“Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere patrono speciale della Chiesa, e la Chiesa ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dal fatto che egli fu sposo di Maria e padre putativo di Gesù Cristo. Da qui derivarono tutta la sua grandezza, la grazia, la santità e la gloria. Certamente la dignità di Madre di Dio è tanto in alto che nulla vi può essere di più sublime. Ma poiché tra Giuseppe e la beatissima Vergine esistette un nodo coniugale, non c’è dubbio che a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto nessun altro mai. Infatti il matrimonio costituisce la società, il vincolo superiore ad ogni altro: per sua natura prevede la comunione dei beni dell’uno con l’altro. Pertanto se Dio ha dato alla Vergine in sposo Giuseppe, glielo ha dato pure a compagno della vita, testimone della verginità, tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, mercé il patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei.” (Quamquam pluries, Papa Leone XIII)
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Questo principio dei “vasi comunicanti nello Spirito” che ha costituito, animato e sostenuto la Santa Famiglia è in realtà il principio alla base dei Battezzati, corpo di Cristo. Il bene, il dono e il carisma di uno è del corpo e a beneficio del corpo.
Pertanto un dono, una sensibilità dell’uno è dell’altro e a vantaggio dell’altro.
Il paragone del corpo della prima lettera ai Corinti al cap. 12 esplica chiaramente questa nuova realtà che fa parte dei battezzati.
È sovranatura che porta a compimento ed espande la natura stessa. È la vocazione.
Che bella che sei mano, che bello che sei occhio, che bella che sei testa, e che bello che sei tu emisfero destro e anche tu emisfero sinistro. Oh, e che dire del piede e delle parti che copriamo con pudore?
O, tu parte ferita e non abile, sei bellissima.
Non solo, ma questa realtà travalica il genere, perché la complementarietà dei generi fornisce ciò che l’altro genere non può per natura propria.
La maternità è un dono che la donna fa al coniugio e al “noi” che è la Famiglia. Così è nella Chiesa, il dono della maternità, diversamente espresso e vissuto, è dono per tutto il corpo.
Allo stesso modo il dono della paternità, sia all’interno del coniugio che della Chiesa, in ciò che gli è proprio.
Pertanto veramente ciascuno di noi è ricco di glossolalia, parlando lingue antiche e moderne;
è ricco di intelletto, scrutando accademicamente, sapienzialmente e per visione di Scienza ogni cosa;
è animato da ardente di carità, specie verso chi è scartato ed in situazioni ai vertici della donazione;
è colmo di orazione e devozione, costante, continua, laudativa, adorante;
ciascuno di noi è martire in situazioni estreme, perché ogni membro dona al corpo stesso la sua specifica.
è ricco di intelletto, scrutando accademicamente, sapienzialmente e per visione di Scienza ogni cosa;
è animato da ardente di carità, specie verso chi è scartato ed in situazioni ai vertici della donazione;
è colmo di orazione e devozione, costante, continua, laudativa, adorante;
ciascuno di noi è martire in situazioni estreme, perché ogni membro dona al corpo stesso la sua specifica.
Né la sua specifica potrebbe essere tale se non fosse legata e donata all’intero corpo.
Ed il corpo, nel Capo, ne gioisce.
Non c’è niente di più onesto di questo.
La gelosia e l’invidia, le piccinerie e i dissensi senza radicale appartenenza, velati o chiari, sotterranei, carsici o evidenti, vengono dal “nemico dell’uomo e di Dio”.
Il quale è nemico del corpo e nemico della paternità e della maternità.
Oggi questa particolare solennità ci ricorda proprio questo e il patrocinio universale di San Giuseppe ricorda in Spirito e Potenza la maternità universale di Maria.
Entrambi ricordano l’Immagine e la Somiglianza colma della SS. ma Trinità da cui ogni paternità e maternità in Cielo e in terra.
PiEffe
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