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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di INOS BIFFI

bimbo1«Le beatitudini, programma di Cristo in ogni tempo e cultura» è stato il tema posto nei giorni scorsi al centro dei lavori dell’ultima sessione plenaria della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino. In questo contesto numerosi esperti hanno affrontato l’argomento prendendone in considerazione i suoi vari aspetti. A cominciare, come è avvenuto nell’intervento svolto dal segretario dell’istituzione accademica, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, dal concetto di beatitudini nel magistero di Papa Francesco, dove esse spiccano con speciale lucidità.
Grande attenzione, ovviamente, è stata poi posta alla visione delle beatitudini nell’insegnamento del Dottore Angelico. Il domenicano Serge Thomas Bonino ne ha rilevato la centralità nel complesso della teologia di san Tommaso, mentre il suo ricorso nelle diverse opere è stato oggetto della relazione di Terence Kennedy. Enrique Alarcón ha preso in esame le beatitudini nelle due re -portationes di san Tommaso Super Ma t t h a e u m . Chi scrive, invece, ha messo in luce le beatitudini nel disegno della Summa Theologiae, con la sottolineatura dell’importanza di collocare qualsiasi argomento tomistico all’interno della trama letteraria e logica della sua opera. Costante Marabelli ha suggestivamente evidenziato la beatitudine come «trasfigurazione della felicità» in Jacques Maritain, mentre il confronto tra le beatitudini e le virtù aristoteliche veniva svolto dal gesuita Kevin Flannery. Dalle successive relazioni hanno, poi, avuto ampia e analitica trattazione tutte le varie beatitudini, fino alla conclusione, svolta dal cardinale Fernando Sebastián Aguilar, sulla pratica delle beatitudini nella bimillenaria storia della Chiesa e nella odierna fase della nuova evangelizzazione. A una vista superficiale l’a rg o -mento potrebbe sembrare trascurabile e secondario. È vero l’opp osto. Basti osservare che le beatitudini si trovano nella seconda parte della Summa Theologiae, cioè nella sezione dedicata al «moto della creatura razionale verso Dio (motus rationalis creaturae in Deum)». Ora, in questa parte, esse rappresentano come uno spazio di anticipo della beatitudine definitiva e di conseguenza il fondamento e il sostegno della speranza. Esse, proprio per il loro carattere di pegno reale della beatitudine escatologica, sono in grado di infondere serenità e quasi respiro e sollievo a colui che sta compiendo il cammino e che perciò già gode in certa misura dei beni eterni. Le beatitudini sanno donare un’autentica gioia, pur nelle traversie dei giorni. Certo, questo vale per quelli che credono, per quelli la cui vita si trova già «nascosta con Cristo in Dio» (Colossesi, 3, 3). Potremmo aggiungere un rilievo e una indicazione di metodo: per la comprensione anche di un breve articolo della Summa Theologiae e quindi di un piccolo argomento non basta esaminarlo in se stesso, ma occorre, di là dal suo isolamento, connetterlo con tutto l’insieme letterario e concettuale che regge e dispiega l’ordo disciplinaedi tale Summa, inteso questo o rd o sia in se stesso, dal profilo del contenuto dottrinale, sia come disposizione e modalità d’insegnamento. Solo cogliendo tutte le molteplici convergenze e tutti i vari irraggiamenti che esso presenta, è possibile quindi discernere compiutamente il contenuto e il senso di un argomento. D’altronde va osservato che, se il rilievo di tali connessioni nella maglia della Somma di Teologia non è affatto agevole e, almeno inizialmente, si può essere presi da una specie di smarrimento, già questa elaboratissima architettura rivela la genialità e il vigore sistematico di san Tommaso.

© Osservatore Romano - 28 giugno 2014