gesù come "figlio primo" della coppia. Prima viene Gesù, poi ogni figlio in Lui. Prima Lui come Signore e Figlio e poi i figli nella carne che in Lui cresceranno.
È lo Spirito Santo che dona luci, criteri, vie di uscita costanti alle impervie fatiche della famiglia; ieri come oggi.
È lo Spirito Santo che costruisce il luogo dove essere Chiesa e mettere radici.
È lo Spirito Santo che dona la vita nuova e la capacità di custodirla.

Per tutte queste ragioni e per molte altre ancora lo Spirito Santo va invocato costantemente nella coppia:

"Veni Creator Spiritus... infirma nostri corporis, virtute firmans perpeti".

È lo Spirito che dona a lui e lei di incontrarsi e rinnova l'amore e la donazione.
È Lui che rinnova ogni relazione e dona benedizione.
È Lui che fa cogliere la speranza nella disperazione e nella prova.
È lui che permette alla famiglia di portare con amore croci altrove insostenibili e di farlo nella discrezione e nel pudore, con la sobria ed immarcescibile gioia dei risorti.

Ecco perché al termine di un anno trascorso e nell'affacciarsi di uno nuovo occorre, come famiglia, invocare con cuore rinnovato lo Spirito e occorre chiedere, umilmente, di rafforzare la fede e la speranza e di ri-accendere la carità.

Nelle piccole e nelle grandi cose. Nelle piccole e nelle grandi scelte.

Perché, come dice una canzone "la vita è adesso" e per chi è discepolo di Cristo "l'Eternità è adesso".

Vieni Spirito Santo, noi ti invochiamo per noi, per ogni famiglia e per ogni coppia di fidanzati,
soprattutto quando ci siamo allontanati dal tuo sussurro umile e fecondo, dalla tua brezza rigeneratrice.

"Non abbandonare l'opera delle tue mani." (Sl. 138,8)

Paul e Francesca