Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Approfondire l'attenzione nei confronti dei pellegrinaggi, offrendo una risposta adeguata alla situazione attuale e portando un contributo specifico alla grande sfida che comporta l'evangelizzazione del mondo contemporaneo. Con questi obiettivi, enunciati nel discorso inaugurale dall'arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del dicastero per i migranti e gli itineranti, si sono aperti stamane, martedì 28 settembre, a Santiago de Compostela, i lavori del secondo congresso mondiale di pastorale dei pellegrinaggi e dei santuari.
Gli oltre 250 partecipanti si stanno confrontando - fino a giovedì 30 - sul tema tratto dal versetto del vangelo di Luca che rimanda al racconto dei discepoli di Emmaus. La figura dei due viandanti - ha spiegato monsignor Vegliò - è infatti paradigmatica dei pellegrini che cercano di trovare una risposta alle loro domande più profonde. Diciotto anni dopo il primo congresso mondiale celebrato nel 1982 - nel frattempo però sono stati realizzati cinque incontri a livello europeo, tre per l'Asia, uno per il Medio Oriente e il Nord Africa e si sono svolte quattro riunioni sulle cosiddette città santuario - si torna a fare il punto della situazione a livello globale. La scelta di Santiago è legata alla coincidenza con l'anno santo compostelano 2010.
Il presule ha introdotto il suo intervento confidando un'esperienza personale. "Era - ha raccontato - domenica. Si avvicinò, con l'intenzione di confessarsi, un uomo di mezza età. Mi disse che due anni fa aveva realizzato il Cammino di Santiago. Fu allora che quest'uomo, in apparenza rude, iniziò a piangere. Dopo qualche istante di silenzio, mi disse:  "Quell'esperienza ha cambiato la mia vita. Per oltre trent'anni ero stato lontano dalla Chiesa, ma il Cammino di Santiago mi ha trasformato"". Del resto il pellegrinaggio è un'esperienza fondamentale della condizione del credente. Perché - ha aggiunto il presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti - "nel pellegrino possiamo trovare la vera identità dell'essere umano, in quanto homo viator, essere in cammino". E per la Chiesa "il cammino esteriore non è altro che il riflesso di un cammino interiore. Il pellegrino abbandona la vita di ogni giorno - ha affermato - e si reca in un altro luogo per cercare di dare un senso a questa quotidianità, anche se ciò può sembrare un paradosso. Una volta che il cammino si è concluso, il pellegrino torna al proprio luogo di origine, al posto in cui vive. Egli però non è più lo stesso".
Il pellegrinaggio ha come impegno primario "l'evangelizzazione". Ecco perché negli ultimi decenni, presa coscienza di questa possibilità, si è passati da una pratica devozionale a una pastorale del pellegrinaggio, "scoprendo - ha evidenziato l'arcivescovo Vegliò- che questo momento diventa occasione di rinnovamento della fede e anche di una prima evangelizzazione". Tale processo - ha aggiunto - "è stato accompagnato dalla nascita di una ministerialità specifica per l'accompagnamento, così come da un approfondimento nella corrispondente riflessione teologico-pastorale".
Indicazioni in proposito le ha date lo stesso Benedetto XVI nel messaggio inviato ai congressisti (cfr. "L'Osservatore Romano" del 27-28 settembre, pagina 7), nel quale il presule ha individuato cinque punti per un approfondimento della potenzialità evangelizzatrice dei pellegrinaggi:  "Avvalersi dell'attrattività che li caratterizza; curare il tipo di accoglienza fornita; sintonizzarci sulle domande che sgorgano dal cuore del pellegrino; una proposta fedele al carattere cristiano del pellegrinaggio, senza riduzionismi; aiutare a far scoprire al pellegrino che il cammino ha una meta precisa".
Infine il presidente del Pontificio Consiglio ha lodato la pagina web www.congresoperegrinaciones2010.com dove oltre a informazioni utili saranno pubblicati i testi delle relazioni, tradotti in quattro lingue.
A fare gli onori di casa l'arcivescovo Julián Barrio Barrio, che intervenendo ha messo in luce i risvolti dell'anno santo compostelano nel tempo della cosiddetta postmodernità. "Un'epoca - ha spiegato - segnata da inquietudine e incertezze drammatiche, che generano crisi economica, violenza e terrorismo". In tale contesto il presule spagnolo si è chiesto se può esserci ancora posto per il contenuno dottrinale del pellegrinaggio. La risposta, secondo alcuni dati statistici, è positiva. "Negli ultimi venticinque anni - ha argomentato - il Cammino che conduce nel Finisterre gallego dai punti più diversi della Spagna e dell'Europa è tornato ad acquisire inusitata attualità. Il numero di pellegrini che lo percorrono secondo il modo tradizionale medievale, insieme a coloro che utilizzano i mezzi moderni di locomozione, cresce costantemente".

(©L'Osservatore Romano - 29 settembre 2010)