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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
L'incontro con i rappresentanti di altre religioni è stato aperto dall'intervento del cardinale Pell, il quale ha detto, tra l'altro, che "la presenza qui oggi dei responsabili di altre fedi è un riconoscimento del fatto che la sapienza non si limita solo ai cristiani, ma è propria di tutti i credenti la cui fede può contribuire alla nostra conoscenza di Dio e di noi stessi".
Successivamente, il rabbino Jeremy Lawrence della Grande sinagoga di Sydney, ha salutato il Papa affermando che "la nostra è una comunità storica le cui origini risalgono alle persone che sono arrivate a Sydney nel 1788 sulle prime navi. La nostra comunità ha goduto di un'accettazione e di un'uguaglianza ininterrotta sin da quei primi giorni. La nostra comunità è fiorita grazie alle opportunità che questo magnifico Paese le ha concesso". Il rabbino ha poi ricordato che i suoi nonni sono fuggiti da Berlino 70 anni fa e che il significato della sua partecipazione a questo evento è legato alla loro memoria:  "La mia prima reazione è stata pensare che per loro, e per la loro generazione, un incontro come quello di oggi sarebbe stato inconcepibile, sarebbe stato oltre ogni immaginazione. Quindi ci troviamo qui oggi in un mondo differente, sotto questo aspetto, in un mondo migliore. Si tratta di un mondo che è stato arricchito e migliorato in gran parte grazie agli sforzi e alle iniziative portate avanti da lei e dai suoi degni predecessori in Vaticano. Ricordiamo,  in  particolare,  l'umanità e la saggezza  di Papa Giovanni XXIII e di Papa Giovanni Paolo II. Riflettiamo sulla pietra miliare di Nostra aetate, della quale, nell'ottobre 2005, abbiamo celebrato il 40° anniversario nella mia sinagoga, la Grande Sinagoga". Sottolineando che, grazie a questi incontri, gli aspetti positivi della fede possono essere messi in luce, il rabbino ha espresso "le nostre preoccupazioni comuni per l'ambiente, per la preservazione del nostro clima e della biodiversità, il nostro rispetto reverenziale per la santità della vita, per la dignità dell'umanità fra le pareti domestiche e sul posto di lavoro, per la giustizia sociale, la libertà dall'oppressione, dalla discriminazione o dalla persecuzione. Le nostre fedi ci insegnano che siamo tutti figli di un unico corpo plasmato a immagine di Dio".
Infine, lo sceicco Mohamadu Saleem, rappresentante dell'"Australian national imams council", nelle parole di saluto al Papa, ha affermato che "la comunità musulmana in Australia è lieta di accoglierla". Dopo aver ricordato di aver ricevuto un albero di olivo, quale simbolo di pace, da parte di uno studente cristiano, durante una cerimonia interconfessionale, l'imam ha detto che "l'Islam stesso definisce la pace "attraverso la sottomissione a Dio". E' imperativo per i musulmani impegnarsi per la pace. Tuttavia, la pace è possibile solo attraverso la giustizia". Saleem ha poi aggiunto che "i cristiani e i musulmani - in particolare i giovani - stanno lavorando insieme a persone di altre comunità religiose per la giustizia e la pace in molte parti del mondo. Qui in Australia, per esempio, i cristiani e i musulmani condividono molte preoccupazioni comuni che li hanno avvicinati su temi quali la tutela dell'ambiente, l'Hiv-Aids, l'aiuto alle vittime dei disastri naturali e molti altri. Ovviamente, ci sono molte più cose che possiamo fare insieme per rafforzare il legame fra queste due comunità". A questo proposito, "i musulmani dovrebbero diventare più inclusivi e universali nella loro comprensione della propria religione. Allo stesso tempo, importanti segmenti delle comunità cristiane e di altre comunità religiose dovrebbero superare le proprie idee sbagliate e i propri pregiudizi nei confronti dell'Islam e dei musulmani".

(©L'Osservatore Romano - 19 luglio 2008)