di CRISTIANA DOBNERCome dettagli e particolari non siano mai insignificanti bensì al contrario rivelatori e ineliminabili, lo dimostra con garbo e documentazione serrata il nuovo libro del biblista domenicano Philippe Lefebvre, Brèves rencontres. Vies minuscules de la Bible (Paris, Cerf, 2015, pagine 255, euro 19), che suscita nello scorrere delle pagine un’autentica gioia dello spirito. Si smentisce così il ruolo di figuranti, di comparse, di molti personaggi biblici che sembrano essere stati creati con il solo scopo di suscitare zone d’ombra per far risaltare in piena luce i personaggi principali.
Zone d’ombra che bisogna saper cogliere e decifrare nella loro decisività e non passare oltre quasi con noncuranza, perché sono dedicati loro solo alcuni brevi versetti oppure nominati una sola volta. Si tratta invece di punti di incontro di vicende passate e, simultaneamente, di aperture a quelle future, luoghi di snodo che, sottilmente, donano luce di comprensione sapienziale. Si viene tessendo una sapiente rete che svela l’originalità e il legame con gli altri personaggi, infatti «ben lungi dall’essere dei secondi ruoli insignificanti, ci preparano, ci educano, ci mettono sulla strada. Cooperano così all’opera generale di rivelazione cui la Bibbia lavora». Il biblista affronta la tematica in quattro capitoli che analizzano in primo luogo il misterioso ed enigmatico Melchisedec di Genesi, 14, menzionato anche dal salmo 110 e dalla Lettera agli Ebrei, per poi procedere con una catena di donne. Di anello in anello, fa conoscere gli episodi biblici più da vicino: Rizpa, una delle concubine di Saul; la profetessa Anna, della tribù di Fortunato e “Signora della p orta”; e infine il quarto personaggio che stupisce: non si tratta infatti di una persona ma dello “spirito pitone”, lo spirito divinatorio, quello che Paolo, giunto in Grecia per la prima volta, scaccia da una schiava (Atti , 16, 16). La sapienza intellettuale si viene stemperando nell’attraversare gli specchi che via via chi legge ritrova nel suo percorso e si tocca con mano come il titolo, nella sua espressione contenuta, riservi invece una grande ricchezza nello stile, ormai acquisito e prediletto dall’autore, che esplicita l’etimologia dei nomi e, seguendoli, si costruisce una affascinante teologia dei nomi. L’esegesi critica è ben servita ma anche, in un certo qual modo, superata da intuizioni che conducono più in là: gli aneddoti che non solo narrano eventi ma si dimostrano luoghi biblici sorgivi, perché è sempre Dio che opera nella storia dell’umanità. L’orizzonte viene arricchito: l’essenziale appare a sbalzo sulla storia, impresso proprio da quanto sembra irrilevante. «Di donna in donna»: Rizpa, la signora del Lithostroto (II Samuele, 21; e Giovanni, 19), la madre e i suoi sette figli che sfida tutti custodendo dei cadaveri e si palesa insieme luogo di morte e luogo di vita; Anna, figlia di Fanuel, e la teologia del Volto che coglie nella sua vicenda; la pitonessa di Filippi e Paolo, coraggioso combattente di serpenti, luogo fra due mondi, quello ebraico e quello greco. La conclusione si impone come una verifica attestata: «I personaggi minori ci raccontano una storia antica che la Storia non sempre considera: quella degli umani che passano inosservati eppure manifestano Dio, Dio tutto intero, in mezzo a noi. Quando si consegna la loro storia, sono i personaggi secondari, proprio loro “Che entrano per primi nel Regno” (Matteo , 21, 31)».
© Osservatore Romano - 13 agosto 2015