Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
San Francesco Saverio battezza la principessa indiana Neachiledi INOS BIFFI

«Dopo Alessandro Magno e il Bacco, di cui parla la poesia, / troviamo Francesco, che, terzo, s’incammina verso l’Asia / senza falange e senza elefanti, senza armi e senza armate (...) E non più quale re tra il gran saltellar dei cani da guerra, e coronato e radioso», sul posto più alto e con uva d’Europa tra le dita. Al contrario, Paul Claudel vede Francesco Saverio avviarsi «tutto solo, e piccolo, e nero e sudicio, con stretta in mano la Croce!», verso un mondo descritto a toni foschi: un mondo dominato e avvolto dal male, che diffonde intorno a sé brividi di paura e senso di ribrezzo: «Un profondo silenzio è calato sul mare, al vagare del battello in direzione di Satana», mentre già «da questa soglia maledetta sale un alito soffocante»; ed «ecco da ogni parte l’Inferno, e i suoi popoli che avanzano silenziosi»; e i luoghi: «Da un lato l’India, e laggiù il Giappone, e le grandi Isole putride».
«Da un lato — recita il suo inno dedicato al santo gesuita — l’Asia alta fino al cielo e profonda fino all’Inferno (arriva un soffio, una folata di vento passa sul mare) (...) D all’altro questo battello, un punto nero sul mare! e sul ponte senza nessun pensiero per il porto, senza uno sguardo per l’orizzonte, un prete, dalle grosse calze bucate, in ginocchio davanti all’albero che legge l’Ufficio del giorno e la lettera di Loyola». È il motivo che ricorre per questo santo che Claudel ha collocato nella sua C o ro n a benignitatis anni Dei: un uomo solitario e irrilevante, di fronte a un mondo immenso, senza Vangelo e ancora «eredità del Principe di questo Mondo». Ma ora, «da Goa fino alla Cina e dall’Etiopia fino al Giappone», proprio questa minuscola figura ha aperto il varco e tracciato la circonvallazione. «Il diavolo non è largo quanto Dio, e l’Inferno non è esteso quanto l’Amore. E dopo tutto Gerico non è così grande che non le si possa girare attorno»: è il preannuncio che a vincere sarà la misericordia, ampia oltre i recinti del peccato, e che sul regno della perversione prevarrà il regno della grazia. Francesco non ha avuto requie e non ha conosciuto soste: «Ha esplorato tutti i varchi e tolti i cartelli dell’invalicabilità: il suo corpo è per l’eternità un insulto alla porta principale. Esso sbarra tutte le uscite, preme a tutti gli ingressi di Sodoma. E l’immensa Asia è accerchiata da quest’uomo minuscolo. Più penetrante della tromba e più rimbombante del tuono, egli ha chiamato la folla dalla sua oscura segregazione e ha proclamato la luce. Ecco la morte della morte e l’arma nel cuore della Geenna, il morso nel cuore dell’inerte Inferno, perché scoppi e imputridisca su se stesso!»: sono le immagini irruenti con cui il poeta rende lo sconvolgimento provocato dal viaggiare insonne e irrefrenabile di questo mirabile «capitano di D io». Ma il canto del poeta si compiace anche di immaginare e di ritrarre questo «capitano» nella serenità della sua fine. Francesco «non ha più calzature ai piedi e la sua carne è più consunta della sua talare. Egli ha fatto quello che gli si era detto di fare; senza dubbio non tutto, ma quello che ha potuto». Ormai, non rimane che deporlo sul suolo, sfinito. La sua aspirazione non s’è avverata. La Cina è là, ma egli ne è lontano, e «dal momento che non può entrarvi, vi muore di fronte». Ed ecco gli ultimi suoi gesti, rievocati dal poeta con emozionata pacatezza e disposti in ordinata successione come fossero gesti liturgici, semplici e solenni: Francesco «si distende, pone al suo fianco il breviario, dice: "Gesù!", perdona, i suoi nemici, innalza la sua preghiera, e tranquillo come un soldato, a piedi uniti e col corpo dritto, chiude austeramente gli occhi e si ricopre col segno della Croce». Quest’inno risulta un piccolo capolavoro dell’arte poetico-liturgica di Claudel: il ritratto dell’appassionato e animoso missionario si delinea nitido e luminoso nei tratti unici che lo hanno contrassegnato e che ne fanno un esemplare intramontabile della dedizione all’annuncio del Vangelo, senza del quale il mondo non si può salvare.

© Osservatore Romano - 2-3-dicembre 2013