Ma il viaggio di Benedetto XVI e i suoi discorsi hanno un respiro più ampio. Come sempre, il Papa - che ha concluso il venticinquesimo congresso eucaristico nazionale italiano - è andato alla radice delle questioni. E ha esortato a riflettere sulle conseguenze storiche dei tentativi di ordinare la società da parte di ideologie che "hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell'economia" mettendo da parte Dio, perché come risultato si sono avute "pietre al posto del pane".
È dunque il primato di Dio da ristabilire, perché l'uomo ha bisogno del pane per vivere. Del pane di ogni giorno, certo, ma soprattutto di quello vero, che è Cristo stesso. Ecco dunque la centralità dell'Eucaristia e delle sue conseguenze che, parafrasando un celebre titolo di Jean Daniélou, si potrebbero definire politiche. Dal sacramento che è al cuore della fede cristiana nascono infatti - ha detto il Papa - una nuova assunzione di responsabilità comunitaria e "uno sviluppo sociale positivo, che ha al centro la persona, specie quella povera, malata o disagiata".
Alla meditazione sul pane Benedetto XVI ha affiancato, nell'incontro con i fidanzati - non usuale, proprio come l'altro, che ha riunito insieme nel duomo coppie sposate e sacerdoti - quella sul secondo segno eucaristico, il vino. In particolare, su quello della festa che venne a mancare durante il banchetto di nozze a Cana, dove Gesù era ospite con sua madre. Anche oggi manca questo vino, ma anche oggi, come in quel giorno, Cristo lo vuole versare a ognuno. Nell'amicizia che offre a ogni essere umano.
g. m. v.
(©L'Osservatore Romano 12-13 settembre 2011)