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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Dal 17 al 21 settembre si svolge a Venezia - a Palazzo Ducale e all'Isola di San Servolo - il xiii congresso internazionale di Diritto canonico, organizzato dall'Associazione internazionale per lo studio del Diritto canonico in collaborazione con la Facoltà di Diritto canonico San Pio X (Studium Generale Marcianum).
Anticipiamo stralci del saluto inaugurale e della relazione del Patriarca di Venezia.
di Juan Ignacio Arrieta
Presidente del Comitato organizzativo
Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi


Quattro anni fa, volgendo a termine il XII congresso internazionale di Diritto canonico organizzato a Beirut dall'Università de La Sagesse, l'Istituto di Diritto canonico San Pio X di Venezia, che allora contava appena un anno di esistenza, presentò la sua candidatura per ospitare in questa città il successivo xiii congresso della Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo. Da quel momento, lo sviluppo istituzionale dell'istituto è progredito di pari passo all'organizzazione di questo evento scientifico che, nella nostra disciplina, è unico a livello universale. Oggi siamo ben lieti di accogliere tutti voi e di celebrare questo prestigioso evento scientifico in una facoltà che, appena un mese fa, ha ricevuto dalla Santa Sede il massimo riconoscimento accademico. Umanamente, la nostra riconoscenza va anzitutto al carissimo Patriarca Angelo Scola, fondatore della nuova facoltà. Da lui è venuta la spinta iniziale per avviare le attività, ed è stato lui a spianare in continuazione il terreno, facendo scorrere sollecitamente le varie tappe del progetto scientifico che ci aveva segnalato. In questi anni abbiamo sperimentato il suo continuo appoggio e la sua piena fiducia in noi, in un contesto di libertà e di autonomia nel lavoro,  che ha reso efficace  e molto gratificante la nostra attività.
Mi sento anche in dovere di ringraziare gli altri componenti del comitato d'onore. Il mio non è - non può essere - un ringraziamento formale. Si tratta di un ringraziamento doveroso che ritengo giusto condividere anche con quanti in occasione del congresso prendono contatto, per la prima volta, con la nostra giovane facoltà. Infatti, le istituzioni rappresentate nel Comitato d'onore, e le persone che singolarmente lo compongono, si sono fatte sentire concretamente a nostro fianco sin dall'inizio dell'attività accademica di quella che è oggi la Facoltà di Diritto canonico San Pio x di Venezia. Siamo davvero lieti che le nostre autorità ci abbiano accordato la loro fiducia e che, al di là delle naturali diversità di vedute su tante cose, abbiamo concordato tutti nel riconoscere che la nostra attività universitaria in un concreto settore della scienza giuridica ecclesiastica, non poteva che avere una benefica ricaduta per la città di Venezia e per la regione Veneto.
Secondo gli statuti, al comitato direttivo della Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo appartiene l'approvazione dell'argomento del congresso, determinando la scansione delle concrete tematiche e approvando i singoli relatori, seguendo sempre criteri internazionali di varietà, di prestigio scientifico e di rappresentatività per nulla facili da conciliare.
L'argomento da noi proposto tre anni fa per il XIII congresso doveva, anzitutto, essere in sintonia col progetto culturale del centro che si proponeva di organizzarlo. Doveva trattarsi, quindi, di un argomento di alto respiro nell'ambito della nostra disciplina, in grado anche di interpellare le varie componenti dell'ordinamento canonico e le discipline che integrano il suo studio sistematico. Volevamo cogliere l'occasione per riflettere da giuristi della Chiesa in questo concreto momento del pensiero e della cultura giuridica generale, nel tentativo - forse troppo illusorio - di significare alcuni elementi caratteristici della nostra specificità suscettibili di fornire alla comune cultura giuridica di oggi qualche sprazzo di luce che possa rispondere alla naturale ricerca di valori.
L'idea di riflettere qui sul "Ius divinum nella esperienza giuridica della Chiesa" prese vigore stimolati dall'insistente magistero di Benedetto XVI sulla conoscibilità del creato, che per quanto concretamente riguardava i giuristi della Chiesa, significava riconsiderare il ruolo che il Ius divinum ricopre nella nostra attività scientifica, e anche in quella operativa ai vari livelli del diritto.
Non è tra le nostre pretese che il congresso giunga a conclusioni nuove, non ravvisate in venti secoli dalla canonistica su un argomento che è sempre stato al centro della sua attenzione.
Il nostro intento è, invece, quello di tornare a riflettere sulla centralità del Ius divinum proprio nel concreto contesto del presente ordinamento canonico e dell'odierna cultura giuridica, cercando di focalizzare con nuova luce tale elemento centrale della realtà giuridica della società ecclesiale.
Non si tratta, dunque, di un argomento prettamente filosofico o teorico, malgrado possieda anche a questi livelli un suo adeguato trattamento. Non è nemmeno argomento che concerna principalmente i fondamenti giuridici ultimi del Diritto della Chiesa, o alcune delle sue peculiari istituzioni volute da Cristo.
Nella Chiesa - e ritengo essenziale che il canonista ne sia consapevole - il Ius divinum è soprattutto un argomento pratico, nel senso che riguarda la concreta esperienza giuridica di ogni giorno, dettando priorità, limiti ed esigenze di metodo al normale operare del canonista.
Queste erano le nostre convinzioni, e queste anche le ragioni per cui abbiamo voluto portarvi a Venezia per confrontarci insieme in questo suggestivo ambiente, che in modo così convincente pare ricordarci il bisogno di far tesoro della propria identità e di saper apprezzare la sapienza che ci trasmette la storia, arricchendola di quanto di nuovo e di bello apporta ogni giorno l'onesto lavoro dell'uomo.

(©L'Osservatore Romano - 17 settembre 2008)