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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Ci sono chiusure che non tolgono nulla, ma custodiscono ciò che è stato donato. La Porta Santa si chiude, il Giubileo giunge al termine, e con esso si conclude un tempo straordinario di grazia. Non perché la grazia finisca, ma perché ora chiede di essere abitata, portata dentro la vita, lasciata maturare nel cuore.
Ero a Roma pochi giorni fa, e camminando tra quei luoghi ho sentito tutta la forza di questo tempo. Non come un evento da ricordare, ma come un dono affidato. In quelle strade colme di passi e di preghiere, ho percepito che il Signore non stava congedando, ma inviando. Come se dicesse: ciò che hai ricevuto, ora vivilo.
Questo Giubileo è stato un tempo di perdono abbondante, di ritorni silenziosi, di cuori che hanno trovato il coraggio di avvicinarsi a Dio. Non con parole perfette, ma con ferite aperte. La grazia ha incontrato la nostra povertà e non l’ha respinta. L’ha accolta, trasformandola in possibilità di rinascita.
Ora la Porta si chiude, ma non si chiude il cammino iniziato. Si chiude un segno visibile, mentre la grazia continua a operare nel nascosto. Il Giubileo non è stato un punto di arrivo, ma una soglia attraversata, oltre la quale la fede diventa più concreta, più incarnata, più responsabile.
La chiusura del Giubileo non è una chiusura di fede, ma un invio alla vita ordinaria, là dove il perdono deve diventare stile, la preghiera respiro, e la vicinanza a Dio scelta quotidiana.
La Porta Santa si chiude, ma ciò che è passato attraverso di essa non può più tornare come prima e questa è la grazia che resta.