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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Certe parole hanno un peso

di Christoph Markschies 
Pensiamo a una normalissima funzione domenicale in una normalissima chiesa evangelica, e in particolare alla professione di fede fatta dalla comunità.
Dopo il Vangelo della domenica l'intera comunità pronuncia il piccolo Credo, il cosiddetto Credo degli Apostoli (e in molte comunità, nelle solennità, anche il grande Credo dei concili imperiali di Nicea e di Costantinopoli).
La professione viene introdotta da formule che ricordano la cattolicità - vale a dire l'universalità - sia del testo sia della professione: "Professiamo ora, uniti a tutti i cristiani della terra, la nostra fede con le parole dei nostri padri e delle nostre madri", recita una formula molto usata, che cito qui pars pro toto. Con tali professioni di fede, introdotte con queste o con altre parole di poco diverse, la comunità riunita professa la "santa Chiesa cristiana" (così nell'Apostolicum secondo la traduzione comune nella maggior parte delle Chiese regionali), ovvero la "Chiesa una, santa, universale e apostolica" (così nel grande Credo niceno-costantinopolitano). Se si guarda alle antiche versioni latine di questi testi in origine greci, la traduzione tedesca più comune nelle chiese evangeliche (e solo in quelle) suscita stupore: credo in sanctam ecclesiam catholicam ovvero unam, sanctam, catholicam et apostolicam ecclesiam. In altri termini: la comunità riunita nelle chiese evangeliche professa, domenica dopo domenica, la cattolicità della Chiesa evangelica; ed è davvero difficile comprendere perché la stessa parola, catholicus, in una professione venga tradotta con "cristiana" e nell'altra con "universale".
Inoltre, la traduzione distinta di catholicus con "cristiano" da parte dei protestanti ha come spiacevole conseguenza quella di scindere, in un punto decisivo, la traduzione propriamente ecumenica del testo latino fatta dal gruppo di lavoro per i testi liturgici del 1970 in due famiglie confessionali: una traduce catholicus con "cristiano", l'altra con "cattolico", mentre in entrambi i casi sarebbe ovvio usare il comune "universale".
Se solo riuscissimo a metterci d'accordo sulla traduzione comune "universale", i protestanti verrebbero sollevati dal sospetto di utilizzare la parola "cristiano" per un impulso anticattolico, e i cattolici da quello di confondere catholicus, "universale", con cattolico romano (sebbene, naturalmente, ci siano sempre stati teologi cattolici romani le cui argomentazioni portavano esattamente in questa direzione).
Il fatto è che il fedele evangelico professa, domenica dopo domenica, la cattolicità della sua Chiesa, ma nella riflessione scientifica fondamentale in vista del giubileo della Riforma manca del tutto la domanda su come esattamente la Chiesa evangelica e il protestantesimo si relazionano con questa Chiesa una.



(©L'Osservatore Romano 3 ottobre 2012)