
"La Sapienza di Dio... Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria" (1Cor. 2,1ss)
La sapienza di Dio è il Suo cuore. Qui è racchiuso il suo desiderio, nascosto nei secoli eterni, di farci figli nel Figlio e renderci così compartecipi della sua gioia.
È cosa da noi conosciuta per via di catechesi ma ben poco per via di esperienza perché è più facile per noi conoscere una nozione che assaporarne, nella Sapienza, il gusto.
È più facile per noi saperla per abitudine che rimenerne "rapiti" per dono di Scienza.
Infatti debole è la nostra vita di orazione e debole la violenza che facciamo a noi stessi e al nostro uomo vecchio.
Ancora non siamo consapevoli realmente del dono senza confini che il Padre ci ha fatto in Cristo.
Ancora non siamo coscienti della cura e dell'attenzione che occorre dare alla vita nuova nello Spirito Santo.
Pertanto ci comportiamo come i "dominatori di questo mondo" di cui parla l'apostolo, perché noi, pur conoscendo, per nozione e catechesi, realmente non "conosciamo" biblicamente il Signore della gloria, ma, sovente, lo crocifiggiamo con la nostra pochezza e con i nostri vizi e peccati.
Ma ciò che addolora di più il cuore di Dio non è tanto il peccato ma la nostra empietà.
Siamo ladri. Anzi "criminali" - così il termine rawshà in ebraico, cioè empio - perché pur sapendo la legge la infrangiamo, pur sapendo il cuore della legge che è la comunione con Cristo, la calpestiamo per molto meno di trenta denari. Alcune "zone" della nostra vita e della nostra esperienza non sono "evangelizzate" e su queste aree viviamo come se Dio non esistesse.
Dice infatti l'apostolo che "Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria". Questa affermazione sulla Sapienza parte da una duplice considerazione.
Da una parte una visione positiva legata allo sguardo: se l'uomo smettesse di guardare a se stesso e di avere "il volto" curvato su di sé (come Caino) e guardasse a Gesù, capirebbe l'immenso dono che Dio ha fatto all'umanità in Cristo e, pertanto, non lo avrebbe ucciso.
E non lo ucciderebbe tutt'ora con la sua empietà e la sua dissipazione.
Da altra parte una dimensione misterica: se satana e i suoi accoliti, istigando l'uomo, l'empietà sopraffina di Giuda, la miseria dei suoi discepoli, il potere dell'epoca, l'opportunismo di Pilato, la "democrazia" manipolabile della folla, avesse saputo che facendo uccidere il Cristo avrebbe affermato la condanna dell'empietà e la redenzione dell'uomo, non lo avrebbe mandato a morte. Mettendo a morte il Cristo, infatti, satana, ha deciso la sua condanna ed è stata resa giustizia alla sapienza di Dio. Al mistero nascosto nei secoli eterni nel cuore di Dio.
Pertanto per l'apostolo, Cristo Crocifisso, non è un uomo che ha fallito ma "il Signore della gloria". Reso tale perché nella sua carne e nella Sua morte di croce, ha adempiuto perfettamente alla Sapienza di Dio. Qui il tempo si ferma e si spacca come l'istante prima del parto e nasce la nuova vita per ogni uomo. Qui la creazione si rigenera. Nell'Amen di Cristo sulla croce risuona ogni nostro piccolo e fievole "amen", rafforzato infinitamente nella compiutezza dell'Amore del Figlio di Dio.
A questa sapienza, sovra ogni umana sapienza, qui ci chiama il Padre. Lo Spirito ci spinge dal di dentro a fissare lo sguardo sul Signore della gloria. Da qui ogni adempimento della legge. Dalla contemplazione in questo sguardo e in questo evento ogni scelta morale.
Qui ogni guarigione.
A tale titolo, firmato nell'amore fatto carne e fatto carne offerta, Cristo può dire "vi è stato detto, ma Io vi dico!".
Ecco perché l'uomo morale è anzitutto un contemplativo, un innamorato, un "piccolo", grande solo dell'abbraccio di Dio.
Un rapito del Crocifisso e della Sua Sapienza.
PiEffe