Dal 6 fino all’ 11 agosto si svolge il tradizionale pellegri-naggio a piedi dei polacchi al santuario mariano di Często-chowa. Dal 1976 vi partecipa una folta rappresentanza di Comunione e liberazione (Cl). Nel suo messaggio ai circa milleduecento ciellini — in particolare neomaturati, laurean-di e neolaureati provenienti da tutta Europa, soprattutto dall’Italia, dalla Spagna e dalla Germania — che parteci-pano al pellegrinaggio partito da Cracovia, il presidente della Fraternità di Cl, ha ricordato le parole del fondatore, don Giussani: «Aspettatevi un cammino, non un miracolo che eluda le vostre responsabilità, che elida la vostra fatica, che renda meccanica la vostra libertà». Al termine del cam-mino i pellegrini verranno accolti dall’ arcivescovo di Kra-ków, il cardinale Stanisław Dziwisz. il quale presiederà la celebrazione eucaristica nel santuario di Jasna Gora. Pub-blichiamo, il testo del messaggio.
di JULIÁN CARRÓN
Cari amici, ricordatevi che valgono anche per voi le parole di don Gius-sani che ci siamo ripetuti tante vol-te: «Aspettatevi un cammino, non un miracolo che eluda le vostre re-sponsabilità, che elida la vostra fati-ca, che renda meccanica la vostra li-bertà». Imparate a memoria questa frase, perché vi faccia compagnia lungo il pellegrinaggio, per mettervi nell’atteggiamento giusto, per non aspettarvi qualcosa di miracoloso, di meccanico dal gesto che compite al termine della scuola e dell’univer-sità. Un gesto di questo calibro apre il cuore, la mente, la disponibilità, la totalità dell’io. Se possibile, cavalca-te questa apertura del vostro cuore che vi ha fatto desiderare di compie-re il pellegrinaggio. Portate con voi i vostri desideri, le vostre speranze, ma anche i vostri drammi, le difficoltà e le perplessità; proprio la fatica del cammino farà emergere con tutta la sua potenza il bisogno infinito del vostro cuore. Approfittatene per rendervi consa-pevoli che è il bisogno che abbiamo tutti, che non è soltanto di un mo-mento ma di sempre. Così sarà quasi naturale per voi riconoscere che domandare è di ogni passo, costantemente. Occorre un cammino affinché l’apertura del cuore provocata dalle circostanze non si chiuda. Perché inevitabilmen-te tenderà a chiudersi: non è mecca-nico che permanga, e neanche una situazione dolorosa come una malat-tia o la morte di un amico — di per sé — ci può riuscire. L’unica cosa che riesce a mantenere viva la con-sapevolezza del bisogno è una pre-senza che ci sfidi di continuo: la Chiesa. Per questo è necessario fare il cammino che ci propone la Chie-sa attraverso il Movimento, perché diventi stabile e sempre più familia-re questa apertura, questa coscienza del nostro bisogno. Vi auguro di verificare voi stessi — nell’esperienza — la convenienza umana di vivere così almeno una settimana. Allora vi verrà da grida-re: «Questo è vivere!», fino al pun-to di dire ciò che dicevano alla sa-maritana gli abitanti del suo paese, dopo avere incontrato Gesù: «Non crediamo più per quello che tu ci hai detto, ma per quello che abbia-mo visto noi nell’esp erienza». Questo «è il tempo della perso-na» perché, come dice don Giussa-ni, se l’esperienza cristiana non riesce a generare un “io” certo, non potrà resistere in un mondo in cui tutto dice il contrario. Non basta una predica, non basta un discorso, non basta una serie di regole, per suscitare questo “io”. Occorre un gesto che ci consenta di fare espe-rienza di quello che ci diciamo. Non abbiamo altro scopo che que-sto: che ciò che abbiamo incontrato e che ci ha affascinati — e per cui fate il pellegrinaggio — diventi sem-pre più nostro. Ma c’è un inconve-niente: proprio perché il Mistero tiene così tanto alla nostra dignità di uomini, non vuole entrare di na-scosto nella nostra vita e per questo chiede il mio, il tuo impegno. Per non rimanere estrinseco, desidera entrare nella nostra vita attraverso la nostra umanità, attraverso la nostra ragione e la nostra libertà: tocca a noi accoglierlo. Nella memoria di don Giussani, affidate alla Madonna il movimen-to. In questo momento molto bello e molto importante del nostro cam-mino portate con voi nelle vostre preghiere la nostra fragile e grande compagnia al destino.
© Osservatore Romano - 9 agosto 2012
In ogni passo la domanda di felicità
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